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mercoledì 5 agosto 2020

ILARIA CARIOTI NEMICI DEL CUORE

Nemici del cuore: Una folle vacanza a Santorini di [Ilaria Carioti]
ILARIA CARIOTI
NEMICI DEL CUORE
recensione di
Maria Lucia Ferlisi
Tessa è una ragazzina, secchiona e antipatica a tutta la classe, Brando compreso, il ragazzo bello da far girare la testa ma che con lei si diverte a bullizzarla.
L'avventura scolastica per Tessa non è un ricordo piacevole e anche quando si era illusa che Brando potesse essere una persona intelligente e sensibile, si era disillusa nel giro di una tesina fatta con lui e averlo scoperto a letto con Melissa la sua sorella  gemella. Aveva terminato la scuola con un grande amaro in bocca e la disillusione sulle persone, unica eccezione la sua migliore amica Romina, anche con la sorella non nutriva un grande rapporto, troppo superficiale.

Sono passati 15 anni,  lei adesso insegna, vive sola con tre gatte, e si veste sempre male ieri come oggi,  di quella avventura scolastica le è rimasta solo l'amicizia con Romina, con la sorella, sposata con prole, non è mai andata d'accordo e non  non ha mantenuto un grande rapporto.

Si propone la possibilità di rivedersi tra tutti i compagni di scuola, accetta anche lei la cena con loro, ma  non modifica il suo stile per compiacere gli altri, nonostante i rimproveri della sua amica che la vorrebbe più provocante, ma Tessa è testarda, non cede e si presenta con un look semplice come  è lei, nella vita di tutti i giorni. 
Tuttavia   la maturità degli anni le permette di affrontare le battute cattive di Brando, in particolare, con sagacia e umorismo che stupisce tutti.
Certo rivedere Brando è stato un colpo al cuore, lei ne è sempre stata attratta, lui è il solito bello e dannato a cui si aggiunge famoso, fa il presentatore in tv ed ha davanti un futuro brillante.

La proposta da parte di una ex compagna di classe di passare le vacanze assieme a Santorini è accolta con entusiasmo, anche da Tessa che decide di colpire tutti cambiando look e per una volta lasciarsi andare ad essere una donna  fatale, magari come la protagonista dei suoi romanzi d'amore. Vuole abbandonare il suo vecchio modello di donna bigotta, fuori moda e acida per essere aggressiva e sensuale e abbandonarsi al sesso senza inibizioni come ha sempre fatto la sorella.

Questa vacanza farà nascere l'amore tra i due amici/nemici?

L'autrice Ilaria Carioti con questo romanzo riesce a far sognare e sorridere i lettori.
La trama  è ben costruita, i personaggi ben definiti, la scrittura è scorrevole e e rende la lettura piacevole e leggera per una storia che vi piacerà sicuramente. 
Una favola contemporanea dal sapore estivo.


Sinossi
Chi di voi non sarebbe entusiasta, un’occasione unica per dimenticare la routine dell’essere divenuti adulti, dopo anni dalla maturità, di partire insieme ai vecchi compagni di classe per una fantastica vacanza in una delle più belle isole Greche?
Ad esempio Tessa Felici, che conserva pessimi ricordi di quei tempi, detesta i suoi ex compagni di liceo e soprattutto il suo acerrimo nemico, Brando Olivieri.
Ciò nonostante Tessa si vedrà costretta a partire per tenere d’occhio Melissa, la sua gemella, nonché ex compagna di classe, che ha la propensione a mettersi nei guai.
Quel viaggio indesiderato, però, le riserverà grandi sorprese.
Tessa, un’integerrima insegnante di italiano, introversa e poco propensa a qualsiasi rapporto sociale non connesso alla professione, abituata a convivere solo con le sue tre gatte, convinta sostenitrice della prevalenza della sostanza sull’apparenza, si ritroverà ancora una volta, come al liceo, a scontrarsi con persone con cui non ha nulla in comune, o almeno così suppone, e soprattutto con il suo esatto opposto: Brando.
Brando, seducente, arrogante e refrattario a qualsiasi rapporto sentimentale, sostenitore e praticante del sesso senza complicazioni, eterno tombeur des femmes, conduce con successo un programma televisivo, e durante tutti gli anni del liceo è stato il tormento di Tessa, facendone il suo bersaglio preferito.
Dietro all’eterno odio tra i due, alle apparenti differenze incolmabili, però sembra celarsi ben altro.
Tessa in vacanza si scopre ormai stufa di essere la sfigata per antonomasia, derisa e commiserata da chiunque la conosca, per il suo look demodé e trasandato, i suoi modi da maestrina bigotta, decide quindi, contro ogni previsione e speranza delle poche amiche che la sostengono, che è arrivato il momento di dare un taglio ai pregiudizi che le impedisco di vivere appieno. Qual modo migliore di perpetrare la trasformazione se non iniziando una storia di solo sesso con il suo peggior nemico?
Ciò che non avrebbe mai reputato possibile nella folle vacanza Greca, sembra diventare realtà, persino ritrovarsi attratta da Brando. In fondo però a più di trent’anni suonati, può permettersi di vivere un’avventura senza coinvolgimenti e divertirsi come dicono fare tutti da anni, ma… ancora una volta, le cose non andranno secondo pronostico e scoprirà di provare dei sentimenti per il folle Brando.
Le previsioni verranno disattese anche per Brando, il quale, terminata la vacanza sull’isola, non riuscirà più ad essere lo sciupafemmine di sempre.
Tornati a Roma, alla vita di sempre, sia Tessa che Brando, scoprono che la vita di sempre non esiste più.
La stessa Capitale li accoglie dalla vacanza, con un presente cambiato, e un groviglio di domande
seppur diverse, con cui Tessa e Brando dovranno fare i conti, costretti a dare risposte.
Ce la faranno i due a superare i propri preconcetti, seppur diametralmente opposti, a trovare il coraggio di leggere nei loro cuori e a lasciarsi sconvolgere dall’amore?

Nemici del cuore: amicizie goliardiche tra ex compagni di classe, vecchie passioni sopite, rancori che riemergono prepotenti, i ricordi di una vacanza stravolgente e travolgente, divertente, perfetta, ma galeotta, saranno al centro di questo romance dal sapore dell’estate, divertente, intenso! Lasciatevi trasportare dalla magia delle Grecia e da un gruppo di ex compagni di classe, che oggi adulti si trovano a fare i conti, tutti, con i propri fallimenti e preconcetti. La vita però lo sappiamo è piena di soprese!
Dall’autrice di romanzi di successo come “Amore senza esclusione di colpi” e “Un imprevisto da favola” arrivati ai primi posti della top 100 di Amazon.
«Pensavo fossi consapevole di avere avuto un’esistenza mediocre finora.»
«E tu saresti il predestinato a renderla migliore?» Stavolta sono io a provocarlo.
«Può darsi. Di certo saprei come rendere indimenticabile la tua vacanza.»
Scuoto la testa. «Brando, Brando. Ci hai sempre saputo fare con le parole.»

mercoledì 15 luglio 2020

Il cammino dell'anima di Claudio Demurtas

 Il cammino dell'anima
di
Claudio Demurtas
recensione a cura di
Maria Lucia Ferlisi
Don Emilio fa il prete ormai da diversi anni, trascina il suo "mestiere" senza alcun entusiasmo con la stessa diligenza con cui avrebbe potuto fare il ragioniere o l'impiegato delle poste. Dice Messa, celebra Battesimi, recita Rosari, in una routine ormai  normale e ripetitiva come un operaio in una catena di montaggio, stritolato dal meccanismo religioso.
Perché ha scelto di fare il sacerdote? Don Emilio non sa rispondere a questa domanda, è sempre stato introverso e taciturno, la morte del nonno, aver vissuto questo dolore forte e doloroso, l'ha avvicinato a Dio.
Ora ha 40 anni, e la sua anima vacilla e con lei la Fede. 

L'incontro con Manuela gli apre la porta della sessualità, prima amorfa, adesso vibrante.

Lei è una ragazza che lotta con l'esistenza dura e difficile di una vita senza affetti. Si droga. Si prostituisce. Si annienta. Un incontro di due anime oscure che si fondono e si amano con i rispettivi sensi di colpa. Lui vuole abbandonare la Fede, togliere quell'abito scuro e vivere la vita di un uomo normale con Lei. Manuela ci prova ad abbandonare il mondo dissoluto della droga, dell'eroina, ma è un vampiro che succhia  emozioni e linfa dal tuo già corpo provato, rotto, spezzato a metà. Manuela sa che non è una storia possibile, nasce sulle colpe e su un corpo infranto, e si allontana da Emilio.
Don Emilio si strugge, si ammala, ancora non sa che la vita lo porrà davanti ad altri eventi tragici e inaspettati.
Cosa gli resta allora di quella vita vissuta a metà? Forse scoprire altre vite dolorose e tragiche può aiutare e ripercorrere il cammino dell'anima con occhi diversi, come vivere nelle favelas luoghi apparentemente dimenticati d Dio.

Claudio Demurtas con questo secondo romanzo ci da prova della sua scrittura elegante e fine, capace di indagare gli animi umani con delicatezza, presentandoli al lettore nella loro vita reale senza sconti, senza giudizi negativi, perché la vita è anche composta da vite perse o spezzate. 
Una storia che porta a tanti spunti riflessivi sul tema del sacerdozio coinvolgendovi con intensità.
Una bella storia raccontata con equilibrio e con una scrittura scorrevole ed efficace.
Buona lettura

SCHEDA LIBRO
Autore: Claudio Demurtas
Titolo:Il cammino dell'anima
Casa Editrice: lfapublisher
Pagine: 144
Link d'acquisto:
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SINOSSI:
"Ambientato nel 1985, il romanzo è la seconda opera narrativa di Claudio Demurtas. 
Il protagonista principale è un prete dalla vocazione traballante per una angoscia esistenziale di cui non riesce a trovare il bandolo, complice la scoperta improvvisa della sessualità incarnata in Manuela. 
Lei è una ragazza molto bella e molto colta, però schiava della droga che si procura prostituendosi. Don Emilio di lei perdutamente s’innamora, ma la loro storia si avvierà a una tragica conclusione, rendendo insopportabile il dolore della sua anima, che proverà a lenire lasciando la sagrestia e cercando altri mondi e altri spazi in America latina.
Infatti incontrerà la miseria delle favelas, l’ingiustizia terribile perpetrata dal potere costituito contro le masse dei campesinos e la loro lotta di liberazione, cui parteciperà quasi inconsapevolmente, trascinato dall’afflato cristiano verso gli oppressi e gli ultimi e da rivoluzionario pericoloso sarà trattato dal regime che lo sottoporrà a prove durissime. È in questo contesto che la sua vocazione metterà salde radici rivoluzionando la sua vita."
Biografia:

Claudio Demurtas è nato a Mores nel 1942 in provincia di Sassari, ma vive a Cagliari fin dall’infanzia. Laureato in legge, ha insegnato per molti anni Diritto ed Economia Politica negli Istituti Tecnici Commerciali. Si è avvicinato alla scrittura e al romanzo assolutamente per caso, spinto da una intuizione vivificante della sua compagna di vita che gli ha fatto scoprire la sua creatività e un modo fuori dall’ordinario di comunicarla agli ‘altri’ uscendo dal sé tramite la scrittura, sperimentando -ben presto- quanto questa sia difficile da maneggiare in un romanzo e si risolva cioè, nel posare su un foglio bianco né una parola in più, né una parola in meno ai fini della storia che si vuol raccontare; arte della essenzialità non solo ma anche ingegno e armonia nella scelta della parola da usare, quella e non altra, unica, che spesso come farfalla frulla via prima che si riesca a inchiodarla dentro il romanzo per sempre.

Demurtas ha pubblicato nel 2017, non a pagamento, Chiaro di Venere presso le edizioni EventualMente di Comiso, vincitore del premio Letteratura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, ed. 2019.

Da maggio 2019 gestisce la propria pagina Facebook dove parla dei suoi romanzi e di letteratura in generale, con discreto successo di pubblico (a tutt’oggi conta su oltre 3200 follower).

Custodisce, infine, nel solito cassetto altri tre romanzi inediti.

martedì 16 giugno 2020

IL BRANCO DEL CASALE DI MARCO DANESI


Il branco del casale (TERRA P.S. Vol. 1) di [Marco Danesi]
IL BRANCO DEL CASALE

DI

MARCO DANESI

Recensione di 
Maria Lucia Ferlisi

Kappa continua a chiedersi come hanno fatto a trovarlo, dopo l'assalto al casale era riuscito a sfuggire
alla furia dei "Topi", e con un Boccalarga che era quasi riuscito a farlo prigioniero, ma con la forza della disperazione era riuscito a invertire le parti. Non sapeva che fine avessero fatto i suoi compagni di vita in quel sperduto casale che sembrava foss
e sfuggito dalle cartine geografiche e di cui tutti ne ignorassero l'esistenza e quel tentativo di riprendersi la vita di Tre, Bisca, Barba, Quattro, Tumulo, il Vecchio, il Gigante e il Ragazzino. Anni passati insieme, ognuno con i propri segreti e la fuga da qualcosa che preferivano tenere nascosta e segreta nel cuore.
Tutta la conoscenza che si era perduta e quel poco di tecnologia che avevano potuto in qualche modo salvare. E poi c'erano la tundra ed il casale.
Quel posto sembrava vergine come all'inizio dei tempi.
Intorno al casale non c'era segno di quei passaggi che avevano fatto tremare il mondo.
Non c'era l'ombra di un'autostrada in disfacimento, di una qualche vecchia miniera gigantesca, di palazzi crollati e di chiese o quello che fosse.
Come per un miracolo.
Aveva la sensazione che quel paesaggio non fosse mai cambiato. Come se il tempo non avesse avuto alcun effetto. E allo stesso modo loro non potevano che essere futili istanti privi di qualsiasi significato.
A ripetere in maniera compulsiva il proprio sopravvivere, fino a che non fosse finito, quel sopravvivere.
Mentre il mondo che li circondava non ne registrava neanche la presenza, occupato come era a morire nel gelo.
Adesso Kappa è in una buca, stretta e fredda poco distante dal casale, con l'angoscia che Boccalarga, prigioniero, è uno dei Topi incaricato di riportarlo presso il loro Stato Maggiore perché hanno scoperto il motivo della sua fuga.
Lui è il prigioniero, soli, uno di fronte all'altro, e nel tentativo di farlo parlare, adopera le stesse torture di cui i Topi sono abili, ma Boccalarga è abituato, non parla, nonostante le braccia ed un ginocchio spezzato, con la testa massacrata, con lacrime e sangue inghiottiti, non parla, consapevole che alla fine delle torture l'aspetta la morte e sa che  i suoi compari non arriveranno a prenderlo.
Kappa capisce, non è lui l'obiettivo. Ma chi può essere tra i pochi membri del casale? Deve tornare la dentro per comprendere vedere chi è rimasto vivo, controllare se qualcuno è riuscito a sfuggire a quel branco di assassini torturatori senza pietà.
Lascia il prigioniero agonizzante e raggiunge il casale. fruga in tutti gli angoli, ritrova i corpi senza vita di Barba e del Gigante, Bisca e il ragazzino sembra siano riusciti a sfuggire da un tunnel costruito negli anni. Kappa ritrova alcuni foglietti di  Tumulo e altri indecifrabili del ragazzino. 
Adesso comprende. 
Il suo pensiero va a qualche giorno prima dell'assedio e alle parole del Vecchio: 
Qualcuno si avvicina da Est. Sono lontani, anche con il binocolo sono troppi distanti per capire quanti siano e in che condizioni, ma si stanno avvicinando, sono in gruppo e sembra siano diretti verso di noi.
 Il branco del Casale di Marco Danesi è il primo romanzo pubblicato dall'autore, una prima prova di scrittura superata molto bene. Il romanzo di fantascienza è ben strutturato nella varie parti e nel gioco temporale che ha creato abilmente  nella stesura della trama .
La scrittura è scorrevole e incalzante, lo stile fluido e dinamico.
Consigliato a chi ama il genere della fantascienza, un libro che leggerete con piacere anche per le descrizioni ben costruite.
Buona lettura.

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SCHEDA LIBRO
Autore: MARCO DANESI
Titolo: IL BRANCO DEL CASALE
Casa Editrice: AMAZON MEDIA
Pagine: 309

SINOSSI
Tutta la conoscenza che si era perduta e quel poco di tecnologia che avevano potuto in qualche modo salvare. E poi c'erano la tundra ed il casale.
Quel posto sembrava vergine come all'inizio dei tempi. Intorno al casale non c'era segno di quei passaggi che avevano fatto tremare il mondo.
Non c'era l'ombra di un'autostrada in disfacimento, di una qualche vecchia miniera gigantesca, di palazzi crollati e di chiese o quello che fosse.
Come per un miracolo. Aveva la sensazione che quel paesaggio non fosse mai
cambiato. Come se il tempo non avesse avuto alcun effetto.
E allo stesso modo loro non potevano che essere futili istanti privi di qualsiasi significato.
A ripetere in maniera compulsiva il proprio sopravvivere, fino a che non fosse finito, quel sopravvivere.
Mentre il mondo che li circondava non ne registrava neanche la presenza, occupato come era a morire nel gelo. Abbassò la testa a guardarsi i piedi, inconsciamente

mercoledì 3 giugno 2020

Solo danni collaterali di Pier Bruno Cosso

Solo danni collaterali 
di
 Pier Bruno Cosso
recensione di
Maria Lucia Ferlisi
Per il dottor Enrico Camapnedda è un sabato mattina come tanti, un risveglio dolce, filtrato da un  sole ancora tiepido e terso della città di Alghero in cui vive.
Il dottor e la moglie Gavina poltriscono nel letto, la settimana lavorativa è appena terminata e posso concedersi il meritato riposo del fine settimana.
Suona il campanello un orario atipico, forse un paziente per qualche urgenza immagina, la disponibilità non sempre è un vantaggio e si alza pigramente per aprire la porta. 
Il campanello stride ancora, con calma apre la porta, senza tanti preamboli fanno irruzione il maresciallo dei Carabinieri con alcuni agenti che senza dare troppe informazioni iniziano a perquisire la casa tra gli occhi sbalorditi e accusatori di moglie e figlia. Enrico non capisce, si forza di pensare a cosa possa aver fatto di sbagliato ma non ricorda nessuna infrazione, prova a chiedere, ma le risposte sono evasive: "ordini superiori. Non posso dire altro. Ordini superiori. Le conviene collaborare."
Viene portato in caserma, come un delinquente qualsiasi e nell'interrogatorio scopre di essere colpevole di aver esercitato abusivamente la sua attività, art. 349 del nuovo codice di procedura penale.
 Adesso è agli arresti domiciliari a casa.
Poche parole, lapidarie e senza possibilità di appello. Un mondo che crolla addosso. Il suo studio di medico di base viene chiuso, la moglie che gestiva la parte commerciale, non può più farlo, niente
stipendio e niente contatti con il mondo esterno.

                    Sei già COLPEVOLE e ti possono sbattere in prima pagina, ancora prima di essere giudicato da un tribunale.

Si può, se un giudice bramoso di carriera si trova in simbiosi con un maresciallo desideroso di qualche "privilegio".

In gabbia tra le sue pareti di casa colpevole di accuse infamanti.Un articolo penale e accuse di non sa chi hanno distrutto il mondo tranquillo lavorativo e affettivo di Enrico. Tutto viene rimesso in discussione, gli amici che si allontanano, come i colleghi, ma anche la moglie e la figlia non comprendono e lo lasciano solo nell'appartamento che si spoglia di quadri e oggetti preziosi per pagare le parcelle salate dell'avvocato.
Mi manca una cosa semplicissima. Quello che fa più male è perdere le cose semplici. Perchè è vero che tutto scorre, ma per gli altri. Per me no. Io resto seduto sul bordo del flusso.
Il dolore è grande, incomprensibile, una vita che si sta distruggendo per accuse non ancora convalidate, ed ecco che un cittadino normale viene travolto dalla lenta e malagiustizia, polvere di parole che annientano la sua persona e lo spogliano dagli affetti semplici e normali per lasciarlo nudo e solo di fronte a una nuova verità.

Menzogne, invidia, ricerca di potere, indifferenza... Erico rimane impigliato in questa rete, difficile da scrollare di dosso, perché non sai come fare, non sai più riconoscere e distinguere il buono dal cattivo, l'amico fidato ma soprattutto dagli affetti più cari che non riconoscono il nuovo Enrico, incredulo e abbattuto che non riesce a reagire.Tutta la sua vita affettiva dovrà essere ricucita, ed è consapevole che nulla ritornerà come un tempo, lui sarà un altro Enrico e la moglie un'altra Gavina.

Pier Bruno Cosso ci presenta un romanzo-verità di denuncia contro la malagiustizia, un romanzo che si addentra con chiarezza nei sentimenti umani a volte così abbietti di alcune persone.


L'autore come un detective scandaglia le persone i loro pensieri e li mette a nudo con un linguaggio chiaro e preciso,  mostra sentimenti ed emozioni che chiariscono quanto i "danni collaterali" rimangano sospesi nella vita di una persona senza possibilità di tornare nella normalità calpestata e distrutta. Ci pone davanti alle difficoltà di ricreare gli affetti di prima ma nulla è o potrà essere come prima. Le ferite si ricompongono ma le cicatrici sono lì a ricordarti giorno dopo giorno quanto
bruciano.
Un romanzo che si legge piacevolmente per il ritmo dinamico e fluido e per la trama  realistica. 

Scheda Libro

Autore: Pier Bruno Cosso
Titolo: Solo danni collaterali
Casa Editrice: Marlin
Pagine: 222

Sinossi

Un giudice prende di mira un medico professionalmente serio e corretto, e fa saltare per aria tutta la sua vita. Sembra incredibile, ma quella raccontata da Cosso è una storia vera, che segue in presa diretta la discesa di una persona onesta in un inferno giudiziario. Di fronte ci sono due mondi che si scontrano: un magistrato in delirio di onnipotenza, e la sua vittima occasionale. Ma il prezzo altissimo dell'ingiustizia lo paga solo il perseguitato incolpevole, perché il giudice in Italia non è perseguibile per il suo cattivo operato. La vicenda, ambientata in Sardegna nel periodo attuale, inizia col protagonista che viene buttato giù dal letto all'alba di un sabato mattina e subisce una lunga perquisizione, senza spiegazioni e senza rispetto. Privato della libertà, del lavoro, dello stipendio, e infine degli affetti familiari, il medico, aiutato da un'amica giornalista, si lancia in un'indagine serrata per comprendere l'origine delle accuse infondate di cui è fatto oggetto. In questo romanzo, se le vicende giudiziarie sono ispirate alla realtà, i risvolti umani, gli amori e le passioni sono di pura invenzione, così come i nomi e i luoghi, che sono di fantasia e non possono essere attinenti alle persone reali, se non per pura casualità. Cosso ha saputo costruire con abilità una storia drammatica, scavando nel profondo dell'animo umano. Più che una critica serrata alle nostre strutture giudiziarie, la vicenda narrata vuol lanciare un grido d'allarme verso un sistema senza difese immunitarie.

lunedì 27 aprile 2020

La Treccia di Laetitia Colombani

La Treccia 
di
Laetitia Colombani
recensione di 
Maria Lucia Ferlisi


La narrazione si dipana attorno alla vita e al destino di tre donne totalmente diverse tra loro, sia per età che estrazione sociale e per il luogo della narrazione.

C'è Smila che vive in una baracca al limite della sopravvivenza umana, in un piccolo e sperduto paesino dell'India. Lavora per alcune famiglie dove si reca ogni mattina per svuotare e pulire le loro latrine, portandosi via il loro odore che rimane appiccicato al corpo come un'etichetta. Un lavoro che si tramanda da madre in figlia, ma lei per la sua sogna l'istruzione, l'interruzione della maledizione di questa successione.

Poi c'è Giulia Lanfredi, nata e vissuta nel laboratorio di parrucche del padre, a Palermo, e di cui ama i lunghi capelli stesi al sole, i riti lavorativi per decolorali e renderli disponibili per le donne. Una ragazza giovane, piena di sogni che si affaccia alla vita e all'amore, ma i sogni si spezzano, muore il padre e scopre che la ditta è sull'orlo del fallimento a lei tocca la sorte della famiglia e delle operaie che vi lavorano e sono per lei come tante zie.

Infine c'è Sarah Coehn, brillante avvocata rampante di uno dei più prestigiosi studi di Montreal. Per lei conta solo la carriera, arrivare ai vertici e per questo ha sacrificato tutti i momenti più belli della sua vita, la maternità, i compleanni della figlia, tutta la sua sfera privata per essere sempre al top. adesso deve fare i conti con il cancro, non è facile nasconderlo nel viso e nelle assenze, quando poi hai dei colleghi squali.

Tre donne e tre storie diverse, ferite dalla vita, nulla sembra unire il racconto delle protagoniste,  ma ognuna racchiude in sé il miracolo della resilienza, la capacità innata delle donne di reagire contro le avversità della vita e sperimentare altri modi di essere e di agire, altri modi di combattere senza mai arrendersi alle avversità che la vita ci riserva e a cui spesso ci si arena. C'è un filo che le unisce..scopritelo...

L'autrice Laetitia Colombani con questo romanzo d'esordio ha costruito un romanzo perfetto nella trama, nei personaggi, nello stile e nel filo sottile che accomuna le tre storie.

La narrazione è fluida, pulita, diretta, la trama è avvincente e ci restituisce un romanzo ben costruito in grado di avvolgere il lettore nelle pagine del romanzo e piangere e gioire per le tre donne.

Un libro di resilienza, di coraggio di saper Essere che consiglio vivamente.
Scheda libro
Autore: Laetitia Colomabani
Titolo: La treccia
Casa Editrice:Casa Editrice Nord
Pagine:181

Sinossi
A un primo sguardo, niente unisce Smita, Giulia e Sarah. Smita vive in un villaggio indiano, incatenata alla sua condizione d'intoccabile. Giulia abita a Palermo e lavora per il padre, proprietario di uno storico laboratorio in cui si realizzano parrucche con capelli veri. Sarah è un avvocato di Montréal che ha sacrificato affetti e sogni sull’altare della carriera.
Eppure queste tre donne condividono lo stesso coraggio. Per Smita, coraggio significa lasciare tutto e fuggire con la figlia, alla ricerca di un futuro migliore. Per Giulia, coraggio significa rendersi conto che l'azienda di famiglia è sull'orlo del fallimento e tentare l’impossibile per salvarla. Per Sarah, coraggio significa guardare negli occhi il medico e non crollare quando sente la parola «cancro». Tutte e tre dovranno spezzare le catene delle tradizioni e dei pregiudizi; percorrere nuove strade là dove sembra non ce ne sia nessuna; capire per cosa valga davvero la pena lottare. Smita, Giulia e Sarah non s'incontreranno mai, però i loro destini, come ciocche di capelli, s'intrecceranno e ognuna trarrà forza dall'altra. Un legame tanto sottile quanto tenace, un filo di orgoglio, fiducia e speranza che cambierà per sempre la loro esistenza.

giovedì 2 aprile 2020

Il respiro dell’Isola di Giovanna Pandolfelli


Il respiro dell’Isola
di 
Giovanna Pandolfelli
Illustrazioni
 di Flavia Filpi

La vera protagonista di questo romanzo è l'Isola,  i personaggi che vivono  nella storia sono dei contorni perché è necessario averli, scorgiamo Lampedusa in ogni riga, in ogni immagine in ogni figura che compare nella storia e lo comprendiamo già da subito nel titolo: Il respiro dell'Isola. 

Un luogo incantato che come un cerchio magico fa nascere e crescere  le persone, animali compresi, un luogo sicuro dove tutto è possibile perché nei secoli ha sviluppato la forza e la temperanza.
Ognuno ha il proprio mare, chi per pescare e strappargli i pesci per mangiare, chi per sfidarlo e attraversarlo verso una nuova vita, chi per goderne l’immensità.
Angela, Adele e Amina intrecciano le loro vite nella certezza che ogni loro scelta è quasi cullata dal forte profumo che quest'isola trasmette regalando forza e coraggio anche nelle scelte più difficili.
Scogli e coste, terreni irti che forgiano chi vi nasce, ma anche chi si allontana per sempre e per chi vi ritorna.
Lo sa Adele che cerca di appropriarsi del suo futuro allontanandosi da questo luogo che profuma di origano, capperi e peperoncino, che ritorna richiamata dal profumo del mare e dal senso di "abbraccio" che ti dona l'isola.
Lo sa Angela, "a sciancatedda" che si allontana per studiare, salvo ritornare per vivere il respiro della sua isola, rinuncia a possibilità più ampie per rivedere la luce del faro, per sentire quel cerchio magico che regala tormenti e amore, asprezza e calore, gioia e speranza.
Lo sa Amina che per sfuggire alle violenze della sua patria ha scelto "Lampa" un'isola che offre aiuto e speranza ai migranti ancor prima che i  giornali puntassero i riflettori sugli sbarchi. 
Lo sanno i migranti...
Strane creature le testuggini, si dissero. La corsa verso la riva era la prima grande sfida della loro vita, la prima migrazione di un’esistenza raminga. Chi sopravviveva poteva cominciare la propria vita; una dura legge di natura, la loro. Ricordavano le creature che venivano dalle coste africane, solo quelli che ce la facevano avevano una prospettiva di vita migliore.
Intorno a questi profumi e respiri si srotola l'amicizia di Adele e Angela, amiche da bambine, un rapporto fatto di amicizia, ma anche di rancore e livore, Adele è bella ed ha un futuro luminoso davanti a sé, Angela è claudicante, la vergogna dei genitori, forse non si sposerà mai, allora tanto vale trattarla come un ragazzaccio e farla studiare tanto chi la vuole una così..
Per la prima volta vide i suoi genitori, la sua famiglia, tutta l’Isola per quello che erano: uno scoglio in mezzo al mare, delle vite alla deriva, in preda al destino. Percepì forte l’impulso di cambiare questa rotta e di farsi artefice del suo futuro
Destini stabiliti da menti che non hanno colto il respiro vero che questa isoletta, sperduta nel mare, regala a tutti. 
Nascono amori e s'intrecciano tra emozioni e colori. Le erbe profumano e regalano sortilegi all'ombra di baci e speranze di un futuro d'amore.
"Angela custodiva gelosamente il risentimento come la sola arma di protezione"
"Adele si difendeva con erbe e sortilegi"
Poi ci sono Michele, Suor Maria, Said tanti altri personaggi nell'incanto di acque cristalline, di tramonti, di gioie e tristezza, di insofferenza e solidarietà...nello stupore che la vita ci dona.
Infine c'è lei Mariasole "un mondo di cielo e mare, di calore e di nido".

L'autrice Giovanna Pandolfelli,  con stile delicato e leggero,  narra la storia di queste donne e come un'abile ricamatrice tesse la tela del racconto, sceglie i colori e gli accostamenti, l'intensità e le gradazioni e il ricamo si anima e si trasforma in personaggi ben delineati.
Un romanzo avvolto nel profumo e nei colori dove prevale il garbo del narrare.
Buona lettura
Maria Lucia

Sinossi
Angela, Adele, Amina. Tre donne le cui vite si intrecciano sulla stessa Isola. Andare e venire, partire e tornare, perdersi nel continente. Eppure il respiro costante dell’Isola alita sulle loro esistenze tanto da farle sentire d’un tratto, in un modo o nell’altro, isole esse stesse.
Un vento che trascina con sé odori e sapori: origano, capperi e peperoncino condiscono quella che, pagina dopo pagina, può essere letta come una storia universale, un messaggio di speranza per chi valica i confini della (in)certezza muovendo verso mete imprevedibili e trovando, perché no, un briciolo di serenità dall'altra parte del mare o semplicemente facendo un giro attorno all’Isola in cui in fondo ha sempre abitato.
Scheda libro
Autore: Giovanna Pandolfelli
Casa editrice: Kalos
pagine 248
Biografia
Giovanna Pandolfelli ha studiato lingue straniere a Roma e in Germania, specializzandosi in psicolinguistica del bilinguismo. È parte del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lussemburgo dove risiede da tempo. Già traduttrice e insegnante di italiano per stranieri, oggi collabora con varie riviste e blog culturali. Si interessa di migrazione, intercultura, alterità e diritti delle donne.
È autrice di due raccolte di racconti Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima (2015) e Terra, mare e altrove (2017), oltre che di un libro illustrato per bambini sulla musica Le avventure di Arpetta in versione bilingue (2017).
Questo è il suo primo romanzo.

domenica 23 febbraio 2020

IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi

Carissimi lettori e lettrici
oggi voglio parlarvi della lettura di un libro letto ieri: IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi, un libro acquistato senza conoscere l'autrice ma soltanto per la fiducia della casa editrice Feltrinelli.

Letto d'un fiato, una storia che ti prende e ti pone davanti al  rapporto madre/figlia. L'autrice fa parlare la madre con pacata rabbia per il silenzio che giorno dopo giorno si è creato tra loro, diventando una abisso invalicabile. Giulia, la madre, non si arrende, non sopporta che Mia, la figlia, butti la vita sprecando le proprie energie e capacità,  e se per ristabilire il loro legame deve rinunciare ai suoi segreti e disposta a farlo.

Ed ecco che Giulia inizia a scrivere, senza freni o inibizioni e la sua vita si trasforma in parole su un foglio bianco, come un diario di vita, parla della sua adolescenza, della scuola, degli amori, del  padre...svela anche i suoi segreti, le sue paure, le sue difficoltà. Una confessione totale per mostrare alla figlia che la vita non è perfezione, ma una lotta continua tra successi e no, tra  attese, sofferenze e difficoltà ... Per far capire che non  è di legno! Deve far cadere quel muro di legno di emozioni che si sono intrecciate tra madre e figlia, lei non è di legno e nemmeno Mia. 

L'autrice ha una scrittura elegante, calma , leggera e la storia ti entra nel cuore e la senti tua. È un romanzo che si basa sulle emozioni e con delicatezza Giulia Carcasi  apre la porta del cuore delle due donne, ci fa entrare  nella vita di due diverse generazioni, una storia al femminile che vi piacerà, ne sono certa.
Scheda libro:
Autore: Giulia Carcasi
Titolo: Io sono di legno
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 140

Sinossi:
Una madre e una figlia. La figlia tiene un diario e la madre lo legge. Alla storia di anaffettività, di sentimenti negati o traditi della giovane Mia, Giulia risponde con la propria storia segnata da quell'essere di legno" che sembra la malattia, il tormento di entrambe. È come se madre e figlia si scrutassero da lontano, o si spiassero, immobilizzate da una troppo severa autocoscienza. Bisogna tornare indietro. E Giulia lo fa. Torna a riflettere sulla giovinezza ferita dall'egoismo e dalla prepotenza di una sorella falsamente perbenista, sul culto delle apparenze della madre e sul conforto che le viene da una giovane monaca peruviana, Sofia. Torna a rivivere i primi passi da medico, fra corsie e sale operatorie, il matrimonio con un primario, la lunga attesa di una maternità sofferta e desiderata. Più la storia di Giulia si snoda nel buio del passato, più affiorano misteri che chiedono di essere sciolti. E il legno si ammorbidisce. Ma per madre e figlia l'incontro può solo avvenire a costo di pagare il prezzo di una verità difficile, fuori da ogni finzione.

giovedì 5 dicembre 2019

Il giudice e il suo boia di Friederich Durrenmatt


Il giudice e il suo boia 
di 
Friederich Durrenmatt
recensione di Maria Lucia Ferlisi
Barlach è stanco, ammalato, ma ha ancora un compito per porre fine alla sua carriera di commissario di Polizia, catturare Gatmann, un pluriomicida, spietato e sanguinario. Barlach aveva conosciuto quell'uomo, agli inizi della sua carriera da poliziotto e in preda ai fumi dell'alcool, in una bettola sul Bosforo,  hanno stretto una strana scommessa: essere in grado di compiere il delitto perfetto. Da oltre quarant'anni, Gatmann uccide, senza motivo, con efferata scelleratezza, e il commissario lo insegue nei suoi spostamenti nel vano tentativo di dimostrare che è lui l'assassino, senza mai riuscirci.
Viene trasferito a Berna, città natale, e dopo pochi giorni e viene ucciso l'ispettore di Polizia Schmied, ancora una volta si trova di fronte al boia. È stato lui a uccidere il poliziotto, le prove raccolte sembrano convergere su di lui, ma Gatmann è protetto dalla sua estrazione sociale e dagli amici potenti, è intoccabile!
Barlach sa che questa è la loro ultima sfida....

Un romanzo che procede lento, come il commissario, malato e vecchio, ma è solo una fredda apparenza, la trama è sottile, gioca su questo filo invisibile tra lo spietato assassino e il suo boia. 
Un gioco che tesse la trama sui personaggi, sulle loro fragilità, esaltata dalla scrittura perfetta dell'autore che ci conduce con maestria nei movimenti del commissario.
In quest'ultima partita, Barlach sviscera tutte le sue capacità per incastrare quell'essere spregevole che ha ucciso per capriccio, non in un impeto, ma solo per dimostrare la sua perfezione nell'eseguire i delitti, senza mai lasciare prove. Deve catturarlo, con o senza prove.
La morte aleggia nella trama, ma il vero filo conduttore del romanzo è questo gioco tra verità e menzogna, tra apparenza e realtà.
 Un romanzo giallo intriso fino all'osso del dramma esistenziale della vita e vi terrà incollati fino al termine.

Sinossi
Esiste il delitto perfetto? Gastmann, "demonio in forma umana", ne è convinto, e per dimostrarlo al commissario Bärlach - e vincere la temeraria scommessa fatta in una bettola sul Bosforo - getta uno sconosciuto dal ponte di Galata. Ormai i due sono incatenati l'uno all'altro. Per oltre quarant'anni il commissario seguirà imperterrito le orme di Gastmann, nel vano tentativo di fornire le prove dei delitti via via più audaci, efferati e sacrileghi che costui ha commesso per capriccio. Finché un giorno l'assassinio dell'ispettore Schmied della polizia di Berna - la città dove Bärlach è nato, e che lui chiama il suo "aureo sepolcro" - lo metterà nuovamente di fronte al suo nemico, e al sinistro viluppo di trame politiche e finanziarie di cui questi tira le fila. A Bärlach non resta molto da vivere: giusto il tempo di regolare i conti una volta per tutte. Ormai ha emesso il suo verdetto - ed è una condanna a morte. Quando Georges Simenon, che di noir se ne intendeva, lesse questo romanzo cupo, implacabile e lacerante, disse semplicemente: "Non so che età abbia l'autore. Se è alla sua prima prova, credo che farà strada".
Scheda Libro
Titolo:Il giudice e il suo boia
Autore:Friederich Durrenmatt
Casa Editrice: Feltrinelli
Pagine: 109

martedì 19 novembre 2019

Da qualche parte nel mondo di Chiara Cecilia Santamaria

Da qualche parte nel mondo
 di 
Chiara Cecilia Santamaria
recensione di 
Maria Lucia Ferlisi

Lara è una bambina che assiste al primo grande cambiamento della sua vita,nel giro di poche ore tutto cambia, deve lasciare la sua casa, la sua maglietta gialla preferita, i giochi, va a vivere con la madre in un albergo e non può più avvicinarsi all'abitazione. Il padre fa perdere le sue tracce e lei si ritrova sola con la madre annientata, che deve ricominciare un'altra vita, senza più agi, senza certezze e senza soldi.
Trovano in affitto un paio di stanze arredate malamente, mentre Adele si crogiola nel dolore, lei tampona il colore scolorito delle pareti con un'immagine di un cantante. Adele trova lavoro in una merceria, lei quando termina la scuola si reca presso un bar dove il titolare Elio la tiene d'occhio e le da consigli.
Nella sua vita per fortuna c'è Elena la sua amica di sempre, con lei condivide sentimenti, emozioni, speranze e delusione. Sono due amiche inseparabili e la sostiene quando all'improvviso comprende che quella non è la sua vita, lei non vuole diventare avvocato, come desidera la madre, non aspira alla ricchezza ed elevazioni sociale. Lei vuole dipingere, per questo va a Roma e poi a Londra.

Adesso vive, anche se tutto fa male, perché la vita è questa, non si può programmare, non si può edulcorare con i soldi. Si vive e basta. Si vive l'amore anche nella consapevolezza che farà male. Si vive per cercare se stessi anche attraverso gli errori. Perché la vita è davvero così

L'autrice scrive con chiarezza e ricercatezza, un romanzo di formazione che scivola leggero nella lettura. La storia di una crescita dolorosa e della forza per combattere un carico così pesante, si sbaglia, si cade, ci si fa del male, ma la ricerca di un cambiamento permane e si lotta per raggiungerlo, per avere quell'equilibrio di vita.
La scrittura di Chiara Cecilia Santamaria  è indagatrice e s'intrufola negli angoli della mente di Lara per far rivivere le sue debolezze, le sue ansie ma anche la sua determinazione.
Scheda libro
Autore:Chiara Cecilia Santamaria
Titolo:Da qualche parte nel mondo
Casa Editrice: Rizzoli
Pagine:427

Sinossi
Lara è esile, pallida, lo sguardo sfuggente di chi non si lascia addomesticare. Elena è forte, sorridente, due occhi nocciola che trasmettono calore. Una l’opposto dell’altra, ma sono inseparabili. Quando il padre ha abbandonato lei e sua mamma, Lara non ce l’avrebbe mai fatta senza Elena. Da quel giorno in cui, a scuola, si è schierata dalla sua parte contro tutti i compagni, sono inseparabili. E, anni dopo, quando Lara si trasferisce da Roma a Londra per inseguire l’amore e la carriera di pittrice, sono ancora le stesse amiche di sempre. Elena è lì, pronta a difenderla e a credere in lei. Ma, un giorno, qualcosa si mette fra loro due. Non se lo sarebbe mai immaginata, Lara, di trovarsi davanti a una scelta che cambierà le carte in tavola: fino a che punto è disposta a sacrificare la felicità della sua migliore amica per raggiungere la propria? Basta una sola decisione per cambiare irrimediabilmente la nostra vita e quella di chi amiamo. I sentimenti che ci trascinano con tutta la loro forza fanno paura. Ma, a volte, per scoprire davvero chi siamo, dobbiamo sacrificare anche ciò che non avremmo mai voluto perdere.

venerdì 8 novembre 2019

Amor che torni … di Lodovica San Guedoro


 Amor che torni …
di
Lodovica San Guedoro
recensione di 
Maria Lucia Ferlisi




Sono passati soltanto dieci giorni da quando Lodovica e Kasim, amanti, si sono lasciati. Una lunga e triste eternità, dove l'apatia e la tristezza avvolgono la donna, un amore, puro e toccante, è finito, ed anche se il marito la conforta, la sua anima è morta. Lodovica trascina la vita nella monotonia coniugale e nei problemi tecnici di vita famigliare.

La donna ripensa al suo romanzo “Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé ...”, dove ha narrato la travolgente passione per Kasim, amore giovane, in cui ha vissuto  una rinascita come donna e autrice, non ha vinto il premio Strega, a cui auspicava, ma i baci e il corpo giovane dell'amante l'hanno aiutata  a superare la forte delusione.

Quando tutto è perduto eccolo che lo rivede, vicino alle vie dove erano soliti incontrarsi, in un mercatino delle pulci, mentre era intenta a cercare un' aspirapolvere, ecco che lo intravede, è diverso, è smagrito, ma lo riconoscerebbe in mezzo a una moltitudine.  Gli corre incontro,   sfida tutte le giuste precauzioni per guardarlo da vicino, per scambiare poche parole con il suo amore.

Nel rientro a casa, la vita riprende a battere nel corpo di Lodovica, lui è vicino a lei, forse il loro amore così puro, può riprendere, nonostante l'addio definitivo avvenuto da pochi giorni.

Mentre gli operai stanno ristrutturando la sua casa, immergendola nella polvere, la sua mente è volta al viso smagrito del suo amore, adesso ha anche la barba, ha perso lo smalto di quando l'aveva conosciuto in quel giardinetto, diventato il loro rifugio, dove ogni albero contiene il respiro della loro passione.

Lodovica tentenna, vuole scrivergli, ma non vuole al tempo stesso rompere quel patto che suggellava la rottura dell'amore, alla fine cede e prende per pretesto il nuovo romanzo che ha iniziato, ha bisogno di sapere altro, una scusa che ha già funzionato e funziona anche adesso.

Si rivedono, lui è impacciato, la famiglia, la moglie gli tolgono ogni energia. Kasim è l'ombra di se stesso.

Lei ne è rattristata, si era anche preparata delle domande sulla guerra in Bosnia, paese dove lui è nato, dove i suoi occhi hanno assistito al terrore di quella guerra, lui, il suo amore musulmano, così diverso dal marito. Gli pone le domande e lui risponde mettendo a nudo la verità che si nasconde dietro ogni guerra.
La terza notte vennero. Vidi subito una grande luce abbagliante e persi conoscenza. Al risveglio, vidi ancora tutto bianco sopra di me: capii lentamente, a fatica, che era un soffitto. Mi trovavo in un ospedale:l’ospedale in cui ero stato portato dopo essere stato ferito e dove avevo trascorso tre giorni in coma. Le schegge della granata mi avevano colpito alla faccia, rompendomi denti e l’articolazione di una mandibola. L’onda d’urto mi aveva schiacciato le costole nei punti in cui, nella bandoliera, si trovavano i pezzi di ricambio…” Ero sempre più turbata, mi sentivo prossima a tremare... “Tua madre, tua madre come si comportò, quando ti svegliasti?”, lo interrogai con un fil di voce. “Piangeva…” “E dopo, a casa, nel tempo che seguì?”, domandai ancora, immaginando la disperazione più nera, immaginando che si strappasse i capelli, che la casa risuonasse dei suoi gemiti, dei suoi singhiozzi e delle sue grida per quel figlio bambino dato in pasto alla guerra, per il martirio di quel suo bambino innocente, che si buttasse per terra in predaalle convulsioni. Ma lui fu riservato, disse solo che certo sua madre era addolorata.

Kasim parla della sua esperienza, è un fiume in piena, parla del padre, dei caschi blu, della scelta di lasciare quell'inferno, lei ascolta, sorpresa e amareggiata. Soltanto ora scopre il passato straziante del suo amato.
Mi aveva ancora una volta sorpresa, mi aveva scossa di profonda meraviglia. In un’ora appena, mi aveva rivelato il suo essere, celato per un intero anno.

Gli incontri riprendono, i loro passati s'intrecciano e si legano in una nuova passione più consapevole, dove cercano di conoscersi a fondo.
Si incontrano, i pretesti sono sempre diversi, fuori o in casa e lei gli legge le pagine del suo romanzo in cui descrive la loro passione nei minimi particolari. Le mail si susseguono...e i racconti anche, e come se fosse un bambino gli legge "I ragazzi della via Paal", a lui che non ha mai ascoltato fiabe prima di addormentarsi. Il suo sguardo la ripaga di ogni momento trascorso insieme.
Gli incontri riprendono, i dubbi sono tanti, Kasim l'ama davvero, un quesito che le strazia l'anima, lui sembra spaventato, titubante, le sfugge, eppure la cerca, per poi sfuggire ancora..

L'autrice continua il resoconto preciso nei giorni, nelle ore e nei minuti di questa passione sconvolgente per Kasim, lo fa con la solita scrittura attenta, precisa, poetica e aulica. Anche questa volta trascina il lettore nella lettura di questa storia d'amore terrena e potente, e riesce a tramutare i gesti più insignificanti in momenti poetici che si coniugano con questo amore come un continuo presagio. Ancora una volta, la quarta per la precisione, il suo romanzo è candidato al Premio Strega. 

Lasciatevi trasportare nel mondo magico e poetico di Lodovica San Guedoro e troverete una donna che lotta con le ingiustizie della vita, come la sua difficoltà a entrare nell'olimpo della letteratura con la vittoria del Premio Strega o Viareggio, o semplicemente lotte di vita quotidiana, come lottare contro l'incapacità degli operai che ristrutturano la casa. Momenti di normalità, amarezza, gioia, tristezza, felicità, che s'intrecciano nel miracolo della vita, nei ricami delle parole dell'autrice con questa storia di amore extraconiugale, con un linguaggio aulico e penetrante.

Autore: Lodovica San Guedoro
Titolo: Amor che torni …
Editore: Felix Krull Editore
Pagine: 504

Sinossi
Amor che torni ...” è la continuazione di “Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé ...” e delle peripezie dei due amanti protagonisti: del loro errare e soffrire, cercarsi e sfuggirsi, ferirsi e amarsi, mille volte perdersi e ritrovarsi infine una sera di aprile, nel modo più inaspettato, prodigioso e fulmineo. Ha lo stesso respiro epico e insieme intimo, la stessa struggente dolcezza, la stessa potenza di sentimenti, le stesse grandi ali dispiegate nel sogno. Perché i due libri sono in verità un unico romanzo, una summa di tutte le storie d’amore mai scritte, di tutti i tormenti e le gioie d’amore mai vissuti, di tutta la psicologia amorosa descritta e sintomatologia amorosa rappresentata dall'inizio della storia umana, ma anche, e più d’ogni altra cosa, un paradigma dell’impossibile che si rivela possibile.

Breve estratto:
Come descrivere l’inesprimibile, particolarissima condizione del mio spirito dopo, il giorno seguente, i giorni e le settimane che si affastellarono su di me? Galleggiavo trasportata come una foglia semimorta dalla corrente dei giorni, senza peso, senza corpo. Il sangue era stato dato tutto. Dopo tutti quegli sforzi e quelle lotte per domare la mia sventura e riportarlo a me, le mie vene erano rimaste vuote. Avevo fatto l’impossibile. Avevo sostenuto tutte le lotte che c’erano da sostenere, usato tutti gli stratagemmi che si potevano usare. E ora seguiva un silenzio immoto. Ora non c’era più appiglio di speranza, ora la certezza era definitiva, ora non restavano più lotte da sostenere contro il destino, sperando disperatamente di capovolgere il suo decreto: il destino si era espresso a fondo, il suo verdetto era irreversibile, pur se pronunciato nella forma più dolce, soave e pacificatrice.
E come immaginare, come prevedere che quella mattina di maggio, ad appena dieci giorni dal memorabile, irrevocabile addio, me lo sarei visto improvvisamente riapparire davanti a poca distanza da casa mia?! …
Era il due, un sabato, e il quartiere, invaso dai mercatini, brulicava di gente. Ogni anno le stesse scene, lo stesso viavai, fra tavoli e banchetti subissati di ogni genere di paccottiglia rastrellata nelle cantine. Ogni anno rimanevo esterrefatta di fronte all’indecente bruttezza degli oggetti che erano capaci di riversarsi da case e ville dalle facciate spesso tanto contegnose o graziose. Ciò nonostante, anch’io m’inoltravo regolarmente tra quei tavoli e banchi, perché avevo il misterioso dono di scovare sempre qualche cosa di utile o di bello. Anche quella mattina avevo avuto occhio e fortuna e comprato, con quindici euro in tutto, un bel vestito azzurro di seta e un vestitino corto marrone di maglia, entrambi nuovi, che sarebbero andati ad arricchire il mio guardaroba estivo. Se, mentre volgevo i passi verso casa, non fossi stata assillata dal pensiero di un aspirapolvere, avvistato durante il mio giro sulla N. Strasse, e non avessi invertito la direzione per andare a chiedere quanto costasse, non sarei tornata a casa per la B. Strasse, la stradina dove abitava Lucia. E non vi sarei passata a quell’ora precisa … Malgrado il prezzo di dieci euro, fissato dalla coppia che lo aveva messo in vendita, fosse estremamente allettante, l’aspirapolvere in ottime condizioni e per di più di una marca pregevole e robusta che avevo già avuto modo di sperimentare quando vivevo a Vienna, non avevo infine potuto decidermi per l’acquisto senza il parere di Hans: perché un aspirapolvere lo avevamo già e, per mancanza di spazio in casa, avevamo persino messo in strada con il cartellino zuverschenken un secondo esemplare, nuovo di zecca, rivelatosi poco maneggevole, a dispetto dell’agile apparenza, che avevo comprato per mio uso personale. Avanzavo assorta sullo stretto marciapiede animato, galleggiando in una calma, atona deriva. E pur nella nebbia di quello stato onirico e vago in cui ero sospesa, pur essendo come disincarnata, sentivo di essere abbattuta, smarrita e priva di forze: sentivo di essere stanchissima.
Ad un tratto, proprio mentre giungevo all’altezza del cancello della mia amica, mi vidi sorridere dal noto viso … Ci separavano ancora diversi metri, quando era comparso nel mio campo visivo. Lo fissai incredula, come si fissa una visione. Con la sua vista soprannaturale, lui mi aveva individuata per primo, e chissà quanto marciapiede avevo percorso, inconsapevole, sotto il suo sguardo … Le mie percezioni e i miei sentimenti, per quasi tutta la breve durata dell’incontro, furono come avvolti in una membrana di opacità. Eppure vidi che era bello in modo conturbante, gli occhi grandi, verdi, splendenti, che, in quel momento, singolarmente, si modellarono in quel particolare selvaggio taglio inclinato slavo … Ma, quando fummo vicini, notai con ottuso stupore e tristezza che aveva la fronte solcata da rughe di fatica e stanchezza. Era solo, con lui non c’era moglie né bambino.
Potevamo, perciò, parlare. “Come stai?”, chiese, fermandosi. “Bene …”, risposi, fermandomi anch’io. “E tu?” “Bene …” Ci spostammo di lato. “Ma quindi non sei ancora partito …”, osservai, meravigliata. “Abbiamo rinviato al diciassette …” Aggiunse una frase frettolosa sulla moglie. Mi pare che nominasse il Kaufhof dell’Olympia Einkaufszentrum. Forse, avendo iniziato a lavorarvi da poco, Pamina non aveva ottenuto la vacanza su cui contava … “Starò via tre settimane …”, ci tenne a farmi sapere.

lunedì 21 ottobre 2019

Idda di Michela Marzano


Idda 
di 
Michela Marzano

recensione di 
Maria Lucia Ferlisi


                              Alessandra è una biologa, insegna presso l'Università di Parigi ed ha un fidanzato Pierre, un compagno incapace di fare del male, un lavoro con le piante che non hanno bisogno di nessuno, come lei. Non vuole figli, non vuole legami così forti e dipendenti. 
La sua vita scorre tranquilla e protetta in questa bolla che la protegge dagli altri e soprattutto dal dolore passato e  la preserva da quello futuro. Alessandra non vuole fare pace con il passato, ha preferito tagliere i ponti e vivere escludendo la sua famiglia o ciò che è rimasto nel Salento, la distanza la protegge e la fa stare bene. 
Forse.

Annie, la madre di Pierre, ha i segni della demenza e dopo che la badante le ha dissipato i soldi risparmi di una vita, Alessandra e Pierre devono affrontare la scelta di inserirla in una casa di riposo. 
Alessandra adesso deve svuotare la casa di Annie, inscatolare, buttare, tenere o regalare, un lavoro che la mette in contatto con Annie, con il suo passato , con l'amore per il padre di Pierre, con l'amore per il figlio.

 I ricordi riaffiorano e con loro anche i ricordi personali di Alessandra. 

Si pone mille domande sulla demenza, su che cosa rimane di noi, del nostro passato quando la memoria ci abbandona, lo chiede ai medici, ma lo chiede soprattutto a se stessa.
Tra ricordi non suoi, mette in discussione il proprio amore, e sente per la prima volta, dopo anni, il bisogno di ritornare a casa, in Puglia, deve ripercorrere la propria vita, comprendere il suo di amore e riappropriarsi del suo passato, mettere mano in quella ferita da cui si è allontanata, perché non si può vivere in una bolla protettiva e dobbiamo sapere cosa resta di noi.

L'autrice Michela Marzano affronta il tema delicato, spesso ignorato, della demenza senile, lo fa con delicatezza, intrecciando le due vite quelle di Annie e Alessandra, scava tra i ricordi e la memoria del passato e del presente che si scontrano. 

Attraverso la protagonista è implicito il messaggio a non scegliere la strada più semplice di chiudere gli occhi, come fa lei, ma invita tutti ad affrontare le emozioni, i sentimenti anche quando fanno male.

Una trama avvolgente, sincera, obiettiva e penetrante della sfera affettiva. 

Scandaglia,  esplora, cataloga e comprende che le emozioni, i sentimenti negativi o positivi, devono essere affrontate nel bene o nel male, non serve allontanarsi, perché prima o poi il passato riaffiora e ci mette di fronte allo specchio dei ricordi. 

Solo affrontando il passato, avere la consapevolezza delle radici e delle tracce che hanno lasciato su di noi, solo in questo modo possiamo andare avanti e comprendere cosa resta di noi quando la memoria ci abbandonerà. Sapere chi siamo è indispensabile, è un dono per chi resta.
Un romanzo che vi rimarrà nel cuore 

SCHEDA LIBRO
Autore: Michela Marzano
Titolo: Idda
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 235

SINOSSI
Alessandra è una biologa che insegna a Parigi, dove abita con Pierre. Da anni non va nel Salento, il luogo in cui è nata e che ha lasciato dopo un evento drammatico, perché non riesce a fare i conti con le ombre della sua famiglia. Quando Annie, l'anziana madre di Pierre, è ricoverata in una clinica perché sta progressivamente perdendo la memoria, Alessandra è costretta a rimettere tutto in discussione. 

Chi siamo quando pezzi interi della nostra vita scivolano via? Che cosa resta di noi? Svuotando la casa della suocera, che deve essere messa in vendita, Alessandra entra nell'universo di questa stenodattilografa degli anni Quaranta, e pian piano ne ricostruisce la quotidianità, come fosse l'unico modo per sapere chi era, adesso che smarrendosi Annie sembra essere diventata un'altra. Nel rapporto con lei, ogni giorno più intimo, Alessandra si sente dopo tanto tempo di nuovo figlia, e d'improvviso riaffiorano le parole dell'infanzia e i ricordi che aveva soffocato. È grazie a 'idda', ad Annie, che ora può affrontarli, tornando là dove tutto è cominciato. Bisogna attraversare le macerie, recuperare la propria storia, per scoprire che l'amore sopravvive all'oblio.


lunedì 7 ottobre 2019

Marìa di Nadia Fusini



Marìa 
di 
Nadia Fusini

recensione di 
Maria Lucia Ferlisi


Marìa una donna dolce nell'aspetto e nel movimento, eppure ha commesso un delitto. Si  presenta nel commissariato per confessare il crimine commesso, tra lo stupore dell'appuntato di polizia  Santini, incaricato di redigere la confessione della donna. 
Ne rimane ammaliato e desidera sapere ogni cosa di quella donna, mesta e orgogliosa, semplice ma pervasa da una grande umanità. Racconta la sua storia da quando si è innamorata di Giovanni, violento e prevaricatore, ma lei lo segue pensa che la violenza sia dovuta al dolore che ha nell'animo e che esplode in questo modo,  anche nell'intimità è violento, ma lei ormai è legata a lui. Marìa ne subisce la violenza e le angherie, senza protestare come un fato da accettare...
Una storia forte, triste che tratteggia con consapevolezza la violenza che subisce Marìa, talmente reale che sembra una delle tante donne vittime di violenza che leggiamo sui giornali. 

La scrittura dell'autrice Nadia Fusini è perfetta, ci pone davanti alla protagonista e ne scandaglia in modo preciso e attento tutte le reazioni psicologiche che portano una donna ad arrivare a comprendere che di fronte al male della violenza di un uomo non ci sono molte soluzioni. La voce narrante ci aiuta a comprendere l'animo innocente di questa donna. 

Un romanzo da leggere per la caratterizzazione del personaggio di Marìa e per la bravura nell'aver affrontato questo tema delicato in maniera così realistica che ci sembra di essere all'interno di quel commissariato ad ascoltare anche noi la confessione di Marìa, impotenti, ma consapevoli di quanto sia dura per lei uscire da quella spirale di violenza di cui è stata vittima.

SCHEDA LIBRO
Titolo: Marìa
Autrice: Nadia Fusini
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 130
SINOSSI
«Sono venuta a confessare un delitto».  È una creatura docile e gentile a proferire questa frase terrificante. Si chiama María, ha la fissità di una statua e negli occhi una luce ardente, la stessa dell’isola da cui proviene. L’agente di polizia che in Questura redige la confessione, pur intuendone la pericolosa ambiguità, resta ammaliato e desidera immediatamente conoscere ogni cosa di lei – forse perché, a volte, orientarsi nella vita di una donna significa per un uomo avvicinarsi con ostinazione a se stesso.

 Fra l’aspirazione al divino e la condanna di avere un corpo, María racconta la sua storia. E rievoca quando rinunciò a tutto per andare a vivere con quello che sarebbe diventato suo marito e insieme il suo carceriere: le loro notti di amore accanito e la vergogna del giorno dopo, la gabbia della gelosia e il miracolo della libertà che non si compie mai. Ammette di essere finita nel labirinto di una passione tanto ineluttabile quanto assassina. Adesso sta scappando, alla ricerca del suo unico figlio. 

Nadia Fusini, dopo aver prestato la voce a Virginia Woolf ed Emily Dickinson, Mary Shelley, Katherine Mansfield e Sylvia Plath, disegna una figura di donna che resterà a lungo nella mente del lettore. Con appassionata intensità e nitido rigore, ci guida nei tormenti di una storia d’amore in cui verità e menzogna si spartiscono quel niente che il destino lascia nelle mani degli uomini. E delle donne.