Durante la Liberazione, le donne parteciparono
attivamente alle azioni militari. Combatterono nella resistenza in
modo anonimo, ma collettivo, in un attivismo non sorto
improvvisamente, ma che aveva le sue radici nella resistenza sommersa
e segreta instaurata durante il regime. Le donne non si limitarono
dunque ad accogliere e sfamare i soldati che fuggivano, o i
partigiani: bloccavano strade, portavano rifornimenti e imbracciavano
il fucile. Fondarono i Gruppi di difesa della donna. Furono
parte attiva negli scontri e morirono per difendere la patria,
come i loro padri, come i loro mariti, come i loro figli..
Le partigiane combattenti riconosciute ufficialmente
furono 3.500, ma di sicuro sono state molte di più. Altre 70mila
aderirono ai Gruppi di difesa, mentre 4.563 furono arrestate,
torturate, condannate; 623 morirono tramite fucilazione; 2.750 furono
deportate in Germania.
Palmiro Togliatti nel 45, nel discorso alle donne dirà:
“…esse sono cadute per voi
per la vostra emancipazione …hanno fornito alla nazione intera la
prova che la donna italiana è capace di dare nelle file il
contributo alla nuova Storia d’Italia…le donne italiane sapranno
emanciparsi da ogni arretratezza e da tutte le servitù”.38
Molte furono le donne decorate con la medaglia d’oro.
Dopo la Liberazione, il tripudio delle donne che avevano
così attivamente contribuito a conseguirla, era davvero grande. I
gruppi di difesa della donna si trasformano in Unione Donne
italiane, organizzazione che trascinò nell’entusiasmo tutte le
regioni d’Italia.

Altra mancanza fu anche la non eleggibilità delle donne
fu L'UDI (Unione Donne Italiane) a richiedere l'11 febbraio sempre
del 1945 che venisse inclusa anche la loro elezione. La possibilità
di essere elette verrà sancita ad un anno di distanza, 10 marzo
1946, per le donne che avessero già compiuto il 25esimo anno di
età.

FLM
(estratto dalla mia tesi Tremate tremate le streghe
sono tornate, la sfida delle femministe italiane alla politica degli
anni 70)
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