giovedì 22 agosto 2019

Giallocarta 2019


Lettori e lettrici di carta bentrovati,
ecco che vi presento uno dei tanti concorsi che hanno attirato la mia curiosità, inoltre so che tra di voi, molti amano il genere del giallo e dei thriller.

Si tratta di giallocarta, concorso aperto anche ai ragazzi e ragazzini, con scadenza, per gli adulti,  il 20 settembre.

Non ci sono quote da pagare ed il vincitore riceve ben 500 euro.


Vale la pena tentare, da parte mia arriva un grande in bocca..alla penna!

GIALLOCARTA  2019
quindicesima edizione



MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE
• Il racconto, inedito e redatto in lingua italiana, deve essere inviato :
- in formato word (.doc) allegato alla mail da indirizzare alla segreteria del premio
staff@cartacanta.it entro la data di scadenza del bando,
- in formato cartaceo deve pervenire a mezzo posta in 2 copie dattiloscritte in
versione word (.doc) all’indirizzo Associazione Cartacanta “Concorso
GialloCarta” Via G. D’Annunzio, 63 – 62012 Civitanova Marche (MC) entro la data
di scadenza del bando; fa fede il timbro postale.
- Le generalità dell’autore del racconto (nome, cognome, data di nascita, indirizzo,
telefono, mail e titolo del racconto) devono essere inserite:
- nel testo della mail che contiene il racconto in allegato formato word (.doc)
- nell’invio cartaceo le stesse generalità devono essere accluse in una busta chiusa
più piccola.
• La lunghezza di ogni racconto non deve superare le 20 cartelle dattiloscritte; per una
cartella si intende 30 righe di 60 battute circa, Times New Roman, dimensione carattere 12,  interlinea 1.
• E’ possibile partecipare al Concorso Giallocarta con più racconti, da inviare separatamente.
• Gli autori partecipanti al Concorso cedono il diritto di pubblicare (in antologia, su materiali
cartacei vari o sui siti internet) le opere ritenute degne di pubblicazione dalla Giuria. I diritti  restano comunque di proprietà dei singoli autori.
 Gli originali non saranno restituiti. 

• La partecipazione al concorso è libera e gratuita. 
• Saranno esclusi i testi con contenuti che ledono la dignità e i diritti umani; saranno inoltre
esclusi i testi di coloro che non rispettano i termini e le condizioni di presentazione delle
opere stabiliti dal bando. TERMINI DI SCADENZA:
Le opere devono essere spedite entro:
• SEZIONE ADULTI premio “Pina Vallesi”: venerdì 20 settembre 2019 compreso 
• SEZIONE JUNIOR premio “Tecla Dozio” e PULCINO GIALLO: lunedì 18 novembre 2019
compreso.
PREMI
Sezione adulti:
• Al primo classificato della sezione adulti verrà assegnato un premio di euro 500. 
• Il vincitore e i racconti ritenuti meritevoli segnalati dalla Giuria saranno pubblicati
nell’antologia “i sei migliori colpi” senza oneri per l’autore.
L’antologia sarà donata ai vincitori e ai segnalati in numero 2 copie. Nessuna spesa né
obbligo di acquisto saranno richiesti. L’antologia sarà donata al pubblico che partecipa al
Festival, alle associazioni e agli esperti del settore e distribuita in tutte le biblioteche
pubbliche della Regione Marche.
Sezione junior:
• Al primo classificato della sezione junior verrà assegnato un premio di euro 300 e la
pubblicazione all’interno dell’antologia “I sei migliori colpi” insieme ai vincitori della sezione  adulti.
• Il “miglior racconto ambientato nelle Marche” verrà premiato con targa ricordo e la  pubblicazione all’interno dell’antologia.
• Il miglior racconto della categoria “Pulcino Giallo” verrà premiato con targa ricordo e la  pubblicazione all’interno dell’antologia.
• Le tre opere più interessanti della sezione Junior riceveranno una targa ricordo. 

GIURIA
La Giuria è presieduta da Elisabetta Bucciarelli e composta da Valerio Calzolaio, Marco
Pipponzi, Annie Seri, Silvia del Beccaro, Francesco Tranquilli, Paolo Giannoni e dal
direttore del Festival Enrico Lattanzi.
Il parere della Giuria è insindacabile. L’organizzazione si occuperà di diffondere i nominativi
dei vincitori e le loro opere attraverso la stampa cartacea, le riviste online e quanto altro
ritenuto utile ai fini della pubblicizzazione degli autori stessi. 

Per informazioni sul Festival Giallocarta/Cartacanta 2019 e sui vincitori, visitare il sito
www.bibliotecazavatti.com e accedere al link “GialloCarta” o visitare la pagina
facebook “GialloCartaOfficial”. 

martedì 20 agosto 2019

Tre romanzi rosa dal sapore di Natale di Carragh Sheridan

Tre romanzi rosa dal sapore di Natale
di 
Carragh Sheridan




Tre racconti rosa dal sapore di Natale, pieni d'amore, magia e passione. Constance e Charles, Benjamin e Sarah, Alisha e Graham.

Tre coppie che temono l'amore ma che quando si ritroveranno vittime dell'incantesimo della magia del Natale non potranno più fuggire dai propri sentimenti.

Tre storie che toccano il cuore e l'anima in questo incantato e romantico omaggio di Carragh Sheridan.


I volumi contenuti nella raccolta sono disponibili anche singolarmente

su Amazon sia in formato cartaceo che ebook (anche in lettura gratuita con KindleUnlimited) cliccando qui:

martedì 13 agosto 2019

Una ragazza incantevole di Jill Barnett






Una ragazza incantevole
 di 
Jill Barnett










Amore e magia, elementi che appassionano e ci regalano momenti di svago nella lettura. 
Un romanzo da leggere per sognare...

Sinossi
Inghilterra, 1813. Che cosa può mai fare un duca quando la promessa sposa che aveva accuratamente selezionato lo abbandona piuttosto che sposarsi senza amore? Per salvare il suo orgoglio non gli rimane che sposare la prima donna che gli cade tra le braccia.
Joyous Fiona MacQuarrie ha stregato il Duca di Belmore appena è apparsa dal nulla e lo ha steso… letteralmente. Quando l’orgoglio di Alec lo porta a sposarla, la giovane sconvolge la vita di questo serissimo e altezzoso duca inglese. Joy è una strega scozzese che non sempre riesce a controllare i suoi poteri magici. 
Ben presto la vita di Alec piomba nello scompiglio. Questa bellissima ragazza incanta chiunque gli stia intorno, accende la sua passione quando la bacia, ma rischia di causare uno scandalo mai visto con i suoi poteri magici.  Stregati dalla passione, questi due cuori solitari sono i classici opposti che si attraggono in una storia irresistibilmente divertente e tenera.
Questo libro è la traduzione integrale di “Bewitching”, precedentemente pubblicato da Mondadori in forma sensibilmente ridotta con il titolo “Joy la strega”. Se avete amato Joy e Alec,  adorerete la traduzione integrale del testo originale e la apprezzerete a maggior ragione se vi fosse sfuggita la precedente edizione

Titolo: Una ragazza incantevole (titolo originale: Bewitching)
Autore: Jill Barnett

Traduttore: Isabella Nanni

Editore: Babelcube
Genere: Romance regency
Prezzo ebook: € 4,63, al momento in offerta al -30% su Amazon
Prezzo cartaceo: non è al momento prevista l’edizione cartacea
Data pubblicazione: luglio 2019
Serie: Magia Regency


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Biografia autore
Definita “la maestra dei romanzi dell’amore e della risata”, Jill Barnett è un’autrice di fama internazionale con oltre 8 milioni di copie cartacee vendute ed è stata spesso al vertice delle classifiche dei best seller del New York Times, USA Today, The Washington Post, e Publishers Weekly. 
Con l’avvento dell’era digitale Jill Barnett è stata numero 1 con i suoi 18 libri nella classifica dei titoli a pagamento più venduti su Amazon e ha venduto oltre un milione di copie digitali. In Italia alcuni suoi libri sono stati pubblicati da Mondadori.

Estratto
Addolcì lo sguardo e la fissò in volto, osservandole a lungo la bocca, in silenzio. Le massaggiò le braccia e poi con un dito le inclinò il mento e la guardò dritto negli occhi.
“Sposatemi.”
Joy lo fissò per un minuto eterno, incapace di pensare, incapace di muoversi o parlare. Si disse che stava dando i numeri. Non poteva aver detto una cosa del genere.
“Sposatemi,” disse di nuovo il duca.
“Oh ...” Si mise una mano sulla bocca e fece un passo indietro. Lo aveva detto. Lo aveva detto davvero.
Era morta ed era andata nel paradiso delle streghe.
Con poco più del suo pollice e indice, le tirò il mento in avanti e la baciò ancora e ancora e ancora, sempre molto gentilmente. “Sposami,” le sussurrò contro la bocca. “Sposami.”
“Non posso.” Ma la sua bocca traditrice cercò quella del duca.
“Certo che puoi. Sei maggiorenne.” Le passò di nuovo le labbra sulle sue, sfiorandole appena la bocca.
“No, voglio dire che posso, ma non posso.”
Le erano appena uscite le parole di bocca quando la baciò, a lungo e profondamente, una carezza umida e languida che le fece scordare come si faceva a pensare. Le avvicinò le labbra all’orecchio.
“Sarai una duchessa.”
“No...”
La zittì con un altro bacio, tirandola tutta contro di sé. Poi la bocca del duca lasciò la sua…
“Non posso.”
…e si spostò al suo orecchio. “Sposami, Joyous MacQuarrie.”
“Ummmmmm.”
Le sfiorò l’orecchio con la lingua facendola rabbrividire.
“Non vi conosco.” Voleva guardarlo in viso e cercò di tirarsi indietro.
Cominciò a baciarle il collo. “Col matrimonio risolveremo questo dettaglio. Fidati di me.”
“Ma l’amore?”
Si fermò vicino alla sua spalla. “Sei innamorata di qualcuno?”
“No.”
“Allora non c’è niente che possa fermarci.”
“Ma ci siamo appena incontrati, e solo per caso.”
“Si fanno in continuazione matrimoni combinati tra persone che non si sono mai incontrate.”
“Ma voi siete il Duca di Belmore.”
“Lo so,” le sussurrò all’orecchio ormai umido. “E tu sei scozzese.”
“Ma… ma…”
“Non ti piacerebbe essere una duchessa?” La sua voce profonda era così dolce, così tranquilla.
Joy era ormai persa nei sogni evocati dalle sue parole.
“La mia duchessa.”
Lei non disse una parola. Le labbra del duca la coprivano di baci leggeri come farfalle.
“Mmh?” La bocca del duca le sfiorò la tempia. “Non ti piacerebbe?”
“Non ne sono sicura… Be’, voglio dire, sì… cioè, no.”
“Sei senza argomenti.” La baciò ancora.
Joy sospirò.
“Sposami, Scozzesina.”
“Sono una strega.”
“La maggior parte delle donne lo diventa prima o poi.”
“No. Voi non capite. Io sono una vera strega.”
“E io posso essere un vero bastardo. Ci abitueremo l’uno all’altra. Non m’interessa cosa pensi di essere. Voglio che tu mi sposi.”
“Non possiamo sposarci.”
“Sì che possiamo. Adesso. Oggi.”
“Adesso?”
“Sì, adesso.”
Le venne da ridere. “Non ci si può sposare come se nulla fosse.”
“Sono il duca di Belmore. Farò tutto ciò che voglio,” disse con tale convinzione che Joy ne rimase sbalordita. La guardò, con il volto rilassato e occhi imperscrutabili. “Nessuno metterà in discussione il matrimonio, perché io sono il Duca di Belmore.”
Non poteva dargli torto. Un duca faceva come voleva.
“Vivrai a Belmore Park.” Le accarezzò la mascella con i pollici.
“Ma…”
“Avrai tutto ciò che vuoi.”
“Ma…”
“Ti piacerebbe, vero?”
“Be’, sì, ma va tutto troppo in fretta.”
Col dito le percorse dolcemente la linea della mascella. Le posò le labbra sulle sue e sussurrò, “Sposami, Scozzesina.”
Le si chiusero gli occhi. Avrebbe fatto quasi qualsiasi cosa per sentirlo chiamarla di nuovo in quel modo. La baciò di nuovo. Dopo alcuni momenti lunghi e teneri, si ritrasse. “Come ho detto, sei senza argomenti.”

lunedì 12 agosto 2019

Finale del concorso letterario: LA QUARA


Carissimi amici ed amiche del blog

Vi metto a conoscenza della premiazione del concorso LA QUARA che si svolgerà il 24 agosto alle ore 18, presso l'incantevole cornice del Borgo Val di Taro, alle 18 in piazza.

Alla cerimonia finale sarà presente oltre alla  giuria, l'attrice Giulia Canali che leggerà i racconti. 

La serata sarà condotta dalla giornalista di TV Parma Francesca Strozzi, i 5 finalisti in gara sono:


 Angelo Basile (Milano),
 Davide Di Finizio (Napoli), 
Anna Di Giusto (Firenze) 
Sara Galeotti (Roma) 
Federica Storace (Genova).

L'evento inizia venerdì 23 agosto alle 17.30 con l'incontro con la giornalista e scrittrice Paola Brianti, intervistata dal presidente di giuria Antonio Ferrari, parlerà suo ultimo romanzo "Parmigianino, il mistero di un genio"(Albatros).
Sempre venerdì 23, alle 21, un incontro dedicato al noir in una sede all'altezza del tema, ovvero i sotterranei dell'antico palazzo Gasparini di Enore Manfredi, dove protagonista sarà un altro giurato del Premio, lo scrittore genovese Bruno Morchio, con le letture di Simona Caucia dal suo ultimo romanzo "Uno sporco lavoro" (Garzanti).
Sabato 24 alle 15.30 invece in Biblioteca Manara il pubblico potrà incontrare la scrittrice Emanuela Abbadessa, che parlerà del suo ultimo romanzo "E' da lì che viene la luce".

Un grande in bocca al lupo ai finalisti e vinca il migliore!!

giovedì 8 agosto 2019

LA RIVOLUZIONE di Roberto Fiorentini.

LA RIVOLUZIONE
 di 
Roberto Fiorentini.

(sequel di Le Chajim alla vita)


Ambientato nella Roma di fine Settecento vede ancora come protagonista l’ ebreo livornese  Avraham Mocada. Se nel primo libro era un ventenne ingenuo ora lo ritroviamo fervente giacobino inviato dalla Francia a Roma per svolgere una missione segreta.
 Deve scatenare una rivolta che obblighi Pio VI a lasciare la città perché si possa proclamare una Repubblica romana sotto il controllo del Direttorio. 
Avraham s'impegnerà a fondo trovandosi coinvolto in avventure ambigue e pericolose che vedono come protagonisti ufficiali francesi, ebrei del ghetto e donne dal fascino spregiudicato. 

Personaggi storici e altri di pura invenzione agiscono sullo sfondo della capitale in cui già era tragicamente emersa la questione ebraica, nel contesto di un radicale cambiamento dei costumi e della società.
Breve estratto: 
CAPITOLO I
ESTATE DEL 1797
La Storia non perdona gli sconfitti, nessuno si sarebbe ricordato di loro. Avevano perso. Il nuovo secolo che era alle porte non avrebbe più conosciuto rivoluzioni, la sorte degli oppressi era ormai segnata per sempre.
«Cittadino Mocada in piedi! Hai ascoltato le accuse? Non hai nulla da dire?»
Avraham ebbe un sussulto e uscì da quella specie di letargo in cui era caduto dall’inizio dell’udienza. Nella sala addobbata di vessilli e insegne cadde il silenzio, si alzò con lentezza dalla sedia e chiese con aria persa:
«Su cosa, cittadino Presidente?»
«Sui capi d’imputazione, è ovvio!», lo redarguì il giudice, irritato dal suo comportamento e dal gran caldo.
«No, non ho nulla da dire».
L’avvocato che lo affiancava, alzandosi in piedi, soggiunse precipitosamente:
«Il cittadino Mocada si dichiara colpevole di tutti i reati contestati e si appella alla clemenza della corte».
«Bene!», disse soddisfatto il magistrato, asciugandosi il sudore dalla fronte. «Questo ci semplifica il lavoro».
A quelle parole il livornese alzò lo sguardo, fino a quel momento assente, e fissò la bandiera tricolore alle spalle dei giudici: una volta quel simbolo lo emozionava, gli provocava i brividi. Ora più nulla.
«Che cosa fate ancora in piedi? Sedetevi cittadino!», intimò il magistrato dell’Alta Corte di Vendôme, che nel frattempo aveva iniziato a scrivere.
«Giù!», disse a voce bassa l’avvocato tirandolo per la giacca. Avraham si sedette e abbassò lo sguardo, mentre una guardia apriva le finestre per far circolare un po’ d’aria e rinfrescare la sala.
In cuor suo aveva deciso che se non fosse finito in mano al boia, quella sarebbe stata l’ultima volta che si faceva irretire dalle sirene della rivoluzione. Possibile che il Novantaquattro non gli avesse insegnato nulla? Arrestato, più volte picchiato e infine, un giorno di Termidoro[1] che neanche ricordava, era stato condannato a morte; sfuggito per miracolo alla ghigliottina, per più di un anno aveva percorso la Francia in lungo e in largo alla ricerca di un posto sicuro in cui nascondersi, sempre con la polizia del Direttorio[2] alle calcagna. Altre piccole scaramucce con il potere gli avevano dato la sensazione di contare ancora qualcosa; in realtà solo la fame, la paura e i rimpianti erano stati i suoi compagni di vita. Poi era bastato incontrare un amico, un fratello con cui aveva condiviso gli anni di Parigi, che gli proponesse una nuova avventura, gli prospettasse un’altra possibilità di cambiare il mondo ed ecco che, come un qualsiasi novellino, ci si era buttato a capofitto. I risultati? Neanche a dirlo, gli stessi di due anni prima: l’arresto, mesi di carcere e il processo. Se questa volta ne usciva vivo, sarebbe partito lasciando per sempre la Francia. Aveva deciso!
«Cittadino Avraham Mocada, visti i capi d’imputazione, ravvisando la tua piena responsabilità dei fatti contestati, considerando la tua ammissione di colpevolezza e l’attenuante del ruolo secondario svolto nella cospirazione, oggi, quarto giorno della seconda decade di Messidoro dell’anno quinto[3] della Rivoluzione, questo Tribunale ti condanna alla pena di vent’anni di carcere duro».
Ecco la sentenza. Sarebbe vissuto quindi. Non era più certo che fosse un bene: vent’anni di prigione erano un’eternità, altro che andarsene dalla Francia!
Due guardie lo presero per le braccia e, quasi sollevandolo, lo spinsero verso la porta laterale che conduceva alle celle mentre le poche persone presenti all’udienza – chi erano? Perché erano lì? Se l’era chiesto in un momento di lucidità cercando qualche faccia conosciuta – uscivano lentamente dal portone principale che dava nel grande atrio d’ingresso al tribunale. Un uomo in particolare aveva attirato la sua attenzione: era seduto da solo nell’ultima fila delle sedie riservate al pubblico, non aveva fatto altro che prendere appunti durante il processo e quando i loro sguardi si erano incrociati, gli aveva rivolto uno strano sorriso. Era vestito con un soprabito scuro, un panciotto marrone e pantaloni neri; sulla sedia accanto a lui erano poggiati un alto cilindro e un magnifico bastone da passeggio che, ne era certo, nascondeva al suo interno una pregiata anima d’acciaio di Sheffield, affilata e micidiale. Insomma, un modo di vestire che Avraham conosceva bene: per ben due anni era stato il suo stesso abbigliamento.
«Contento?», gli disse sottovoce una delle guardie che lo sospingeva. «Per un po’ avrai ancora la testa sul collo, ma non credo per molto… se ti ho capito bene sei uno che per natura i guai non li scansa, ne cerca sempre di nuovi!»
Gli rivolse un sorriso triste; forse quella semplice guardia lo aveva capito meglio di tanti giudici e compagni di lotta. Ma l’Avraham alla ricerca di avventure apparteneva al passato, ora desiderava solo starsene in disparte da tutto e da tutti. Pensò ancora ai vent’anni da trascorrere in galera e si sentì mancare il respiro e le gambe: una stanchezza infinita lo assalì e dovette appoggiarsi alle braccia delle guardie che lo sostennero. Percorsero il lungo corridoio che nei giorni del processo aveva attraversato più volte; giunti davanti alla cella gli tolsero i ferri e, dopo averlo spinto all’interno, chiusero la pesante porta con violenza. Udì le quattro mandate, il tempo per accasciarsi supino sul pagliericcio e chiudere gli occhi stremato. Avrebbe voluto dormire, ma non vi riuscì; si ripresentarono ancora una volta i pensieri e le domande che gli avevano occupato la mente durante la prigionia, prima del processo: cosa sarà successo agli altri? Dopo l’arresto non aveva incontrato nessuno e durante gli interrogatori i poliziotti non gli avevano chiesto quasi nulla: forse erano già in possesso di tutte le informazioni sui congiurati e non avevano voglia di perdere tempo. Non gli chiesero neanche di confessare quale fosse stato il suo ruolo nell’organizzazione: il suo nome compariva negli elenchi della Società degli Eguali e ciò bastava.
Già, la Società degli Eguali, quanto gli era piaciuto quel nome! Aveva aderito senza neanche leggere tutto il programma, gli erano bastate poche frasi che portava scolpite nella memoria:
La proprietà è la sorgente più importante di tutti i mali che pesano sulla società… Il sole brilla su tutti, e la terra non è di nessuno. Orsù, dunque amici miei, turbate, sconvolgete, buttate all’aria, questa società che non è per voi. Prendete, dove che sia, tutto ciò che vi abbisogna. Il superfluo appartiene di diritto a chi non possiede nulla. Sgozzate senza pietà i tiranni, i patrizi, il milione dorato, tutti gli esseri immorali che dovessero opporsi alla nostra felicità comune! La Repubblica degli Eguali, il grande asilo aperto a tutti gli esseri umani. Sono giunti i giorni della restituzione generale. Famiglie gementi, venite a sedervi alla tavola comune eretta dalla natura per tutti i suoi figli”.

Roberto Fiorentini, romano, già docente di storia e filosofia nei licei, si è dedicato alla storia dell'antisemitismo, della Shoah e di Israele. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi di storia, tra cui L'economia del mondo antico: la villa romana (Roma 2001) e ha curato la consulenza storica del volume di Guido Crapanzano Amadeo Peter Giannini Il banchiere che investiva nel futuro (Graphofeel 2017). Nel 2014 ha pubblicato, sempre per Graphofeel, il suo primo romanzo: Le Chajim. Alla vita.

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