Visualizzazione post con etichetta Donne dimenticate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Donne dimenticate. Mostra tutti i post

mercoledì 18 luglio 2018

Juana De La Cruz

Juana de la Cruz è nata a San Miguel il 12/11/1648 ed è morta a Città del Messico il 17/04/1695.
La sua figura è importante nella storia delle donne e dell'emancipazione femminile, in quanto, in tutta la sua breve vita, lottò per l'affermazione del diritto allo studio anche per le donne.

Possiamo affermare che è stata la prima donna femminista dell'America coloniale.

Juana nacque da un'unione irregolare, era quindi una figlia illegittima, in quanto la madre era una creola, nativa messicana, il padre spagnolo, e le unioni miste in Messico non erano riconosciute, non potevano contrarre matrimonio, il padre consapevole delle leggi l' abbandonò.

La sua cultura è merito del nonno, ricco proprietario terriero, aveva una biblioteca fornitissima, dove Juana imparò a leggere e scrivere, già dall'età di tre anni. La sua cultura era vasta, da autodidatta, avrebbe voluto entrare all'università, anche fingendosi uomo, in quanto le università erano proibite alle donne, ma la madre non volle.

Continuò testardamente gli studi da sola.

Sapeva il latino, amava la matematica, la metafisica e la teologia. La sua prima poesia la scrisse all'età di otto anni.

Fu la dama di compagnia di Lenor Carretto, vice regina, la quale l'ammise nel suo salotto letterario all'età di tredici  anni.
La sua presenza era ingombrante, era giovane, era bella, era colta,  per cui l'invidia di corte si scatenò contro di lei. Fu contrastata, in quanto la vice regina la volle come insegnante per sua figlia, per farlo dovette sostenere un esame davanti a circa 40 prelati che l'interrogarono per verificare il suo sapere.

Furono sparse illazioni su una sua presunta relazione con la vice regina, alla quale dedicava molti sonetti, considerati scabrosi.


Fu contrastata e perseguitata dal Vescovo che non accettava le capacità della ragazza, non ancora ventenne, di disquisire su temi teologici e per la fama che aveva riscosso all'interno della corte.
La stima e la notorietà di Juana disturbava tutto il clero.

Era una donna bella, colta, testarda e schietta, un vero pericolo per la società di allora, negata alle donne.

In corte si scoprì che era una figlia illegittima, anche se la vice regina non l'allontanò dalla corte, fu Juana a sentirsi in colpa e diversa. Sapeva che non aveva molte chance, diventare una cortigiana o madre di figli illegittimi.
Sicuramente la consapevolezza di non poter auspicare ad un matrimonio con uno spagnolo, le fece prendere la decisione di entrare in convento, nelle suore Carmelitane scalze.
Dopo tre mesi, fuggì, presumibilmente per la vita che conduceva all'interno che la privava di poter leggere e scrivere. Decise allora di entrare nel convento dell'ordine di San Girolamo, dove vi rimase fino al giorno della morte. 
Nel convento di San Girolamo aveva a disposizione testi sacri e tempo per leggerli, e lei era felice di questo: leggere e scrivere. La sua vera vita. Rimase sempre al centro della vita culturale e riuscì a coniugare la sua sete di cultura con gli obblighi religiosi. Si dedicò alla cucina diventando in breve una bravissima cuoca e invitando nel convento anche esponenti della vita di corte che apprezzavano le sue doti culinarie.

La sua presenza se da una parte suscitava ammirazione, dall'altra era soggetta all'invidia delle consorelle e alla rabbia, mal celata, del vescovo, suo confessore,  e dell'arcivescovo che dovevano però trattenere, in quanto la religiosa godeva della protezione della corte.

Dopo il trasferimento della vice regina Lenor e della sua morte, arrivò a Città del Messico Maria Luisa, moglie del nuovo viceré.
Tra le due donne nacque una forte amicizia, la suora le dedicò diversi sonetti amorosi.
I suoi scritti suscitarono ancor più scalpore in quanto erano molto "carnali", "appassionati", esulavano dalla semplice amicizia, erano vere e proprie parole d'amore.
«L’amore, mia signora, non trova in me alcuna resistenza e manda in fiamme il mio cuore esausto», «Amarvi è un crimine per cui non farò mai penitenza. Non importa se voi eludete i miei abbracci, mia cara, perché il solo mio pensiero può imprigionarvi».
I regnanti furono richiamati in patria per problemi interni.

Maria Luisa continuò ad aiutarla, facendo stampare le suo opere, ma ormai il declino della fama della religiosa era iniziato.

Sor Juana de la Cruz rimase nel convento priva della protezione reale, di cui aveva goduto i benefici fino ad allora, esposta agli eventi e ai sempre più difficili rapporti con la Chiesa.
Cambiò il rapporto del vescovo e del clero contro di lei.

Dovette scrivere al Vescovo per difendersi dalle accuse di non essere una suora devota e di non amare Dio, il suo scritto Respuesta a sor Filotea, divenne un motivo in più di ammirazione tra i reali, ma ormai erano lontani, Juana, per non rischiare l'inquisizione, dovette firmare un patto con il vescovo che l'obbligò al silenzio ed alla vendita dei suoi oltre quattro mila libri, il cui ricavato sarebbe stato distribuito ai poveri.

Sor Juana, rimase in silenzio, ma continuò leggere e scrivere, in segreto, durante la notte di nascosto alle sue stesse consorelle, ed alla sua morte furono ritrovati tutti i suoi scritti. 
Morì per la peste che si era propagata con veemenza in città del Messico, e portò alla morte  quasi tutte le sorelle del convento, si dice che fino alla fine aiutò le sorelle che stavano morendo come lei.


Molti suoi scritti sono stati pubblicati nel 1700 in Spagna.

Vi consiglio di vedere anche l'appassionato sceneggiato proposto da netflix, da cui ho tratto molto per scrivere questa sintesi, e farvi conoscere la forza di una donna che ha sfidato la società e il suo stesso corpo, rinunciando alla sessualità pur di leggere e scrivere che erano una passione più forte dell'amore stesso.
Una donna che ha sofferto per le sue scelte. Una suora che è stata oggetto di una vera e propria persecuzione da parte del vescovo, solo perché sapeva la teologia come un prete. Lei una donna, una suora.
Una donna che anche in punta di morte ha continuato a credere di essere nel peccato solo per amore della cultura. Le suo ultime parole sono state" Yo la peor de todas", che fu anche uno dei suoi ultimo scritti.




Una poetessa che andrebbe rivalutata, come tante altre letterate dei secoli passati i cui versi o racconti rimangono nascosti e sconosciuti, nonostante l'alta liricità dei versi, come nel caso della nostra Juana.
















giovedì 8 marzo 2018

"A Vindication of the Rights of Woman" di Mary Wollstonecraft

Mary Wollstonecraft è nata il 27/4/1759 a Londra , ed è morta il 10 /09/1797 a soli 38 anni. Mary è conosciuta per aver scritto un saggio sui diritti delle donne nel 1792:

A Vindication of the Rights of Woman.

Fu una scrittrice e filosofa. Ebbe una vita amorosa tormentata che destò scandalo nella società bigotta inglese, da una delle varie relazioni amorose, nacque la sua prima figlia. 
Una donna anticonformista, nella cui vita, fu sempre impegnata nella lotta per la parità di diritti tra donne e uomini, ma anche contro le iniquità delle classi sociali. 

 I pettegolezzi contro il suo modo di vivere si sprecarono, si calmarono quando si sposò con William Godwin, noto filosofo, capostipite del movimento anarchico. Dal matrimonio nacque la sua seconda figlia Mary.
La scrittrice femminista morì di parto qualche giorno dopo la nascita della bambina, a soli 38 anni. La secondogenita portò avanti la vocazione della madre e si affermò come scrittrice, nota in tutto il mondo il suo romanzo: Frankstein.

La vita di Mary fu senza dubbio al di fuori degli schemi stereotipati del tempo, anticipò il pensiero delle femministe, e pagò in prima persona per le sue idee, fu fortemente criticata dagli uomini e dalle donne dell'epoca. 


Viaggio molto e si recò in Francia pochi mesi prima che scoppiasse la rivoluzione francese. Fu proprio sul suolo francese che visse una storia d'amore "dannata" con l'americano Imlay, da cui ebbe la prima figlia, e per lui cui tentò per ben due volte, il suicidio, con il laudano prima e la seconda volta buttandosi nel Tamigi.

Visse e mantenne la figlia con il suo lavoro di scrittrice. Entrò in contatto con alcuni esponenti anarchici , dopo una relazione con un uomo sposato, incontrò Goldwin, la cui relazione, si dimostrò forte e salda da subito. Rimasta incinta, si sposarono. Morì dopo qualche mese per complicazioni post parto.
Oggi la figura di questa scrittrice è stata rivaluta e, giustamente, a lei si riconosce il merito di aver lottato, difeso e scritto per l'affermazione dei diritti delle donne. 
Il suo libretto è ancora attuale a distanza di duecento anni.

L'autrice fu contraria al modello di femminilità stereotipata del secolo in cui visse, non comprese mai perché la donna venisse educata per prendere marito, e che la sua vita fosse concepita solo per prendere cura del corpo e per compiacere al marito o nella società.

" Se si fortificasse la mente delle donne ampliandola, verrebbe meno la cieca obbedienza; ma poiché la cieca obbedienza serve al potere, i tiranni e i sensualisti sono le giusto quando si sforzano di tenere le donne nelle tenebre, perché i primi le voglio schiave e i secondi le vogliono giocattoli. I sensualisti sono più pericolosi dei tiranni, e le donne sono ingannate dai loro amanti, come i principi dai ministri, giacché si illudono di regnare su di loro."

Il suo sogno era quello di educare le donne a prendere cura delle proprie facoltà intellettive, lottò fino alla fine affinché anche le donne potessero avere il diritto all'istruzione
Incitò le donne a
"elevarsi al rango di creature pensanti e risvegliarsi dal torpore a cui sono state costrette".

"È giunta l'ora di dare inizio a una rivoluzione nei costumi delle donne e far sì che esse si adoperino per riformare se stesse e per riformare il mondo"
Contrastò il filosofo Rousseau e combatté ogni forma di tirannia. Chiese anche una rappresentanza femminile al governo. Possiamo ritenerla davvero la madre del femminismo e delle lotte per l'autodeterminazione della donna.

Maria Lucia Ferlisi
SINOSSI
Scritta nel 1792, la "Rivendicazione dei diritti della donna" è uno dei primi documenti di filosofia femminista ed è opera della scrittrice e intellettuale londinese Mary Wollstonecraft (1759 - 1797), donna dalla vita intensa e breve, nonché madre di Mary Shelley, l'autrice di Frankenstein. Nella Rivendicazione, della quale riproponiamo qui l'introduzione, la pensatrice affronta la questione dell'educazione e dell'istruzione negata alle donne, pone al centro il riscatto sociale femminile, rifiutando la debolezza a cui è costretto il corpo della donna, e riflette sulla sua condizione con grande ironia e lucidità, ma soprattutto con una modernità che spazza via i due secoli che ci separano da lei.

https://marialuciaferlisi.blogspot.it/2016/03/mary-shelley.html






venerdì 9 febbraio 2018

Neera - un'autrice del passato

Carissime amiche ed amici del blog.

Oggi voglio parlarvi di una scrittrice dimenticata, che non figura in nessuna antologia scolastica, eppure fu un'autrice prolifica e brava, espressione del verismo, e portatrice di una ventata di freschezza per la condizione femminile. 

Una scrittrice che ha anticipato, con la sua tematica a favore delle donne, Sibilla Aleramo.

Vi posto alcune righe sperando di suscitare la vostra curiosità ed approfondire la sua conoscenza: NEERA.


Anna Radius Zuccari. nacque a Milano il 7 maggio 1846, e ivi morì 19 luglio 1918. 

Come scrittrice assunse il nome di Neera, la provenienza da una famiglia agiata e borghese fu interrotta precocemente, con la morte, della madre prima e del padre successivamente.

 Dovette trasferirsi, presso due zie, e le sue condizioni economiche cambiarono radicalmente. Nel 1871 si sposò con un banchiere ed ebbe due figli. La sua carriera artistica iniziò molto tardi, al ritorno nella sua Milano dove cominciò a frequentare salotti letterari. 

Fu amica di Verga e Capuana ed aderì anche lei al movimento Verista. Fu una scrittrice molto seguita, scrisse moltissimi libri , circa una quarantina, le sue storie erano sempre centrate sulla condizione della donna, anche se non si può e non fu, definita scrittrice femminista.

 Le sue storie erano ritratti della quotidianità di vita e delle tristi condizioni in cui versava sempre la donna


Storie di donne che devono sempre sacrificarsi, che devono sempre rinunciare alla propria affermazione sociale. La sua, fu una scrittura equilibrata, non amava gli eccessi del verismo e nemmeno del femminismo. I suoi racconti e novelle erano ritratti della quotidianità di vita.

Durante una conferenza tenuta dalla grande Antonia Arslan, ricercatrice delle scrittrici del passato, ha definito Neera una grande scrittrice, al pari di Matilde Serao, e merita un posto di tutto rispetto nell'antologia delle donne scrittrici, di cui lei si fa promotrice della loro scoperta e valorizzazione.

Teresa e Lydia sono tra i  romanzi di Neera, dove maggiormente esplicita la necessità delle donne a cercare un posto nella società di allora, una società che precludeva la loro affermazione, al di la dei ruoli precostituiti.

Alcuni tra i suoi romanzi più noti:

Vecchie catene, Milano 1878, Un nido, Milano 1880, Il castigo, Milano 1881, Il marito dell'amica, Milano 1885, Maura, Milano 1886, Teresa, Milano 1886, Lydia, Milano 1888, La freccia del parto, ed altre novelle, Milano 1894, Anima sola, Milano 1895, L'amor platonico, Napoli 1897, Uomini, uomini, donne, donne, Firenze 1903, Una passione, Milano 1903, Le idee di una donna, Milano 1904.



Un piccolo assaggio della sua scrittura tratto dal suo romanzo più noto: TERESA.
Erano proprio amiche, ora; da quando Teresina aveva compiuto i vent’anni, la pretora aveva voluto che le desse del tu. Venivano dietro silenziose; la pretora preoccupata, Teresa nell’estasi dei suoi sogni, guardando la riva opposta del fiume.
Bruscamente, com’era suo costume, la pretora disse:
— Guardi verso Parma, dove c’è Orlandi?
La fanciulla arrossì tutta, impreparata alla lotta.— Non negare, sai, è inutile. Il tuo è il segreto di Pulcinella.— Come?...— Come avviene sempre di questa sorta di segreti.Teresina raccontò ogni cosa; poiché custodir un segreto amoroso è una voluttà, ma farne la
confidenza ad un’amica è voluttà maggiore.Accesa in volto, con una sovrabbondanza di gesti e di parole, ella tentò di far capire come
Orlandi l’amava; ma la pretora l’ascoltava senza molta emozione, tacendo.— Vedi se l’ho trovato l'amore ardente e puro? Esiste!
La pretora continuava a tacere, camminando a testa bassa, coll'aria di persona che medita.— Ebbene, non credi?— Che cosa?— Che Egidio mi ami.— Oh! sì... lo credo.— E allora perché fai quella ciera scura?— Perché... non saprei, ma non sono d’opinione ch’egli possa renderti felice.— Non è un buon giovane?— Te lo accordo.— Hai visto, quando ci fu l’innondazione, come si prestò senza compenso alcuno, conrischio della vita? Tutti allora parlavano di lui come di un eroe.— È vero— Ha ingegno.— Senza discussione.— È simpatico, bello...— E questi sono, non v’ha dubbio, i suoi meriti piú evidenti.— Se poi lo conoscessi, nell’intimità, quant’è caro...— Anche di ciò sono persuasa. Ma è una testa calda, capisci? piena di grilli, con pocatenacità di propositi, con nessuna voglia di lavorare...64— Sembri mio padre! — esclamò Teresina con dispetto. — Come se tutti al mondodovessero essere posati, seri e noiosi per riuscire a qualche cosa di buono.— È un fatto — continuò la pretora — che da tre anni si mangia regolarmente i denari della
laurea.— Ma quest'anno no. Me lo ha promesso.— Voglio ammettere. E dopo?— Dopo ci sposiamo.— Così?La ragazza mostrò di non comprendere.— Non può esercitare l'avvocatura prima di averne fatta la pratica.— La farà.— Altri due anni.— Pazienza.— Egli di casa sua non è ricco...— Insomma finiscila. Io l'amo.Dopo questa interruzione violenta, la fanciulla pianse un poco, stringendosi al bracciodell’amica, ripetendole che adorava Egidio, che non avrebbe potuto vivere senza di lui.La pretora si intenerì; ricordò anche lei i suoi primi amori, le belle illusioni de’ suoi vent’anni.— Infine — mormorò — posso ingannarmi. Orlandi non è cattivo; se ti ama veramente, saprà compiere il miracolo.— Mi ama!Così gridò Teresina infiammata d’entusiasmo, colle braccia tese verso la riva destra del Po,
dove il sole tramontando accendeva i boschi.65XIV.La grande novità fra gli studenti, quell'anno, era la laurea d’Orlandi; una laurea splendida,vinta a furia d’audacia, come un assalto alla baionetta.Che cosa aveva potuto indurre quello studente così poco studioso ad abbandonare una vitache sembrava oramai entrata nelle sue abitudini?Si susurrava misteriosamente, a Parma, di un amore segreto. Al di qua del fiume, il mistero
si diradava di giorno in giorno: non era nemmeno piú un mistero. Tutti avevano veduto Orlandinella via di San Francesco, e ne indovinavano il perché. Le ragazze non potevano darsi pace apensare come mai il piú bel giovane dei dintorni si perdesse con quella Caccia, la quale non era né
bella, né appariscente.E la guardavano con curiosità invidiosa, quando usciva dalla messa, facendola passare dalla
testa ai piedi, commentandola sarcasticamente, a parole brevi, acute, saettanti.— È però simpatica — disse una volta Luzzi rispondendo alle sue cognatine.— Simpatica! — esclamò l'ultima delle Portalupi — ecco una parola inventata percontentino delle donne che non hanno nessuna bellezza.In casa non si sapeva ancor nulla, ma la pretora continuava a ricevere le confidenze diTeresina.— Quando fa conto di sposarti?— Appena finita la pratica.— Dove pratica?— Dal primo avvocato di Parma, il Sandri.— Tua madre non s’è accorta di nulla?— Non credo.— Diglielo.
Ma questo era uno scoglio. Teresina non sapeva da che parte rifarsi; 


Fonti.
Ogni anno, Antonia Arslan viene a Mantova per partecipare al Festivaletteratura, ed insieme con l'associazione AIDA, ci fa conoscere grandi scrittrici, letterate e poetesse del passato. Dobbiamo a lei il ritorno dall'oblio di queste autrici. 

Se partecipate al festival, non dimenticate di partecipare alle sue conferenze, allietate da performance di ballerine, musica e recitazione. Si tengono ormai da 8 anni presso il Teatro Bibiena al mercoledì , giorno dell'apertura del festival.


Dobbiamo ringraziare Antonia Arslan che ha riportato fuori dall'oblio autrice di successo di cui nessuna antologia letteraria cita. Questa grande scrittrice e riuscita a riportare in vita letterate di pregio e valore, facendoci conoscere autrici di grande spessore letterario.

Alla prossima autrice dimenticata.
Maria Lucia





mercoledì 27 settembre 2017

Franca Viola: una donna coraggiosa.


In questo ultimo mese la cronaca italiana vede sempre in primo piano storie di violenze contro le donne. 

Voglio ricordare a tutti voi, la storia di una donna coraggiosa Franca Viola, che con il suo NO alle nozze riparatrici dopo una violenza, ha cambiato la storia italiana.


Il codice penale all'articolo 544 recitava:
Per i delitti preveduti dal capo primo e dall'articolo 530, il matrimonio, che l'autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali]. 

Questo articolo è stato abrogato: L. 05.08.1981, n. 442.

Tutto il merito va a questa ragazza  che con il suo no alle nozze riparatrici, ed un lungo processo, ha riportato in discussione questa possibilità da parte del violentatore di abolire il reato sposando la vittima della sua violenza; nel 1981 finalmente è stato abolito.
La storia di Viola inizia il 26 dicembre del 1965 alle ore 9 del mattino, una banda di 12 persone con a capo Melodia Filippo si presenta a casa della ragazza, allora 17enne e la rapisce. Lui è il boss del paese, lei una bella ragazza, di cui si è invaghito. Lei è promessa ad un altro, la rapisce confidando proprio nella norma che prevede il matrimonio riparatore per la donna che ha subito VIOLENZA CARNALE.
Il boss ha rapito anche il fratellino di 8 anni, liberato quasi subito, lei dopo una settimana, dopo essere stata VIOLENTATA.
Il boss è tronfio del suo atto, può sposare la ragazza più bella del paese.
Franca Viola rifiuta il matrimonio riparatore. Con il forte sostegno del padre DICE NO, consapevole che la sua famiglia sarà additata, isolata e lei rimarrà con il marchio a vita.
Suo padre la sostiene, questo atto è stato fondamentale, lei affronta un processo, viene screditata, ma lei va avanti.

"Mai avere paura di lottare"

Al termine del processo, il suo violentatore verrà condannato a 10 anni di carcere.
  La sua battaglia diventa un simbolo per le donne che si affacciano all'emancipazione


Dopo 16 anni e tante lotte femministe, l'articolo viene abrogato, ma soltanto nel 1996, lo stupro sarà considerato un danno alla persona e non contro la morale e la società.

Questa donna, nata e vissuta in un piccola paesino siciliano, Alcamo, ha saputo dire No, in una società dove la morale, e la società venivano messe in primo piano. Con il suo rifiuto si è autocondannata ad essere considerata una "poco di buono";  può sembrare un piccolo gesto insignificante per molte di voi, ma non è così, soprattutto se torniamo indietro negli anni 60/70
Ancora oggi ritroviamo il suo gesto nei libri di storia, o negli studi per l'emancipazione delle donne.
E' stato un atto esemplare ed unico, ha dato l'esempio che bisogna sfuggire alle regole arcaiche che la società impone.

 Il suo gesto è stata l'affermazione che il corpo della donna se toccato, deve essere punito il colpevole, perché non è pensabile che l'autore di un gesto così esecrabile possa restare impunito.
Tutte noi donne dobbiamo ringraziare questa ragazza di soli 17 anni che ha avuto il coraggio di dire no, e con il suo coraggio ha cambiato questa norma così assurda che vigeva nel nostro codice penale.

Grazie Viola.


(dati tratti da Wikipedia)

mercoledì 3 maggio 2017

Caterina Percoto



Carissime amiche ed amici del blog
dopo diverso tempo ritorno a parlare di donne "dimenticate".

Caterina Percoto è una delle tante scrittrici del passato di cui molti ignorano l'esistenza e la sua produzione letteraria. 

Eppure ha scritto e bene anche, ma era una donna, quindi ignorata, non solo allora, ma anche adesso. 

Infatti il suo nome e di quello di tante altre scrittrici del tempo non sono nemmeno citati nelle antologie letterarie scolastiche. 

Ecco allora qualche notizia per sapere chi è Caterina Percoto.






Caterina Percoto
una delle tante scrittrici della nostra letteratura di cui non conosciamo nemmeno l'esistenza.
Caterina è nata in un paesino in provincia di Udine: San Lorenzo di Soleschiano, il 12/2/1812 da una ricca e nobile famiglia, suo padre era un conte.

Nel 1821 rimasta orfana del padre, a soli nove anni, la sua famiglia decise di trasferirsi a Udine, lì frequento la scuola delle suore, e maturò un odio profondo verso la loro educazione.
Nel 1928 si innamorò di un ragazzo ebreo, ma questo amore fu contrastato dalle suore e dalla sua famiglia, alla fine fu costretta a lasciarlo.

Un anno dopo abbandonò il convento, anche per motivi economici, ritirandosi a casa con i fratelli più piccoli per accudirli e dirigere l'azienda agricola di famiglia, aiutata da don Comelli, ex fattore.

Iniziò a scrivere, e subito i suoi scritti destarono l'interesse dell'editore Francesco Dall'Ongaro.

Frequento ed ebbe scambi epistolari con: Nievo, Tenca ed il Tommaseo.



Le sue novelle erano scorci della realtà agreste, dei paesaggi friulani, della povertà di quei luoghi, piccoli dipinti realizzati con carta ed inchiostro. Quadri di vita e mondi reali, nulla nei suoi scritti è lasciato alla fantasia, ma solo alla capacità di trascrivere il mondo rurale e contadini con splendidi versi. 

Fu un'autrice impegnata anche politicamente, non per scelta, quanto per essere stata testimone di una strage da parte degli austriaci, intervenuti per sedare un'insurrezione in un paese friulano vicino al suo paese nativo.


I personaggi sono quasi sempre donne forti, sicure di se nonostante il romanticismo a cui a volte si abbandonano. Il linguaggio è friulano, tessuto con parole ricercate, creando un raffinato miscuglio. Caterina fu soprannominata la "Contessa contadina".

" contribuì a far conoscere l’abilità narrativa e descrittiva, la sincera passione patriottica, la modernità di una scrittrice capace di percepire, in anticipo sui tempi, la centralità delle tematiche educative e di sviluppare una narrativa non di maniera. "

Pubblicò diversi racconti tra i quali ricordiamo "La donna di Osoppo", "La coltrice nuziale", “La nuora”, “Il vecchio Osvaldo”, “La nipote del parroco”, “L'uccellatore”, “Le lentiggini”, “La cognata”, “La mugnaia”, “La moglie”, “Maria”, “Prepoco”, “La donna di Osopo”, “L'amica”, “La malata”, “Il cuc”, “La festa dei pastori”, “Un episodio dell'anno della fame”, “Il pane dei morti”, “Il bastone”, “Un'escursione in Carnia“.
Pubblicò con Le Monnier nonostante l'editore avesse timore che i suoi scritti non fossero graditi dagli austriaci.
Scrisse anche per la rivista “La ricamatrice”, edita da A. Lampugnani, articoli rivolti sempre alle donne, per il suo attivismo sulla condizione femminile..

Caterina si ammalò, ma nonostante la salute precaria continuò a scrivere.

Nel 1867, a Udine, ebbe l'onore di incontrare personalmente Giuseppe Garibaldi.

Tra il 1878 ed il 1883 furono pubblicate ben due raccolte di suoi racconti.

Nel 1871 ricevette il titolo di “donne egregie” dal ministro dell'epoca Cesare Correnti per il suo contributo letterario.

Morì il 15 agosto del 1887.

Nel 2010 ho assistito ad un evento del Festivaletteratura di Mantova condotto da Antonia Arslan, in cui tutti gli anni fanno conoscere grandi autrici del passato, ormai dimenticate o sconosciute.
Sono stati letti brani di alcune novelle, da un'attrice ed è stato edito anche un libro che ci aiuta a conoscere meglio questa autrice sconosciuta alle antologie scolastiche.


 
Bibliografia

https://it.wikipedia.org/wiki/Caterina_Percoto

lunedì 19 settembre 2016

Anna Maria Mozzoni



Anna Maria Mozzoni la madre del femminismo italiano.
Una donna italiana promotrice dei diritti delle donne nell'Italia Risorgimentale.

Anna Maria Mozzoni ha tradotto il testo "Vindication of the Rights of Woman" di Mary Wollstonecraft.

Nel 1864, a soli 27 anni, scrisse la sua opera più importante: "La donna e i suoi rapporti sociali". Anna Maria Mozzoni considerava l'istruzione e l'educazione molto importanti , poichè la donna esclusa dal sapere rimaneva esclusa anche dal potere.
Anna Maria ebbe una visione particolarmente avanzata del lavoro femminile per l'epoca in cui scrisse il suo libro, poiché non solo rivendicava il diritto al lavoro, ma anche il diritto a una giusta retribuzione e sostenne diverse lotte per il raggiungimento della parità salariali anche con Anna Kuliscioff.
La donna dovrebbe essere libera di scegliersi il lavoro più adatto alle sue attitudini individuali, svolgerlo in condizione di parità, essere protetta dai ricatti dei datori il lavoro, associarsi e organizzarsi per difendere i propri diritti.
La scrittrice si chiese perché l'Italia non aprisse alle donne gli uffici postali e ferroviari, l'insegnamento, l'attività presso i Ministeri. 
Nel 1881 fondò a Milano la Lega promotrice degli interessi femminili e si battè per sostenere il diritto di voto alle donne, presentò anche diverse mozioni al parlamento sia nel 1877 che nel 1906. Nel 1878 rappresento le donne italiane emancipate al congresso Internazionale dei Diritti delle Donne a Parigi.
Morì' a 83 anni nel 1920.






martedì 16 agosto 2016

Grazia Deledda




 Cari lettori e lettrici come sapete collaboro anche con un altro blog: Letteratura al femminile, ed ho appena pubblicto la recensione di Canne al Vento di Grazia Deledda.

Vi posto l'introduzione, il resto potete leggerlo sul blog:
https://wordpress.com/post/letteraturalfemminile.wordpress.com/10956.




Canne al Vento è il romanzo, unico, nella storia della letteratura italiana al femminile che abbia ricevuto un così alto riconoscimento. Insieme con la scrittrice svedese Selma Lagerlof le prime donne a cui sia stato loro riconosciuta l'intensa e straordinaria capacità di scrittura. Ancora nessuna scrittrice italiana ha ricevuto il Nobel.
Eppure Grazia Cosima Damiana Deledda è sempre stata snobbata, sopratutto nei testi scolastici, dove compaiono poche righe a suo riguardo ed al suo libro più famoso: Canne al vento.
Non era ben considerata negli ambienti letterari, era un'autodidatta, non aveva nessuna laurea, per cui gli ambienti letterari la tenevano in scarsa considerazione. Ma Grazia Deledda non era una donna che si lasciava piegare o intimorire, lei scriveva, in continuazione, ed inviava i suoi scritti a tutti anche solo per ricevere due righe di approvazione. Ha cominciato a scrivere a 13 anni e non ha mai smesso, come la lettura, lei leggeva di tutto, qualsiasi libro era affamata di cultura. Aveva sfidato i pregiudizi del suo paese, ma in primis del padre, perché: "...la donna che amava leggere veniva guardata con sospetto..", già che leggeva o voleva mantenersi con i propri scritti era una "poco di buono".
Deledda fugge, si sposa va a vivere a Roma, ma i pregiudizi non terminano. Pirandello scriverà addirittura un libro intitolato SUO MARITO che ebbe scarso successo e fu stroncato, per fortuna, dalla critica che dirà "...un mediocrissimo romanzo in cui Pirandello sfoga il suo livore sulla scrittrice sarda".
Pirandello alla nomina del Nobel dirà: "
la scrittura femminile era diventata un vezzo modaiolo che non doveva avere luogo di prestigio in quanto fenomeno sottoculturale".
Ma Grazia Cosima Deledda era consapevole di quanta rabbia e livore covasse nei letterati del tempo, lei non frequentava i loro salotti e mantenne pochissime amicizie letterate tra questi Capua e Verga, lei stessa nel suo romanzo autobiografico "Cosima" uscito postumo dirà:
"Decise di non aspettare nulla che arrivasse dall'esterno, dal mondo agitato degli umani, ma tutto da se stessa."

La scarsa attenzione verso questa delicata scrittrice degli animi umani travagliati, ha subito anche l'infamia nel suo paese natale, pensate la biblioteca di Nuoro non è intitolata a lei.


Dal libro è stato tratto uno sceneggiato televisivo nel 1958, con la regia di Mario Landi, fra i protagonisti ricordiamo: Cosetta Negri, Carlo D'Angelo e Franco Interlenghi.


Maria Lucia Ferlisi

giovedì 28 aprile 2016

Luciana Peverelli

Qualche giorno fa vi ho parlato di Liala, ma nel mondo della letteratura sua contemporanea, era presente anche Luciana Peverelli, anche lei molto bistrattata dal mondo letterario, ed era considerata una scrittrice di serie B, anche se meno rispetto alla collega Liala.
Luciana Peverelli era una scrittrice completa, una donna poliedrica che amava tutti i risvolti della fantasia, lei non si limitata a scrivere libri di storie d'amore appassionate, ma era anche sceneggiatrice, giornalista e traduttrice. Una letterata completa.
Le due regine del romanzo rosa o feuilleton sono completamente diverse, Liala chiusa nel suo mondo dorato ed edulcorato, Luciana Peverelli vive il suo mondo ne è partecipe come lo testimonia il suo attivismo politico che la porta ad essere antifascista prima e partigiana poi. Un unica cosa accomuna le due scrittrici: l'amore per i gatti.

L'autrice ha scritto circa 400 libri d'amore, ma anche qualche poliziesco, tra i vari titoli ricordiamo:

Cuore garibaldino, Moderna,Giovanotti e signorine, L'amante del sabato inglese, Dannata e felice, Violette nei capelli, I nostri folli amori; degli ultimi due libri indicati, sono state tratte le sceneggiature per due film sempre scritti dall'autrice: Signorinette e Violette nei capelli.



    Fu l'ideatrice del primo fotoromanzo, SOGNO, storia d'amore attraverso le immagini, questo genere fu unico, prodotto soltanto in Italia andò avanti per un paio di decenni. L'idea di sostituire i disegni con le immagini è stato un successo. Chi ha la mia età si ricorderà i fotoromanzi Sogno e Lancio con veri attori diventati famosi grazie a questo tipo di lettura, cito Franco Gasparri, e come Ornella Muti che insieme alla sorella erano le regine del fotoromanzo anche se la prima abbandonò il set fotografico per quello cinematografico.
    Fu anche traduttrice del libro La luna e' tramontata di John Steinbeck .


    Luciana Peverelli si pone quindi come una scrittrice a 360 gradi, non riesco proprio a comprendere il perché sia stata così poco considerata come autrice, vista la sua poliedricità. Una donna in grado di scrivere in così tanti ambiti, merita rispetto e ammirazione.


La lettrice di cartadiMaria LuciaDesign byIole