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lunedì 26 novembre 2018

Le voci delle donne di Francesca A. Vanni e Ofelia Deville



Le voci delle donne
 di 
Francesca A. Vanni e Ofelia Deville
recensione di 
Maria Lucia Ferlisi

Le donne non sono vittime di raptus, ma la violenza sui loro corpi comincia molto prima. All'inizio  sono tutte principesse e l'amore per loro è esclusivo, talmente tanto che lentamente vengono isolate dai loro affetti, niente amiche, niente parenti ..solo io e te...poi arrivano gli insulti, la denigrazione, la privazione economica... Passare agli schiaffi e alle pedate è un attimo, tu non vali niente, tu non sei nulla senza di me, io ti posso usare a mio piacimento: sei MIA moglie. Sei un oggetto, una proprietà..
Non ditemi che il femminicidio è un raptus, non lo è mai!
focalizzare il problema soltanto il 25 novembre non è abbastanza, le donne vengono umiliate, denigrate, violentate, stuprate, picchiate e uccise ogni giorno e tutto sempre con la sottovalutazione dei media, della politica e di tutti i settori preposti. Ogni donna uccisa è un nostro fallimento.

Per ricordare tutte le donne uccise dai mariti, fidanzati o ex ho scelto il romanzo di Francesca ed Ofelia che vi narrano attraverso tante storie le varie tipologie dei maltrattamenti che la donna subisce.
Un romanzo scritto a due mani da due donne che sanno parlare della violenza.

Abbiamo la storia di Sara
Sara afferrò senza esitare la mano di Speranza e insieme scomparvero in un lampo di luce.
La vita difficile di Irina che sognando la speranza ha trovato una realtà ben diversa..
Calci nella pancia, calci in faccia, così tanti calci che ben presto Irina non fu più capace di muoversi. Giaceva a terra come una bambola di pezza rotta, respirava rantolando e sentiva in bocca il sapore metallico del sangue. Il cliente fu su di lei senza che nemmeno se ne rendesse conto, facendo scempio del suo corpo.

L'infibulazione di Latisha perché la donna non deve provare piacere, ma è solo un corpo che l'uomo usa per soddisfare le sue voglie. 
....un dolore lancinante le si propagò in tutto il corpo, arrivando dritto al suo piccolo cuore che sembrò scoppiarle nel petto.
Qualcosa di affilato l’aveva tagliata proprio lì, dove nessuno poteva toccarla.
Sentì del liquido caldo bagnarle l’interno delle cosce e pensò che sarebbe morta in quel momento.
Gridò talmente forte da perdere i sensi e quando si risvegliò era di nuovo a casa di sua nonna, con le gambe legate e tenute belle strette da una fascia di lino.

La violenza domestica vissuta da Minako
Stai zitta, troia!- esclamò colpendola con un pugno, e un altro, e un altro ancora –Io mi faccio in quattro per questa famiglia e tu non sei capace di fare niente! Sei solo una stupida vacca, ecco cosa sei, buona solo per essere scopata!--Smettila, mi fai male!- implorò Minako, alzando le braccia per difendersi

Spesso la violenza si abbatte sulle figlie o figli delle mogli o compagna del pedofilo
.... lui era sopra di lei, nudo, le mani strette sul suo piccolo collo. Sally non piangeva, sembrava una bambola rotta con le piccole gambe aperte e il viso arrossato per il pianto... quel bastardo aveva violentato la mia piccolina! Doveva proteggerla, e invece ha fatto scempio del suo corpicino!- esclamò, la voce rotta per l’ira e il dolore

Un romanzo che è un pugno nello stomaco perché racconta la realtà in modo realistico per come è realmente senza addolcimenti o omissioni, perché quella è la realtà e tutti dobbiamo conoscerla per riflettere e cercare tutti insieme delle soluzioni per dire BASTA ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE.


TITOLO: Le voci delle donne
AUTORE: Francesca A. Vanni e Ofelia Deville
GENERE: Narrativa
CASA EDITRICE: StreetLib Selfpublishing

TRAMA
Sara, Latisha, Irina, Minako, Nancy...
Donne diverse che vivono vite diverse e che, tuttavia, condividono la stessa insopportabile croce.
Sono infatti vittime di violenza, sono persone a cui è stato strappato tutto: la dignità, l’amore, la felicità, l’autostima e spesso anche la vita.
“Le voci delle donne” è un libro scritto a due mani da Francesca A. Vanni e Ofelia Deville, che nasce con l’intento di denunciare il devastante fenomeno della violenza contro le donne che viene perpetrato ogni giorno in tutto il mondo.
È un grido di denuncia, che toccherà il cuore dei lettori.”



L’AUTRICE

Francesca A. Vanni è lo pseudonimo di Marta B. nata in provincia di Milano nel 1984.
Laureata in Scienze della Formazione ha impiegato gran parte del suo tempo nello studio della Storia, in particolar modo quella relativa all’antica Roma, e della Cinematografia soprattutto nell’ambito della fantascienza.
A una delle sue più grandi passioni, la saga di Star Wars, ha dedicato la Tesi di Laurea Triennale “Dal cinema alla realtà: l’inarrestabile evoluzione della tecnologia nella saga di Star Wars.” (anno 2006).
All’attività della scrittura affianca anche quella delle traduzioni.

CONTATTI
Sito internet: www.francescaavanniautrice.it

mercoledì 21 novembre 2018

Donnarumma all'assalto di Ottiero Ottieri

Donnarumma all'assalto 
di
Ottiero Ottieri
recensione di
Maria Lucia Ferlisi
Donnarumma all'assalto è un romanzo diaristico, autobiografico dell'autore Ottiero Ottieri.
Nel libro è un psicologo addetto alla selezione del personale in una grande industria del sud. La selezione non è facile, su l'invio di quarantamila domande ne dovrà scegliere soltanto 100.
La fabbrica dell'Olivetti è stata costruita a Pozzuoli di fronte al mare e vuole essere una fabbrica a misura d'uomo attenta agli operai e alla loro condizione lavorativa.

Così, di fronte al golfo più singolare del mondo, questa fabbrica si è elevata, nell’idea dell’architetto, in rispetto alla bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno.

Lo stabilimento è sorto come un’officina, un reparto staccato dagli stabilimenti centrali. Piuttosto che allargare questi, nel nord, con un nuovo edificio, la costruzione è stata trasportata nel Mezzogiorno. Non è un capannone: l’architetto ha progettato una delle più belle fabbriche d’Europa, colorata, circondata da un giardino; e intorno ad essa l’infermeria, la biblioteca, la mensa. Vi nasce un mondo unitario, caduto dall’alto nelle sue forme, ma per affondare nella terra e nello spirito di questo paese.


Lui attraverso la psicotecnica dovrà effettuare questa drammatica selezione del personale.
Si scontra da subito con una realtà di persone che non sanno scrivere o leggere, non sanno nulla di meccanica, non sanno cos'è una fabbrica. Ma tutti hanno un bisogno forte di lavorare, di "faticare" perché la fame è tanta, ed è umiliante chiedere soldi, il lavoro invece ti restituisce la dignità che ha tolto a tutti i disoccupati del luogo che sono tanti.

Storie di vite di donne e uomini che stentano ad andare avanti e devono mantenere figli, zii suoceri genitori. Vivono in poche stanze a volte anche in sette otto persone. Stazionano ogni giorno davanti alla portineria con la speranza di essere chiamati ed assunti.

Il selezionatore, dal gruppo dei postulanti che ogni mattina sta fisso in portineria, oggi verso le due, quando tutti eravamo a mangiare, uno si è gettato sotto l’automobile del direttore. […] Uno dei manovali dell’impresa che ha costruito lo stabilimento, e che non sono stati assunti nello stabilimento alla fine dei lavori, si era gettato alle dieci contro l’automobile del direttore. Mezz’ora prima. Per questo i cancelli erano così sgombri. Questi incidenti ripuliscono provvisoriamente la portineria.

Ottieri, deve decidere chi assumere chi no. Un lavoro non facile, in cui deve tenere conto delle esigenze dell'azienda e non dei tanti poveri cristi che reclamano un lavoro e con esso la dignità di essere considerati ancora uomini.

Ottieri annota tutto nel suo diario, date, luoghi e nomi, affinché questa realtà del miracolo economico italiano e della società industriale che sta nascendo e allargandosi non venga dispersa. 

Il suo diario registra sentimenti, impressioni e ci restituisce personaggi dolorosi, come Donnarumma. Persone di cui riporta solo il cognome, perché un selezionatore di personale lavorativo non deve familiarizzare, non deve conoscere i loro problemi non deve fare amicizia. Deve scegliere solo chi è bravo e per questo somministra test a tutti coloro che hanno fatto la domanda. Sono solo dei cognomi su un foglio da compilare.

L'autore affronta il periodo della nascente industrializzazione italiana con precisioni di termini e di realtà, questo non è un romanzo, è un rapporto quasi antropologico di ciò che si vive all'interno di una fabbrica.
Ottieri non si può definire uno scrittore nel senso che tutti conosciamo, l'autore è qualcosa in più. La sua è una testimonianza giornalistica, che sa di saggistica, di antropologia e di psicologia. Tutto racchiuso in ogni suo romanzo.
La sua scrittura è limpida, chiara, lucida e trasporta pedissequamente la realtà vera dell'interno della fabbrica. Nel suo romanzo la finzione o la trasposizione romanzesca non esiste. È un diario vissuto in prima personale tutto il libro è permeato in questa crudele e ignorata realtà operaia, vista con l'occhio di chi ha studiato Marx, ma vuole essere in prima linea per comprendere le dinamiche che s'intrecciano in questi luoghi.

Un romanzo da leggere per comprendere con parole schiette e vere la realtà delle fabbriche, qui non c'è Metello, qui c'è Donnarumma: una persona reale di Pozzuoli.

Scheda Libro
Autore: Ottiero Ottieri
Titolo: Donnarumma all'assalto
Casa editrice: Garzanti






mercoledì 7 novembre 2018

Le memorie di una gatta di Lodovica San Guedoro

Le memorie di una gatta

di 
Lodovica San Guedoro

recensione di
Maria Lucia Ferlisi

Lodovica San Guedoro nella consueta maniera aristocratica ed elegante ci narra le memorie di una gatta. 

Una gatta matura di 15 anni che sente l'esigenza di scrivere la sua vita, ma sa che adesso è un denominatore comune iniziare a scrivere dopo i 40 anni, forse perché la maturità è giunta al culmine o forse perché ci si allontana dalla giovinezza e l'esigenza di fissare su carta i pensieri che hanno attraversato la nostra vita si fa più forte.
Chi comincia a scrivere a quaranta, chi a cinquanta, chi a sessanta, chi a settanta, chi a ottanta.Perciò oggi si assiste ad un fenomeno nuovo e degno di nota nella Storia della Letteratura: a scoprire di aver tanto da raccontare sono le persone mature e con i capelli brizzolati, preferibilmente le casalinghe dopo i quarant'anni, quando contemporaneamente sono rimaste sole in casa e la loro saggezza è aumentata fino a traboccare e, per così dire, non riescono più a tenerla per sé e devono vuotare per forza il sacco.E non sono anch'io una donna? Non sono anch'io un'esponente del bel sesso? Cos'ho meno di loro?...Ho fatto figli anch'io, li ho cresciuti, li ho mandati a scuola, a lavorare ... E ormai sono libera, libera di riflettere e di vivere per me stessa. Non so perché – e non me ne vanto, ci sto solo pensando su in questo momento – ma a noi è sempre venuto spontaneo muovere molto la lingua, far fluire le parole, a noi è sempre venuto più facile aprirci e parlare. E' un'arte, questa, che abbiamo sempre posseduta, ma che oggi può fruttare, come si dice, il quattrino.

La nostra gatta è viziata, ama i cuscini dalle righine d'oro, morbidi e vellutati, ama il cibo naturale carne macinata e latte biologico. La sua vita sonnecchia al ritmo della padroncina di cui desidera l'interesse esclusivo. Ne attira l'attenzione regalandole lucertole e topi, ma non sono graditi, l'unico amore è la letteratura. Forse è questa la motivazione alla scrittura?
La gatta è sorniona, gli occhi dolci, spirito d'avventura che la porta ad esplorare di notte i luoghi circostanti, i boschi e la valle dei Grilli. Ne ascolta il silenzio, ne aspira il profumo, raccoglie la felicità degli incontri con la volpe e la civetta. Apprezza anche Pio il nuovo arrivato, più giovane di lei, ma l'amore dei suoi padroni rimane e la difendono dalle angherie giovanili del gatto Pio.
..a Pietrafitta c'era una chiesa. Era un'elegante chiesetta toscana di pietra squadrata, dai canti mirabilmente dritti e netti, preceduta da un'ampia, amabile scalinata di gradini bassi bassi, che – colgo qui l'occasione per esprimere la mia personale lode all'architetto – si salivano e si scendevano, senza dovere fastidiosamente zoppicare.Quante belle ore non ho trascorso, anche insieme a Pio, sulle calde pietre di quella scalinata, come anche su quelle del sagrato! Perfino in inverno poteva essere estate, sotto quel piccolo, semplice e raffinato portico, ci si poteva cuocere nel sole, circondati da una pace voluttuosa! A dire la Messa in questa chiesetta, veniva appositamente il prete di La Piazza.


L'autrice, con questa storia sospesa tra fiaba e narrazione, c'incanta con la scrittura sempre attenta precisa ed elegante.

Memorie di una gatta è una sorta di metafora della vita dell'autrice,e  non poteva che scegliere di essere una gatta sinuosa, leggera, scattante, dolce, curiosa...

Ed ecco come andarono le cose, quella volta. Lo stesso pomeriggio, dopo aver perlustrato la casa, girellando nella stanza-giardino, in cerca di un comodo cantuccio, scorsi un'allegra e invitante macchia di sole su uno dei due letti. Tornava a proposito: ci saltai dentro e, in men che non si dica, cullata dalle voci dei miei genitori e dei miei nonni, che prendevano il caffè in cucina, mi appisolai (quasi) beata.
Non posso dire quanto dormìi. So però che, ad un certo punto, sognai di trovarmi nella Valle dei Grilli.Spinta da un intenso desiderio, mi stavo arrampicando su una possente quercia ... Nel bosco regnava una pace profonda e segreta. Improvvisamente, le mie orecchie si riempirono d'un fragore, simile a quello di un tuono. Alzai, spaventata, lo sguardo al cielo: sembrava raso azzurro. Il rumore si allontanò e svanì, lasciandomi smarrita. Ripresi ad arrampicarmi. Ma non ero ancora arrivata alla chioma dell'albero, che il frastuono si ripeté. Questa volta, però, capìi che veniva da un camion. Feci errare lo sguardo intorno: c'erano solo alberi!Comunque fosse, saltai su un grosso ramo e, malgrado dal bosco emanasse ormai una sinistra insidia, continuai a salire.


La gatta ama passeggiare nei boschi, ama fare nuovi incontri, Lodovica Gatta o Gatta Lodovica, chi è l'autrice e chi è la gatta. Nella memoria, sospesa tra le righe, silenziosa e arguta si nasconde la penna graffiante dell'autrice che, con intima e carezzevole voce, sinuosamente parla della sua vita, come all'interno di una favola tra boschi e castelli, tra righe verdine e righine d'oro, si allarga la storia, si snoda e ci avviluppa, dalla nascita fino all'età adulta.


A noi lettori la capacità di leggerla tra gatte, gattini, gatti rossi, volpi, civette,e lucertole, bassotti, pipistrelli, tra pittori, archeologi e tipografi...Le memorie di Gatta Lodovica.

http://www.felixkrulleditore.de/memorie.htm








lunedì 5 novembre 2018

Piccole Storie della Grande Mantova di Antonio Maurizio Cirigliano

Piccole Storie della Grande Mantova 
di 
Antonio Maurizio Cirigliano

recensione di Maria Lucia Ferlisi

Antonio Maurizio Cirigliano è un poeta e scrittore, ama passeggiare per la città di Mantova, città d'arte, e città che l'ha accolto in questo piccolo microcosmo di provincia.

Antonio ama Mantova, e da quando è arrivato, ha avuto la voglia di conoscere questa città non solo come luogo dei Gonzaga, ma come luogo di persone e storie.

Nelle sue passeggiate quotidiane, in compagnia di Alba, la splendida bestiola salvata dal randagismo,   ha osservato, chiesto e domandato avviando conversazioni con persone qualunque che vivono la città come lui.

Antonio ascolta le storie e le fa sue, e le storie diventano piccole gocce di vita quotidiana nel suo libro dedicato ai Mantovani.

Mantova si trasforma in un piccolo cuore pulsante di gioia, di dolore, di saggezza, di estrosità, ma soprattutto di vita QUOTIDIANA.

Aziz con la sua storia dolorosa d'immigrazione e di terra araba bruciante e forte.

Aurora giovanissima con tanta voglia di sentire la libertà tra i capelli e la ruota del luna park a cui s'aggrappa come se fosse il suo lasciapassare per  la felicità.

Mara che ama gli animali e salva i randagi per accudirli e dargli calore e affetto familiare insieme con Antonio Maurizio.

Carla che ama i gatti.

Vito che arriva dal sud.

Luciano barbiere di Porto Catena...

Piccole gocce di vita cittadina con persone conosciute e sconosciute che pulsano all'unisono tra loro nella città dei Gonzaga.

Antonio Maurizio Cirigliano con un taglio giornalistico ha raccolto nel suo romanzo breve storie di vita vissute, ricche di emozioni e vita, quella vera.

Il romanzo, corredato da splendide foto, è racchiuso in una splendida copertina con pagine ben curate  dalla piccola casa editrice mantovana il Cartiglio di Monica Bianchi e rende il contenuto del romanzo ancora più prezioso.
Sinossi
 I racconti di Antonio Maurizio Cirigliano appaiono come Ritratti, spaccati di vita in cui il taglio giornalistico rimanda quasi al Verismo e al Naturalismo francese di metà Ottocento. Per gli scrittori naturalisti la letteratura deve fotografare oggettivamente la realtà sociale e umana, rappresentandone rigorosamente le classi, comprese quelle più umili, in ogni aspetto anche sgradevole; gli autori devono comportarsi come gli scienziati analizzando gli aspetti concreti della vita. Nei veristi convive il desiderio di far conoscere al lettore il proprio punto di vista, pur non svelando opinioni personali nella scrittura. In Piccole storie della Grande Mantova i ritratti sono vere e proprie fotografie in cui traspare in ogni caso la capacità di Cirigliano entrare in contatto empatico con ciò che descrive. Tratta, infatti, storie di gente normale che caratterizzano Mantova (ma potrebbero essere ambientate in altre città dei nostri giorni) alternando storie drammatiche a storie più leggere e solari. Per la sottile vena intimista ha inserito, alcune sue immagini in bianco e nero – senza intrusione del colore – proprio per sottolinearne l’aspetto verista. E in bianco e nero, su fondo blu è pure la foglia in copertina che appare un po’ secca e imperfetta. Come le Vite descritte nel volume.

giovedì 18 ottobre 2018

L'ultimo sorriso di Alfonso Pistilli

L'ultimo sorriso 
di
Alfonso Pistilli
recensione di 
Maria Lucia Ferlisi
Alessandro Cocco è un ragazzo che ancora non ha trovato una giusta collocazione nella vita, soprattutto quella lavorativa. Si barcamena con un lavoro di vendita porta a porta di vacanze esotiche, ed è diventato esperto nel collezionare porte chiuse. Colleziona anche incitazioni e improperi dai familiari che aspettano che si decida a trovare un lavoro vero.
Io invece, ero il classico tipo inconcludente, che aveva riempito di delusioni la vita dei propri cari e cercava di recuperare col suo essere accondiscendente.

Ha una fidanzata che conosce dai banchi di scuola ed ha il suo stesso nome Alessandra.
Durante uno dei suoi vani tentatici di venditore porta a porta di sogni vacanzieri, conosce Halina, una splendida escort dalle gambe snelle e muscolose, dai capelli biondo cenere con la quale inizia una piacevole amicizia. La sua vita monotona e precaria ha un sussulto. 
Ma  Halina, la bella escort, muore all'interno del suo appartamento, quello dove si sono conosciuti e dove lei riceveva i clienti.
Alessandro non comprende come possa essere successo, s'intrufola nell'appartamento durante l'intervento della polizia e della scientifica, spacciandosi per un operatore delle pompe funebri.
Scopre che la ragazza si è suicidata. Non accetta quella apparente verità. Avevano passato dei bei momenti insieme, le aveva confidato di avere un grande amore che presto l'avrebbe tolta da quella vita, per ricominciare da zero, insieme. Non può essere vero. Un tormento adesso affligge la sua mente, come un martello,  le immagini della ragazza s'intersecano con il suo corpo senza vita. Va anche al funerale di Halina vi sono poche persone, tre donne, forse escort, come lei e in un angolo buio della Chiesa vi è lui che saluta per l'ultima volta la sua amica.

Che mi dici? Novità? Come stai?»«Sai, sei la prima che me lo chiede. Come sto non so dirtelo, ho anche chiuso con la mia ragazza. Ho pensato che tornare alla routine del lavoro e dei miei interessi mi avrebbe aiutato, e devo dire che per un po’ è andata così, anche se spesso mi capita di guardare la vita come se fossi solo uno spettatore. Tu invece?»«Anch’io mi sono dedicata ai miei impegni, era il modo migliore per non pensare a questa brutta vicenda.»«Sai, ho riflettuto molto sul motivo per cui Halina possa aver compiuto un gesto così, ma credimi, non sono ancora riuscito a trarre una spiegazione. Possibile che non mi fossi accorto del suo stato? Ma sono davvero così incapace con le donne?»

Viene avvicinato da Suela, escort anche lei, tra loro si stabilisce un'amicizia e entrambi si scambiano ricordi e notizie della donna. Anche Suela si convince che non è stato un suicidio ma un omicidio vero e proprio. Alessandro mette da parte quel lavoro che non lo soddisfa e scopre una vena investigativa che da slancio e vitalità alla sua figura. Sul fronte amoroso è un disastro la sua relazione con la fidanzata storica entra in crisi.
Alessandro ha un cambiamento che da una sferzata alla sua monotona vita di precario, sa ricostruisce con cura e precisione il puzzle della vita e delle amicizie di Halina.
Alessandro è davvero bravo in questo nuovo ruolo, le sue doti comunicative sono disastrose, ma l'intuito e l'analisi dei vari elementi che raccoglie per la ricerca della verità, sono al pari di un abile detective.
Mi sono sempre domandato come facesse il ragazzo di Halina, ma solo ora mi rendo conto che lei sapeva cosa voleva. Ha sempre protetto la sua storia e il suo ragazzo da quella vita, non ha mai rivelato chi fosse, chiudendo la faccenda con il solito “è uno in vista, non posso dirti chi è, almeno finché non mi convince a scappare con lui”, detto con il sorriso stampato sulle labbra sempre lucide, come la fronte imperlata di sudore dopo una corsa. A quanto pare altrettanto aveva fatto anche con la nostra amicizia, tenendola nascosta anche alla sua amica Suela.

Cerca, scava, indaga e scopre lentamente verità e segreti nella vita di Halina, del suo amore segreto, ma anche dell'ambiente dei suoi frequentatori; ed ecco che lo scenario cambia, si ribalta e la verità esplode .... Calcio e coca si mescolano e ci mostrano un lato squallido della città in cui vive...

L'autore Alfonso Pistilli esordisce con un romanzo dal sapore poliziesco. La trama è lineare, ben costruita, mentre la scrittura pulita e precisa ci conduce nel mistero di un ambiente conosciuto, ma che offre a volte dei risvolti poco chiari.

 L'autore sa mescolare bene lo scenario per portarci alla soluzione differente da quella che potevamo immaginare, lo fa con calma, con lo stile dei vecchi poliziotti, basandosi sull'indagine ed interrogatori per comprendere la personalità dei personaggi che compongono la storia.
Scheda libro
Autore: Alfonso Pistilli
Titolo: L'ultimo sorriso
Casa editrice: PubGold

Sinossi
Tutti noi cerchiamo un sorriso in ogni angolo della vita, e talvolta lo troviamo laddove è impossibile. Alessandro Cocco, giovane venditore di vacanze a porta a porta, l’ha trovato in Halina, escort lituana trasferitasi a Bari, con la quale ha una profonda amicizia.   Quando, al telegiornale, Alessandro apprende della sua morte, non vuole crederci, soprattutto dopo essere venuto a sapere che per la Scientifica si è trattato di suicidio.   Conosceva davvero così poco la sua amica?   O c’è dell’altro

giovedì 4 ottobre 2018

Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda


Nel mare ci sono i coccodrilli 
di 
Fabio Geda

recensione di Maria Lucia Ferlisi

Il padre di Enaiatollah è morto durante il lavoro di camionista, ha perso il carico, ed è naturale che lui bambino decenne diventi una merce di scambio per il datore di lavoro. Siamo in Afghanistan ed è naturale che tu non sia considerato un bambino ma un risarcimento per la mentalità del datore di lavoro. 

La madre lo nasconde ma sta crescendo  e la buca non può contenerlo, non gli resta che affidarlo al destino, portarlo al confine, lo abbandona ma non ha altre alternative, con tutto l'amore del suo cuore lo lascia per offrirgli una possibilità  e sperare che possa salvarsi per avere una nuova vita, la speranza è migliore della morte certa. 

Comincia il lungo viaggio del ragazzo. Dal Pakistan dove la madre l'ha lasciato intraprende lavori manuali duri e ricambiati con una zuppa e un giaciglio.Gli anni passano lui è un ragazzo con alle spalle un passato duro e pesante, continua il viaggio attraversa montagne e mare in tempesta alla ricerca di un luogo dove fermarsi e iniziare a vivere come tutti coloro che hanno la fortuna di nascere altrove.
Fabio Geda questa volta non scrive una storia di fantasia, ma da voce a Enaiatollah, attraverso la voce vera di un migrante vuole mostrare chi sono queste persone e la storia è raccontata in prima persona da un protagonista diretto.

Una storia toccante, commovente che narra l'infanzia perduta del protagonista e di altre migliaia di bambini che non hanno vissuto né l'infanzia né l'adolescenza.

L'autore con una scrittura limpida e scorrevole traduce tutti i momenti tragici di questo lungo viaggio durato anni in cui il ragazzino è stato sfruttato, ha provato la fame, gli stenti e la paura, ha imparato ad affrontare il dolore per arrivare alla ricerca di una meta che gli regalasse il sogno di vivere in libertà ed assaporane tutto il sapore.

 Le vicissitudini non sono filtrate , non sono raccontate, non c'è nessuna perdita di particolari. È narrata direttamente dal protagonista. All'età di 21 anni  Enaiatollah ha raccontato la sua storia come monito per tutti coloro che pensano che sia facile attraversare mari e monti per cercare un futuro migliore
SCHEDA LIBRO
Autore: Fabio Geda
Titolo: Nel mare ci sono i coccodrilli
Casa Editrice: Baldini Castoldi Dalai
Pagine: 150

SINOSSI
Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l'incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la Grecia. Un'odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l'ironia né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso. Enaiatollah ha infine trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età.Questa è la sua storia.

venerdì 21 settembre 2018

Fratelli allo specchio di Mariella Cerutti Marocco


Fratelli allo specchio 
di
 Mariella Cerutti Marocco
recensione di
Maria Lucia Ferlisi


Davide e Marco due fratelli uniti dalla passione per la montagna, sport che devono interrompere per gli ultimi anni della guerra.
La vita riprende, terminano gli studi universitari in ingegneria e continuano il lavoro del padre, un piccolo laboratorio di biciclette che con Davide nella parte economica e Marco nella progettazione. L'azienda si trasforma in una fabbrica per la costruzione di moto.

 Il padre Pietro, rimane fermo ne suo ruolo di comando. Elena, la madre dei due ragazzi è una piccola donna che ha rinunciato alla sua passione per il pianoforte per condividere i sogni del marito, chiusa nella solitudine mentre l'ascesa di Pietro si consolida sempre di più.
I figli l'hanno sempre chiamata mamma piccola, per sottolineare la fragilità e la delicatezza di questa donna che ama i figli in modo viscerale.
Entrambi i figli si sposano, Davide con Nina una ragazza bella ed elegante, Marco con Ornella, meno bella ma concreta e simpatica.

L'ascesa alla ricerca della ricchezza ha cambiato i sentimenti di tutti. L'odio e l'invidia tra i due fratelli cresce e si alimenta con l'ascesa industriale,  fomentata dalle rispettive mogli. In silenzio, preoccupata e impotente, la madre. Ma il destino....

Mariella Cerutti Marocco è al suo esordio letterario come autrice di romanzi, alle sue spalle ha una lunga esperienza come poetessa, il romanzo ne riflette in pieno la provenienza.
La scrittura è tranquilla, elegante e lirica, come i versi delle sue poesie.

Il romanzo è concreto, suddiviso in capitoli che parlano dei personaggi, le frasi sono schive di fronzoli o descrizioni. È un linguaggio asciutto e preciso quello usato dall'autrice, ma colmo di sentimenti, scritti con lucida precisione, ed emergono prorompenti i sentimenti dei personaggi.

Il ritmo è caldo, confortante, come la voce di un narratore durante una sera invernale che affascina con il timbro vocale gli ascoltatori. La trama potrebbe sembrare banale, ma la scrittura, lo stile ed il ritmo la trasformano in un romanzo piacevolissimo da leggere e scoprire.

Scheda libro
Autore: MARIELLA CERUTTI MAROCCO
Titolo: FRATELLI ALLO SPECCHIO
Casa editrice: MONDADORI
Pagine: 101

Sinossi

Davide e Marco sono fratelli. Dopo la guerra si sono laureati e ora entrambi lavorano nell'azienda paterna, che da piccola officina di biciclette col tempo è diventata un'affermata fabbrica di moto. Da sempre molto legati, durante l'adolescenza sono stati inseparabili, ma il lavorare fianco a fianco ha fatto nascere tra loro una rivalità che pian piano ne ha incrinato il rapporto. Davide, il maggiore, uomo misterioso, perennemente chiuso nei suoi pensieri, si occupa della parte finanziaria dell'azienda; Marco, geniale ingegnere sempre alla ricerca di innovazioni da sperimentare, si dedica alla progettazione. Entrambi sposati, vivono una vita in apparenza serena, ma la frattura tra di loro - alimentata dalle rispettive mogli - si allarga di giorno in giorno, trasformandosi in odio e risentimento. Marco, che mal sopporta il giogo paterno e la presenza dominante del fratello in azienda, comincia a rivelare un'instabilità emotiva. La loro madre, soprannominata Mamma Piccola, ascolta con preoccupazione crescente gli sfoghi dei due fratelli. 

lunedì 17 settembre 2018

Ambrose di Fabio Carta


            

Ambrose

di
Fabio Carta

recensione di
Maria Lucia Ferlisi








CA, controllore Ausiliario, è uno spazionoide, discendente della razza umana, durante la preparazione terapeutica per affrontare nuove missioni, rimane vittima egli stesso, qualcosa è andato storto all'interno della sua corteccia. Il suo corpo è attaccato da un tumore e le metastasi invadono il suo corpo, è costretto quindi a vivere in una speciale tuta. Non potrà partecipare alla missione Nexus che doveva riportare la pace, e salvare il futuro del mondo, visto i dieci anni di guerra totale, nucleare e apocalittica che ha dimezzato l'umanità.

CA-209 è avvilito, lui che ha sempre combattuto in primo piano, adesso è chiuso in questa tuta che gli permettere soltanto di intrecciare guerre virtuali, si sente un fantoccio virtuale , un simulacro cibernetico, un clone.

Adesso si ritrova solo in questa galassia vuota, inavvicinabile in preda a allucinazioni e farmaci psicotropi. Il tumore non ha devastato solo il corpo, ma la sua coscienza, ha scoperto di averne una, non è più il mercenario di prima sempre in guerra, adesso avverte il gelo della morte.
Le cisti spugnose devastano il corpo, adesso sa di averlo. Tutto il tempo passato a venerare il sistema e le lotte intraprese per ristabilire un ordine nel mondo, adesso avverte tutto come fasullo. Il patto atlantico, i Jihadaisti e il libero mercato Orbitale..un alleanza tra  ladri.

Ca si sente come se avesse un gemello, una personalità sdoppiata, non può gestire il suo corpo è diretto virtualmente e percepisce l'inutilità della sua vita da eroe stanco.
Comincia a parlare con un'allucinazione, un suo alter ego con un nome: Ambrose, una rosa stillante ambra e  con lei riflette sul passato, le scelte fatte e sul futuro di questo mondo parallelo che non si arrende mai, sempre coinvolto in nuove guerre, in nuove alleanze in nuove armi di distruzione.

CA -209 è faccia a faccia con Ambrose, lo specchio della sua vita, colei che gli fa comprendere che il patriottismo è soltanto il rifugio delle canaglie.
Ca continua a controllare le armi automatiche dell'esotuta, attraverso l'intelligenza artificiale dell'esoscheletro, ma si sente come un mostro:
"mostro nero con gli occhi piccoli e maligni, lampeggianti d'azzurro"

Il romanzo fantascientifico di Fabio Carta non è di facile lettura, anche per gli amanti del genere.
Bisogna leggerlo con calma, avvolti dal silenzio, e lasciandoci trascinare dalla fantasia ed immaginare questo mostro spaziale con un corpo robotico, che ci ricorda tanto i robot giapponesi, ed una coscienza che avvolge Ca e noi lettori.


È una storia raffinata, per il genere che affronta, è anche un lungo viaggio non solo nel mondo galattico, ma  dentro noi stessi, alla ricerca di noi stessi. Un romanzo che ci sbatte in faccia l'incomunicabilità attraverso questo eroe stanco che rimane vittima delle intelligenze artificiali. Lui non è più nessuno, è solo un robot.

 Fabio Carta ci pone davanti ad una realtà che dei giorni nostri, prospettandolo in un futuro lontano dove si può vivere nel sistema solare, ma è come se ci dicesse, non lasciatevi ingannare, parlate, comunicate, ascoltate il vostro io e non lasciatevi manipolare:è la voce di Ambrose che parla a CA, ma il messaggio è rivolto a noi lettori. 

Il romanzo è composto da nove capitoli o episodi autoconclusivi, dove la magia e l'estrosa fantasia dell'autore si rivelano nella totalità. La scrittura elegante, raffinata, forbita ed elevata di Fabio Carta inserisce l'autore in un livello alto dei romanzi di fantascienza, sono certa che rimarrà nel tempo la sua scrittura, che definirei anche visiva, riesce a far volare la fantasia del lettore grazie all'aspetto descrittivo che usa e a trasmettere un senso di realtà a questo cosmo fantascientifico che ci racconta

La trama difficile, complicata, necessita di una rilettura per apprezzarla in pieno, ma non toglie nulla all'affascinante scrittura dell'autore ed alla trama.
Lo stile melanconico si adatta perfettamente al personaggio e ci conduce ad un finale inaspettato.
Un romanzo che riesce a risultare vero, nonostante il genere, e riesce a catturare anche chi non è abituato a leggere romanzi di fantascienza come me.

Scheda Libro
Titolo: Ambrose
Autore: Fabio Carta
Pagine: 212
Editore: Scatole Parlanti


Sinossi

Controllore Ausiliario – CA – è uno dei pionieri ad aver sposato la causa della missione Nexus, la frontiera virtuale dove scrivere un nuovo e pacifico capitolo della storia umana. Ma durante la preparazione terapeutica, il suo corpo rimane vittima di danni irreparabili. Logorato dalle metastasi, è costretto a vivere in una speciale tuta eterodiretta da pazzi esaltati, che combattono una guerra in bilico tra realtà e spettacolo.
Il suo destino è la morte, mentre un suo gemello elettronico continuerà a simulare la sua esistenza nel ciberspazio.
L’infelicità di CA – figlio delle stelle, alieno agli usi terrestri – subisce uno stravolgimento con la comparsa di Ambrose. Un’entità che si presenta come una rosa stillante ambra, una irriverente voce che lo guida verso sviluppi imprevedibili. Come ribellarsi al proprio destino e scoprire cosa si cela realmente dietro i grandi cambiamenti ai quali l’umanità dovrà far fronte.

Biografia

Fabio Carta, classe 1975, è appassionato di fantascienza e dei classici della letteratura. Laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico, ha al suo attivo la saga fantascientifica Arma Infero, una serie che a oggi conta due romanzi (Il mastro di forgia, 2015 e I cieli di Muareb, 2016) e il racconto lungo Megalomachia (Delos Books, 2016), scritto unitamente alla finalista del premio “Urania 2016”, Emanuela Valentini. Ha inoltre partecipato con importanti firme della fantascienza italiana all’iniziativa benefica “Penny Steampunk” (2016), da cui è nato un volume di racconti fantastico-weird a cura di Roberto Cera.

mercoledì 29 agosto 2018

La memoria rende liberi di Liliana Segre e Enrico Mentana

La memoria rende liberi
di Liliana Segre e Enrico Mentana

recensione di
Maria Lucia Ferlisi

Ci sono testi difficili da recensire, perché sei consapevole che non sono storie romanzate, ma realtà atroci  e difficili da comprendere, ma sono esistite. Il libro di Liliana Segre parla della sua vita, ci apre la porta del cuore e della sua sofferenza, quella che aveva sepolto perché faceva troppo male ricordare. 

Per molti anni Lilianan è stata combattuta da questo segreto, di una parte della sua vita che non poteva ricordare, perché ogni volta è come rivivere quel passato di umiliazioni, stenti, privazioni e fame, tanta fame.

La sua infanzia è passata dalle leggi razziali e discriminanti contro gli ebrei, e lei ragazzina senza un perché si è vista negata la scuola, lei, a otto anni, non ha diritto a imparare a sapere. Non comprende, è troppo piccola per poterlo fare, pensa di aver sbagliato qualcosa di essere stata "cattiva". Dalle leggi razziali alle persecuzioni è stato un soffio..deve nascondersi, lei non esiste più, deve fuggire, ma viene arresta e portata ad Auschwitz. Separata dal padre, tanto amato,  che non vedrà più. 
in quel lager imparai a convivere con ratti e con tutti gli insetti di cui la baracca brulicava. cos'era un ratto o uno scarafaggio davanti all'orrore della ciminiera? 
Dietro i cancelli di quella città, che per anni resterà sconosciuta, Liliana conosce il male. Il male più atroce e banale che nessun essere umano può immaginare. Ma è stato così. In quei cancelli è stato commesso un crimine contro l'umanità. La banalità del male così ben spiegata nel  saggio di Hannah Arendt, è nata in questi cancelli. I sopravvissuti, per anni, sono rimasti in silenzio, per il dolore di quello che hanno visto.

 Liliana stessa non è stata capace subito di aprire il suo cuore e raccontare, come far capire il dolore, la fame,  il non sentirsi un essere umano ma un numero.
..Non dimenticherò mai quel tragitto perché passando in quel blocco vidi una serie di gabbie in cui erano rinchiuse donne usate come cavie per esperimenti scientifici. Come allo zoo. C'era di tutto: donne pelose come scimmie, scheletriche che urlavano come bestie Anche in quell'occasione, quando capii a cosa ero di fronte , mi dissi: "non posso guardare. Io non guardo! tanto non ci posso fare niente."... Primo levi scrisse che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa la demolizione di un uomo, e io per tutto l'anno che trascorsi a Auschwitz, non ne trovai nessuna che desse voce ai sentimenti di pena e di orrore che provavo.
Il terrore che ti rende cieco e inerme. La fame che divora le tue budella. La paura che ti assale in ogni istante della tua vita. La perdita della cognizione del tempo. Non sai più chi sei, dove sei, con chi sei. Non sei più nulla, nessuno, niente. Un numero che cammina nel nulla. Devi solo lottare per sopravvivere. Liliana è una sopravvissuta, per caso.
Io non sono affatto un'eroina, io sono sopravvissuta per caso, non ho mai fatto nessun gesto di essere orgogliosa, nessun atto di ribellione..anzi. ho sempre subito passivamente ciò che mi succedeva intorno. Mi sentivo annullata.

 Come casuale era la scelta di chi doveva morire, di chi era scelto per gli esperimenti, di chi doveva lavorare all'aperto o dentro. 
Lavorare all'aperto era un vero inferno: caricare le pietre, scaricare le pietre, a febbraio, in quel gelo.
Un libro che racconta il male nella sua bestialità con un tono leggero, pacato, composto. Un tono che permettere di comprendere e vedere con occhi e mente lucidi, perché così dobbiamo analizzare la storia. 

Il libro di Liliana Segre è una testimonianza, un documento storico. Un romanzo che deve entrare nelle scuole per insegnare che le discriminazioni nascondono solo la non conoscenza dell'altro. Lo scopo della testimonianza dell'autrice è questo: imparare a conoscere e vedere. Vedere sempre, prima che la storia faccia un passo indietro.

Scheda libro  Autore: Lilianan Segre, Enrico Mentana
titolo: La memoria rende liberi
casa editrice: Bur Rizzoli
Pagine: 227
Sinossi
Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere." Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come "alunna di razza ebraica", viene espulsa da scuola e il suo mondo si sgretola: diventa "invisibile" agli occhi delle amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e a suo padre i cancelli di Auschwitz. 
Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di un Paese appena uscito dalla guerra. Enrico Mentana raccoglie le memorie di una testimone d'eccezione in un libro crudo e commovente, ripercorrendo la sua infanzia, il legame con l'adorato papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera, il contrastato rapporto con l'identità ebraica, la depressione e la gioia ritrovata grazie all'amore del marito Alfredo e ai tre figli. 
Un racconto emozionante su uno dei periodi più tragici del nostro secolo che invita a non chiudere gli occhi davanti agli orrori di ieri e di oggi, perché "la chiave per comprendere le ragioni del male è l'indifferenza: quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all'orrore".



martedì 21 agosto 2018

Orfani bianchi di Antonio Manzini



Orfani bianchi
di 
Antonio Manzini
recensione di 
Maria Lucia Ferlisi



Mirta, moldava, lavora in Italia come badante a Roma.
Ha lasciato la sua terra, la povertà e la miseria in cui viveva. Ha lasciato anche il figlio adolescente Ilie che vive con la nonna materna, il padre non sa nemmeno dove sia.
Una vita dura, nonostante la giovane età è già stanca della vita. Il suo lavoro è prendersi cura di tutte quelle persone che pesano alle famiglie,  lei li assiste fino alla loro morte. Poi ancora in cerca di un altra persona da prendere in cura, nell'indifferenza dei familiari, come la signora Mazzanti, morta il giorno di Natale, ma la famiglia non ha rinunciato al pranzo di Natale.

Mirta vive nella miseria degli animi, nell'indifferenza verso gli anziani. Sentimenti sterili circondano la sua vita. Vive con altre donne straniere, in un piccolo appartamento, si ritrovano la sera, ma sono tutte stanche, non si parlano,  la maggior parte di loro lavora per una cooperativa, pochi soldi e tanto lavoro massacrante.

Ha soltanto un amico Pavel, innamorato di lei che sogna di darle una casa e l'amore.
I suoi contatti con il figlio undicenne sono fatti di mail piene d'amore e speranza, di un futuro migliore, anche quando è costretta a metterlo in un orfanotrofio, perché sua madre è morta per lo scoppio della caldaia. 
L'internat è un luogo che raccoglie orfani e figli di madri che lavorano all'estero, non è un bel luogo, ma almeno può mangiare e stare al caldo  e giocare con la play station con i giochi che gli manda.Lei gli scrive tante mail accorate, Ilie non risponde.
La notte dopo, il maglione di Mirta aveva già perso l'odore di Ilie. E lei era a Roma, in una stanza di merda, condivisa con una donna che non avrebbe mai conosciuto....

Con un gesto poco nobile, riesce ad ottenere un lavoro per seguire un'anziana la cui famiglia deve andare in vacanza, la paga è davvero alta. Lei si abbandona ai sogni di una vita migliore..ma....

Un romanzo commovente  sull'esistenza di queste badanti che arrivano nella nostra terra per seguire i familiari e condurli alla certa morte. La loro non è una vita facile, devono lavorare con persone con la demenza senile. Devono pulire sederi, togliere pipì ed escrementi. Devono stare attenti perché la loro pelle è delicata. Guadagnano poco e con quelli devono mantenere i loro  familiari rimasti in paese.

Un odore acre, amaro, avvolgeva tutta la stanza. La vecchia teneva gli occhi spalancati sul soffitto. Le mani lungo il corpo. "no". Mirta si avvicinò. L'odore era sempre più forte. Un misto di muffa, marcio e uova sode. Dovette chiudersi il naso. Corse in bagno mentre la lasagna risaliva l'esofago. Ebbe un conato, ma non rovesciò niente.....

Una vita triste, circondata da sporco e morte, devono combattere contro l'indifferenza dei familiari che sembrano aver dimenticato che quei familiari sono stati il loro padre o la loro madre.

Una storia d'abbandoni, le badanti lasciano gli affetti nei loro paesi d'origine, gli anziani che accudiscono sono stati abbandonati dai loro familiari. Un triste scambio.
L'autore senza falsi pietismi ci conduce in questo mondo poco conosciuto. Pensiamo che il lavoro di queste donne sia facile, senza problemi, ma non è così. 

Un romanzo che non solo punta il dito contro la mancanza di affetti, ma mette in risalto quanto la nostra comunicazione stia diventando sempre più debole, affidiamo le parole ad un asettico computer, la mail è veloce, e non implica nessun sentimento. Fredda, senza calore arriva dall'etere, ma non è abbastanza per rassicurare. 

Un romanzo che ci conduce nel mondo dei tanti orfani bianchi che popolano la Moldavia, bambini e adolescenti che crescono senza amore, senza affetti, soli, abbandonati per anni in un luogo lontano e sperduto del loro territorio, simile ad un carcere.
Un romanzo che fa riflettere attraverso la veritiera penna dello scrittore Antonio Manzini.



Scheda libro
Autore: Antonio Manzini
Titolo: Orfani Bianchi
Casa editrice: Chiarelettere
Pagine: 204

Sinossi
Mirta è una giovane donna moldava trapiantata a Roma in cerca di lavoro. Alle spalle si è lasciata un mondo di miseria e sofferenza, e soprattutto Ilie, il suo bambino, tutto quello che ha di bello e le dà sostegno in questa vita di nuovi sacrifici e umiliazioni. Per primo Nunzio, poi la signora Mazzanti, “che si era spenta una notte di dicembre, sotto Natale, ma la famiglia non aveva rinunciato all’albero ai regali e al panettone”, poi Olivia e adesso Eleonora. Tutte persone vinte dall’esistenza e dagli anni, spesso abbandonate dai loro stessi familiari. Ad accudirle c’è lei, Mirta, che non le conosce ma le accompagna alla morte condividendo con loro un’intimità fatta di cure e piccole attenzioni quotidiane.

Ecco quello che siamo, sembra dirci Manzini in questo romanzo sorprendente e rivelatore con al centro un personaggio femminile di grande forza e bellezza, in lotta contro un destino spietato, il suo, che non le dà tregua, e quello delle persone che deve accudire, sole e votate alla fine. “Nella disperazione siamo uguali” dice Eleonora, ricca e con alle spalle una vita di bellezza, a Mirta, protesa con tutte le energie di cui dispone a costruirsi un futuro di serenità per sé e per il figlio, nell'ultimo, intenso e contraddittorio rapporto fra due donne che, sole e in fondo al barile, finiscono per somigliarsi.
Dagli occhi e dalle parole di Mirta il ritratto di una società che sembra non conoscere più la tenerezza. Una storia contemporanea, commovente e vera, comune a tante famiglie italiane raccontata da Manzini con sapienza narrativa non senza una vena di grottesco e di ironia, quella che già conosciamo, e che riesce a strapparci, anche questa volta, il sorriso.
La lettrice di cartadiMaria LuciaDesign byIole