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venerdì 6 luglio 2018

Appunti per un naufragio di Davide Enia

Appunti per un naufragio
di
Davide Enia
recensione di
Maria Lucia Ferlisi

In Sicilia i rapporti tra padre e figlio non sono semplici, sono basati soprattutto sul silenzio, un atteggiamento da maschio, il dialogo è cose da fimmina.

Davie Enia, vuole rompere questo tabù ed è per questo motivo che invita suo padre a unirsi al suo viaggio a Lampedusa.

Il padre dell'autore è un medico cardiologo in pensione, anche con il fratello, medico anche lui, mantiene lo stesso tipo di rapporto: una parola è poca, due sono assaie.

Questo silenzio perdura anche quando suo fratello si ammala di cancro. Fatica non solo ad andarlo a trovare, ma a sentirlo per telefono.

Eppure sono sempre stati uniti,  suo padre sa bene il motivo per cui non riesce ad affrontare il fratello e presto lo scoprirà anche il figlio, che invece sente lo zio quotidianamente.

Una storia intima sul rapporto genitoriale, e sull'approccio con i familiari malati di cancro.

Un dolore privato che s'intreccia con il dolore collettivo dei migranti.

Lampedusa è un luogo dimenticato da tutti, lontano dalla Sicilia e dal resto d'Italia. Improvvisamente i suoi abitanti sono stati travolti dalla tragicità degli eventi.
A Lampedusa, un pescatore mi aveva detto:
 Sai che pesce è tornato? Le spigole
E sai perché le spigole sono tornate in mare? Sai di cosa si nutrono? Ecco

In una giornata con il mare azzurro e tranquillo,  è diventato a chiazze, tante chiazze scure,  tante sagome, piccole e grandi galleggiavano nel mare, vicinissime alle rive. 
Tanti corpi senza vita. 368 corpi galleggiavano inanimate in quel limpido mare azzurro e cristallino.
Il silenzio dei morti ha invaso l'isola. Ma è stato solo un attimo di giusto e dovuto smarrimento.

Poi il senso di umanità è scattato in tutti gli abitanti, in pochi attimi la frenesia di salvare vite ha preso il sopravvento, c'era chi formava catene umane per aiutare i sopravvissuti, chi raccoglieva i morti e li allineava nel molo, chi correva a prendere in casa coperte, acqua...

L'isola si è animata senza alcuna conoscenza di soccorso, ma solo dettata da quel senso di umanità che cerca di salvare vite umane. Quante più è possibile.
Il corpo è un diario in cui è possibile leggere cosa è accaduto negli ultimi giorni di vita. La rigidità di alcuni muscoli racconta una forzata privazione dell'acqua, La presenza di poca carne nella gabbia toracica testimonia la mancata alimentazione per lunghi periodi. Nelle lesioni riportate ci sono segni visibili di una violenza inaudita, patita o prima di salpare, nei carceri libici, o sul barcone stesso...

C'è anche il vecchio custode del cimitero che da degna sepoltura ai morti, e cerca un posto più intimo per le donne, piantando oleandri per dare ombra e riservatezza, perché la pietas per i morti esiste ancora e Lampedusa ne è la prova certa.

Un racconto straziante quello di Davide Enia, a parlare sono gli operatori, gli abitanti, la guardia costiera, i sanitari.. e tutti vivono come in uno stato di guerra.


Un romanzo che vi farà luce sulle verità non dette dei salvataggi, un libro che vi farà piangere e riflettere.

Questo libro contiene verità, non parla per sentito dire, sono parole vere di chi per primo ha prestato soccorso, prima dell'avvento dei giornalisti e dei riflettori che ha portato in primo piano la morte dei trecento disperati che cercavano soltanto una possibilità di vita migliore.

Un resoconto dettagliato e tristemente reale che ci mette di fronte alla morte di tante persone.

Un'emorragia che non ha fine. Che si ripete da prima che i media si accorgessero che i migranti muoiono e che continua, nell'indifferenza, ma solo di chi vive nei luoghi dove avvengono le morti.

Se soltanto si fermassero ad ascoltare le testimonianze di chi vive lì, ed affronta giorno dopo giorno la solidarietà, senza ricevere gloria, ma soltanto perché è la cosa giusta da fare.

L'autore ci mette di fronte a questa realtà senza pietismo, senza enfasi, senza polemiche, ma con un ritmo da cronaca giornalistica.


Ci narra di un dolore, difficile da dimostrare, perché è il dolore dei migranti, il nostro lo è di riflesso, ma sono loro i protagonisti e finora nessuno di loro è stato intervistato, nessuno di loro ha rielaborato il lutto. Ognuno di loro nasconde la propria tragedia nel cuore. A noi spetta il compito di ascoltare il loro dolore e comprenderlo.

Questa è la realtà che vi piaccia o no, se volete vederla o no. I migranti morivano, muoiono e moriranno ancora, finché ci saranno persone che alzano muri e chiudono confini.
Scheda libro
Autor: Davide Enia
Titolo: Appunti per un naufragio
Casa Editrice: Sellerio
Pagine: 211

Sinossi
Lampedusa, da lepas, lo scoglio eroso dalla furia degli elementi, che resiste nella vastità del mare aperto. Oppure Lampedusa da lampas, la fiaccola che risplende nel buio, che sconfigge l’oscurità. Su questa isola protesa a sud, tra Africa e Europa, Davide Enia guarda in faccia chi arriva e chi attende, e narra la storia di un naufragio individuale e collettivo.

Da un lato una moltitudine in movimento, che attraversa intere nazioni e poi il Mar Mediterraneo, in condizioni al di là di ogni immaginazione. Dall’altro, a cercare di accoglierla, un pugno di uomini e donne sul confine di un’epoca e di un continente. Nel mezzo si è posto l’autore stesso, per raccontare la scoperta di ciò che accade davvero in mare e in terra, e il fallimento delle parole che si inabissano nel tentativo di comprendere i paradossi del presente.

A partire da una forte esperienza, dal toccare con mano la disumana tragedia degli sbarchi, Enia dà voce ai volontari, agli amici d’infanzia, alle testimonianze dei ragazzi che approdano miracolosamente sull’isola. E mette a nudo le conseguenze emotive di questa realtà toccante e sconcertante, soprattutto nel rapporto con il padre, medico da poco in pensione, che accetta di recarsi con lui a Lampedusa.

Ritrovarsi assieme a testimoniare il dolore pubblico di quelli che approdano e di coloro che li salvano dalla morte, accanto a quello privato della malattia dello zio, li spinge a reinventare un rapporto, a forgiare un nuovo e inedito dialogo che si sostituisce ai silenzi del passato.

«Ho frequentato Lampedusa per anni. Ho visto sbarcarvi qualche migliaio di persone, ho incontrato il personale medico e gli uomini della Guardia Costiera, ho mangiato a casa dei residenti, sono uscito in barca con i pescatori, ho ascoltato ragazzi sopravvissuti alla traversata e ho dialogato con i testimoni diretti».


In Appunti per un naufragio emerge la vera storia di persone accomunate dall’esperienza della fragilità della vita, che come una rivelazione spinge ognuno verso un nuovo approdo, verso l’ascolto e la scoperta dell’altro.

mercoledì 27 giugno 2018

Suonetti di Mechi Cena e Francesco Michi

                                                              Suonetti 
di
 Mechi Cena e Francesco Michi
brevi racconti del sonoro

recensione di Ferlisi Maria Lucia

Questo libro è nato da un'idea radiofonica come dicono gli stessi autori:
I “Suonetti” sono testi scritti per la radio, e sono stati trasmessi dal 2011 al 2012 nel palinsesto notturno delle trasmissioni della Rete 2 della Radio Svizzera in lingua italiana, esattamente alle 23:58 (dopo il radiogiornale). Il nome “Suonetti” dato al programma e dunque anche genericamente ai testi che venivano letti, non dipende dall’adozione di una particolare forma poetica, ma semplicemente dal fatto che i nostri racconti, brevissimi, sul suono avrebbero sostituito, nel palinsesto, la lettura giornaliera dei “Sonetti” di Shakespeare.
Per nove mesi abbiamo dato la buonanotte agli ascoltatori

Il sonoro, il suono appartiene al mondo della musica, un pensiero che divide quasi in due il mondo, da una parte la musica, dall'altra tutto il resto, quasi una sorta di guerra tra il suono e il silenzio. Questo pensiero si genera perché non siamo più abituati ad ascoltare. Preferiamo leggere o ascoltare musica attraverso impianti magari anche sofisticati, perché così cogliamo meglio l'essenza del suono.

Sbagliate. Non è questo il modo per accedere alla musicalità del mondo, alla perfezione tra mondo musicale ed anima. Non c'è bisogno di strumenti. Non abbiamo bisogno di CD, ne di vecchi giradischi. La musica quella che si accomuna con noi è dettata dalla natura che ci circonda. 

Bisogna soltanto essere pronti per ascoltarla e recepirla. 

Non discuto in termini accademici del significato di questo romanzo sonoro. Vi trasmetto ciò che è arrivato a me, al termine della lettura. Ha risvegliato ricordi, suoni del passato e del presente che si mescolano, regalandomi sorrisi e ricordi dimenticati.

Il lavoro di questo romanzo di trame sonore sono piccole gocce di emozioni musicali che spaziano nel tempo e fluttuano nei nostri cuori.
Anche suo padre ne aveva uno e un giorno ce l’aveva portato. Era l’eredita. L’unica rimasta. Mettiti qui e non ti muovere≫, gli aveva detto.
Poi si era allontanato ed aveva cominciato a urlare. Gli urli gli arrivavano prima da destra, poi da sinistra, poi da tutte e due le direzioni, poi da dentro il bosco, senza che lui simuovesse.La voce, come una pallina da flipper, rimbalzava sugli alberi.E bellissimo≫, grido. ≪Domani li abbattiamo≫, rispose il padre dall’altra parte,che ci paghiamo l’universita per tua sorella.≫


Suoni onomatopeici che distrattamente stiamo dimenticando, in questa società che va di fretta, e non ha tempo per fermarsi ed ascoltare.

 A-scol- ta-re. 

Rallentare il ritmo, e sentire, percepire, sentire, prestare attenzione:

I bassi roboanti del cinema all'aperto,
il rumore dei sacchetti delle patatine,
il click dello sportello della lavatrice,
il ding del forno
il sibilo del bollitore,
il cicaleccio delle comari nei cortili,
la goccia del lavandino, indisturbata e presuntuosa,
il suono del logorroico,
il suono dei cingoli dei carri armati,
il suono degli aerei e delle esplosioni,
le “esse” disegnate nel lago tronche e mozze come ruggine sulla lingua.
il contrasto tra il rumore e il silenzio.
...

Potrei continuare, ma vi toglierei la voglia di leggere voi stessi questo romanzo che  vi farà oscillare nel tempo, nella natura, nello spazio per cogliere anche il suono del sasso lanciato sulla sulla luna.

Questo libro di sonetti sonori o di piccole trame sonore, vi porta indietro nel tempo, quando avevamo tempo per ascoltare. Non abbiamo bisogno di un'orchestra, limitiamoci a sentire, percepire i suoni che la natura ci offre.

Gli autori hanno scelto questo approccio perché la radio è il mezzo che più si presta all'ascolto, soprattutto la sera, quando abbandoniamo il ritmo della frenesia e stanchi e assonnati, leggiamo un libro o ascoltiamo la radio, quella che trasmette piccole pillole di emozioni.


Di seguito un piccolo suono, una piccola trama sonora tra le tante del libro dei due autori.

Lasagne di cose
Tutto nella mia casa si copre di polvere e si stratifica.Un foglio con qualche appunto, un filo di polvere, con sopraun libro, con sopra polvere, e poi una camicia, una foto, deinastri magnetici. E sopra ancora una tazzina sporca di caffè. Euna biro.Non ci bado nemmeno più. Aggiungo, appoggio altre cose.A volte estraggo qualcosa da sotto e lascio li la mia pasta alforno, la mia lasagna di cose, inframezzata dalla polvere comebesciamella. Pile, strati di cose, di oggetti. Uno sopra l’altro.Appoggiati.Trascurati.Sara per questo che amo i suoni.Sono concreti, pero durano solo quanto devono durare e poisvaniscono.Restano nella memoria, sono puliti e non si impolverano.

Scheda Libro
Autore: Mechi Cena e Francesco Michi
Titolo: Suonetti
Casa Editrice:Le mezzelane
Pagine:  224

Sinossi
Sappiamo ancora ascoltare, decifrare i segni del mondo?
Ascoltare, sentire, è una scelta, un atto creativo e questi 180 “brevi racconti del sonoro” ci ricordano come fare.
L'essere umano si annuncia al mondo con un suono, non importa se è un colpo di clacson o il vagito di quando si nasce. Gli esseri umani dicono “sono qui” con un suono o un rumore.
La necessità di segnalare la propria presenza deriva dal fatto che l'essere umano è un animale sociale, e i suoni – anche quelli non emessi intenzionalmente – mantengono nel corso della sua esistenza un'importanza fondamentale. Ascoltare, dunque, è l'atto primitivo (nel senso di primo ed essenziale) del comprendere il mondo e dell'orizzontare le proprie azioni o reazioni in esso.
I suoni quotidiani raccontano di noi al mondo, segnalano la nostra esistenza in vita. Dicono se non proprio tutto, almeno tanto di noi.
Ma sappiamo ancora ascoltare? Decifrare i segnali del mondo?
Chi è stato al concerto di un coro, o di una orchestra sa che è possibile “sintonizzarsi” su una voce o su uno strumento e, in qualche modo, tirarlo “fuori” dall'insieme.
È proprio questo il concetto di ascolto espresso in questi 180 “brevi racconti del sonoro”: ascoltare, sentire, è una scelta, un atto creativo, volontario o meno, culturale o meno.
Ma se, come è dimostrato, perfino il battito cardiaco degli amanti si sincronizza; se come sostiene lo storico William McNeill “il movimento ritmico sincronizzato - e i sentimenti condivisi che evoca - è una forza potente nel tenere insieme i gruppi umani”, possiamo ancora dimenticarci di ascoltare?
Perché, talvolta, il silenzio o la sordità assomigliano troppo all'aria di un abbraccio vuoto.
.



lunedì 25 giugno 2018

Neve in Agosto di Pete Hamill

Carissime amiche ed amici lettori
credete nella magia e nella fantasia? Pensate che possa esserci un "eroe" che riporta l'ordine nella vita?

Allora questo è il romanzo giusto per voi: Neve in Agosto. 

Già il titolo vi preannuncia che è un romanzo di fantasia, ma non è solo quello, è un libro che parla al cuore e vi dice:
"non fermatevi alle apparenze, prima di giudicare, fermatevi, approfondite la conoscenza e studiate".

Un romanzo ambientato nel dopoguerra americano, dove il disprezzo per gli Ebrei, nonostante l'olocausto, è ancora viscido, strisciante, odioso e tragico. Un romanzo attualissimo per i nostri giorni, come un monito, fa riflettere, e invita alla pace.

I messaggi giungono mescolati alla fiaba ed alla fantasia, ma non per questo meno forti o potenti.

Ci parla dei bulli, del loro disprezzo, della loro forza perché in branco ed esplodono la loro rabbia sui vecchi, massacrandoli di botte e verso il personaggio del nostro romanzo ancora ingenuo ed aperto alla vita, in bilico tra la conoscenza e l'adesione al branco.

Ci parla dei quartieri poveri e diseredati, abbandonati dalle istituzioni e per questo terreno fertile per gli aspiranti delinquenti.

L'inizio del romanzo è simile alle fiabe:
C'era una volta (era una mattina di sabato fredda e luminosa), in un sobborgo di case popolari, fabbriche e tram sulle pendici occidentali del quartiere di Brooklyn, un ragazzo chiamato Michael Devlin che si sveglio nel buio della sua stanza........
Ma quella mattina era diverso. Per via della luce. La sua stanza all'ultimo piano di una casa popolare al 378 di Ellisono Aveneu, era allo stesso tempi oscura e brillante. Minuscole perle argentate luccicavano  tra le ombre azzurre.....
Appena letto l'incipit capirete che questo è un romanzo straordinario, il mio pensiero è stato:
"come vorrei essere così brava a scrivere". 

Questo è un romanzo straordinario per la capacità letterario dell'autore Pete Hamill di giungere al cuore del lettore e parlargli di temi scottanti, duri e difficili. La mano sapiente dello scrittore sa come colpire il lettore, avvinghiarlo nelle spire della trama e farlo riflettere. 

Michael, questo ragazzino, che si apre all'adolescenza, cerca di capire la realtà, e si apre alla  vita. È cattolico, ma questo non lo ferma dal comprendere anche l'ebraismo. Per caso durante una tormenta di neve conosce un rabbino, ne nasce una forte amicizia, di scambio culturale diremmo oggi, lui gli insegna lo yiddish, il ragazzo ricambia insegnandogli l'inglese.

Qualche pagina risulterà difficile per le parole straniere usate, ma l'incanto di questa favola rimane tutta, ci descrive la realtà dei quartieri popolari abbandonati, dove è facile che cresca la rabbia,  dove le paure si trasformano in odio.

Ma come tutte le favole c'è il personaggio che ci apre la porta della conoscenza, per comprendere gli animi del nostro prossimo, che ci invita a non fermarci a scegliere la vita del branco, ma a pensare con la propria testa, costi quel che costi.

E come in tutte le favole c'è sempre un super eroe che sovviene ad aiutarci e a farci comprendere come è bella vita. E come dice l'autore nella prefazione:
Un ebreo non può vivere senza miracoli. 
(proverbio ydiidsh)

Scheda libro
Autore: Pete Hamill
Titolo: Neve in Agosto
Casa editrice: Salani
Pagine: 298


Sinossi
Brooklyn, 1946. Michael Devlin, un ragazzino irlandese di undici anni, vive con la madre in un casermone popolare. Il padre è morto in guerra, in Belgio. Nel mondo di Michael, il mondo del quartiere, della parrocchia, degli immigrati irlandesi, italiani e polacchi, dei fumetti e dei film d'avventura, entra all'improvviso una figura inaspettata: un rabbino di Praga, scampato all'Olocausto e assegnato alla misera sinagoga di Brooklyn. Nasce una belllissima amicizia: il rabbino racconta le leggende della magica città di Praga e il ragazzino gli insegna altri misteri, quelli della lingua inglese e della realtà dell'America e del baseball.

lunedì 18 giugno 2018

Di niente e di nessuno di Dario Levantino

Cari lettori e lettrici eccomi qui
a raccontarvi di un libro che mi è piaciuto molto. Si tratta di un romanzo di un emergente Dario Levantino  che con "Di niente e di nessuno" è stato pubblicato da una casa editrice che stimo molto: Fazi editore.

Rosario è un adolescente che ama la mitologia classica, e vive nel quartiere periferico del Brancaccio , 
"un aborto umano, un non luogo"
a Palermo. Ha ereditato questo brutto nome per colpa della madre, il cui nonno, morto nel terremoto del Belice,  non ha mai conosciuto, ma ne ha solo sentito parlare con enfasi dalla madre, a Rosario è toccato  il nome e un trofeo di calcio. 

Vive una vita di stenti, la madre non lavora, silenziosa, sognava di fare la sarta, ma poi si è sposata , e con  il marito sono finiti tutti i suoi sogni. Suo padre avrebbe voluto chiamarlo Jonathan che, secondo lui, stava bene con il suo cognome importante: Altieri.
un binomio di parole che avrebbe sprigionato un certo brio, anziché la pesantezza del mio vero nome, rosario Altieri: una mitragliata di erre come il rumore rauco di una lambretta.
Suo padre gestisce un negozio che vende integratori per sportivi, più o meno legali, è il negozio più fornito di articoli di Body-building. Ma anche se il lavoro è tanto, le entrate in casa sono misere. 

Rosa' frequenta il Liceo Scientifico, non ha amici, nessuno l'invita alle feste. 

Rosario riesce ad entrare nella squadra Virtus del suo quartiere, e deve scontrarsi con l'altro arbitro Totò, che vive  in combutta con i giovani teppisti della zona.

Conosce anche una ragazza Anna, nasce una storia d'amore, da tenere nascosta, perché lei è la ragazza del portiere della Virtus. 

Scopre anche quanto sia bugiardo il padre, e  quanto sia difficile il rapporto familiare.
allora non devi piangere. Papà fa tardi al lavoro per guadagnare i soldi e comprare la barca
Non avrei mai visto alcuna barca, né in futuro prossimo né mai, ma allora ci credevo eccome, a quella storia. 

Non vi svelo altro, è un libro che non deve mancare nelle vostre letture estive.

L'autore Dario Levantino si propone al grande pubblico dei lettori con un romanzo forte, di formazione che trova corretta la sua collocazione all'interno delle scuole perché parla come loro e affronta problematiche a loro vicine. 

Il linguaggio è asciutto, duro, in alcuni punti può apparire scurrile, ma i giovani del Brancaccio, i teppisti, non usano parole dolci ed eleganti, il loro è un linguaggio scurrile e così deve essere trasmesso ai lettori.

 È un libro verità, sulle difficoltà dei giovani a vivere correttamente, a essere accettati per quello che sono, nella società di oggi,  e l'autore con irruenza e determinazione ci conduce nella vita di Rosario, ed in quella della madre, passata e presente. Ha saputo intrecciare una storia di vita dura, una storia di soprusi, di violenza domestica, di bugie, di stenti. 
Una storia da leggere per riflettere, per imparare che nella vita vi sono giovani in difficoltà, ma che sanno comportarsi meglio degli adulti. sanno essere più corretti ed onesti di loro.

Scheda libro
Autore: Dario Levantino
Titolo: Di niente e di nessuno
Casa editrice: Fazi editore
Pagine: 119
 Sinossi
Brancaccio, periferia di Palermo. Rosario è un adolescente solitario con la passione per la mitologia classica e il mare. Il padre, cinico e bugiardo, ha un negozio di integratori per sportivi in cui gestisce lo smercio illecito di sostanze stupefacenti; la madre, accudente e remissiva, dedica tutto il proprio tempo alla cura della casa e della famiglia.

 Solo di tanto in tanto, la donna si concede una pausa per lucidare il trofeo vinto come miglior portiere da nonno Rosario, morto prematuramente nel terremoto del Belice del 1968. Quando, per accontentare un inconfessato desiderio della madre, il ragazzo decide di giocare in quello stesso ruolo con la squadra di quartiere, il percorso che lo condurrà all’età adulta ha inizio: tra i pestaggi, la scoperta dell’amore e il disincanto, Rosario troverà la forza di emanciparsi dalla violenza e dalla menzogna che da sempre hanno oppresso la sua vita.

Un’intensa storia di formazione condotta con la voce, spietata e dolcissima, di un adolescente che lotta per sovvertire i morbosi equilibri di una famiglia infelice. Un giovane autore dalla scrittura agile e peculiare capace di raccontare la paura e l’audacia di un ragazzo che, nel Sud passionale e violento delle periferie, ha il coraggio di diventare un uomo.

martedì 5 giugno 2018

L'isola di Corentin di Cristiano Pedrini


L'isola di Corentin 
di 
Cristiano Pedrini

recensione di Ferlisi Maria Lucia

A 19 anni hai tutto dalla vita, sei giovane, pieno di speranze e di vita, Corentin lo sa bene, anche se è rimasto solo, prima la perdita dei genitori, poi del nonno, adesso gli rimane solo la speranza, anche se spesso vacilla. 

Abbandona tutto, lascia la sua città per recarsi in un luogo di ricordi, una piccola eredità lasciata dal nonno, una libreria all'interno di un battello ormeggiato nella Senna nel quartiere Quai delle Tuileries, da cui si intravede il Louvre. 

Una libreria specializzata nella vendita di fiabe, proveniente da tutto il mondo, suo nonno l'ha chiamata Monet Verde, un piccolo gioiello che galleggia nella Senna.

Corentin si rifugia in questo quartiere, dove incontra persone che lo sostengono e l'aiutano, soprattutto nel suo sogno, ha scritto un libro e sogna di diventare famoso. Ma non è facile, le librerie rifiutano il romanzo. Corentin non si scoraggia ed accetta un lavoro, dovrà fare da modello per un noto pittore: Flavie Cosse'.
  E come pensa di realizzarla? Cosa, insomma...come vuole ritrarmi. < Desidero solo catturare la luce che riesce a preservare tua figura ciò che la circonda» rispose candidamente Flavie 
Questo incontro è determinante per il ragazzo, attraverso la pittura Corentin comprende se stesso, Flavie lo libera da tante paure e soprattutto lo aiuta ad accettare quella parte di sé che rifugge, che non vuole accettare. 

Flavie lo aiuta ad aprirsi e a smettere di usare la sua isola dove escludere la realtà che lo circonda,  Corentin deve allargare il suo cuore alla realtà e alla consapevolezza di sé. 

 Corentin deve accettarsi e amarsi, l'unica via per combattere ed affrontare la realtà esterna.

Lui ama Bastien, un suo compagno di classe. 
Chissà ora come stava Bastien… Probabilmente aveva finito con il dimenticarsi di quel ragazzetto timido e scostante che a quel semplice gesto aveva risposto con la paura dandosela a gambe e a distanza di mesi le cose non erano cambiate poi molto, anzi, sentiva quei suoi punti deboli erano intatti, ancor anzi, di più, mitigati dalla pericolosa illusione che aver incontrato sulla sua strada persone come Colberte Madame Touillerie l’avrebbe messo al riparo  da spiacevoli conseguenze del suo carattere spiacevoli conseguenze del suo carattere.
Accettare il proprio corpo che si mette a nudo per essere ritratto lo porta alla consapevolezza del suo amore ed alla accettazione della sua diversità. Riuscirà adesso a ritrovare il suo amore Bastien?

La scrittura di Cristiano Pedrini ancora una volta mette in luce un amore contrastato dai dubbi, dalla paura, dalla mancata apertura mentale delle persone che non accettano gli amori arcobaleno. 

Il personaggio di Corentin  esprime in pieno le difficoltà che si incontrano lungo la strada, ma non solo, la battaglia più dura d'affrontare è sempre verso se stessi. Non è facile accettarsi, comprendere che si ama una persona dello stesso sesso. 
Ci vuole tanta forza interiore, solo in questo modo puoi affrontare la realtà esterna.

Con uno stile garbato ci conduce nell'isola di Corentin con delicatezza per arrivare alla crescita personale del personaggio, tra pennellate e libri di favole.

Un romanzo che affronta un tema delicato come l'amore tra due ragazzi, ma la scrittura di Cristiano è sempre attenta, leggera  degna di un romanzo rosa.

Un romanzo avvolto nei colori, nei sogni e nelle speranze che ci regala una storia di fiducia e superamento dei limiti di ognuno di noi.

Un romanzo d'amore e d'ottimismo, di emozioni e di formazione, di fiducia e di scelte.


SINOSSI
Corentin ha la sua isola, quel luogo sicuro nel quale si protegge dal mondo, dove non lascia entrare nessuno. Scrive romanzi e sogna un grande domani, che tarda ad arrivare, visto il suo straziante passato e il suo faticoso presente . Le sue giornate trascorrono tra il Monet Verde, la libreria galleggiante sulla Senna, lasciata in eredità dal nonno e il suo girovagare per le vie di Parigi.Corentin, seppur abbia la forza di superare e osare, è chiuso nel suo mondo, nella sua isola fino all'incontro con Flavie, un noto pittore che lo aiuterà a uscire allo scoperto e a osare rimettendo in discussione ciò che vuole mostrare di sé agli altri.La vita, l'amore, l'arte, la cornice romantica Parigina, i sogni e le speranze…Tutto sarà trascinato dalla ruota di un destino che porterà i due a riscoprire se stessi, mostrando la bellezza delicata di quei giorni che sembrano scaturire dalle pagine di una fiaba tinta dai colori della speranza.


SCHEDA LIBRO
Autore: Cristiano Pedrini
Titolo: Corentin
Casa Editrice:Amazon Media EU
Pagine: 200

lunedì 28 maggio 2018

Matthias Canapini autore


Carissime amiche ed amici del blog
durante il Salone del libro a Torino, sono andata a trovare la casa editrice Prospero Editore, per conoscerli di persona e salutarli.
Ne ho approfittato per ascoltare la presentazione di un loro scrittore: Matthias Canapini.
Un ragazzo giovane, del 92,  nato con la valigia in mano, o meglio lo zaino.
 Fin da ragazzino è stato abituato a viaggiare dai  genitori, poi ha deciso di farlo da solo. Dopo un tentativo di studiare lingue orientali all'università, ha sentito l'esigenza di andare, di comprendere le lingue, gli usi e costumi nel territorio stesso. All'età di 19 anni Matthias ha iniziato il suo lungo viaggio, con un bagaglio essenziale, perché quello di cui necessità è impresso nel suo cuore e nella sua mente. 

Il suo approccio è empatico, fatto di gesti, sorrisi e condivisioni. Non ha bisogno d'altro, forse si, la sua fedele compagna di viaggio: la macchina fotografica.

 Attraverso l'obiettivo coglie momenti di vita e di speranza, perché il suo occhio sa riconoscere momenti delicati, suggestivi e reali di vita quotidiana, ma anche di dolore. 


Il suo occhio è legato alla testimonianza fedele di ciò che vede, senza commenti, senza fare politica, ma lasciando al lettore il commento. 

Matthias non si limita a fotografare la realtà di posti come i Balcani, la Siria, la Turchia, Birmania, Val di Susa.., lui parla con la gente del posto, interagisce con loro, si cala nei loro panni, con le persone che hanno sofferto e di chi soffre ancora. Per questo nelle sue foto ritroviamo "l'anima" del soggetto fotografato, l'autore coglie l'intimità nel suo essere, totalmente, perché ne ha ascoltato le loro parole. 

In una società in cui nessuno si sofferma, lui controcorrente, si ferma, ascolta la Terra, madre di dolore, gioia e speranza.

È stato anche in luoghi italiani come il Vajon o  Val di susa, per ascoltare il dolore e la protesta. 


Terra e dissenso, voci in movimento, storie di luoghi strappati alle condizioni sociali e restituiti alla quotidianità, e Matthias diventa una "famiglia" con loro. Vive momenti di aggregazione,  condivide il cibo anche nel mezzo di una discarica, esattamente come se fosse egli stesso un abitante di quel luogo. 

Con il suo approccio alla realtà è riuscito a fotografare la più vecchia donna giraffa della Birmania, la donna ha 95 anni, ha parlato con lui dell'invasione giapponese e altri frammenti di vita. 


Ed è stato parlando con questa donna "magica" che ha capito come le storie, belle, intime, forti si trovano anche nel nostro paese, anche sua nonna, 95 enne, come la donna giraffa, ha stralci di vita vissuta importanti da riportare.

 Per questo motivo ha deciso di prendere una pausa dai paesi lontani per visitare l'Italia e l'Europa, alla ricerca di radici e luoghi testimoni di passaggi di migranti o altre testimonianze di vita quotidiana, ma poi neanche tanto. 

Se riflettiamo, gli usi e costumi di un popolo sono la raccolta di vita di tutti i giorni, di vita reale.

Matthias Canapini ha scritto i seguenti libri tutti per la Prospero Editore:

venerdì 25 maggio 2018

Un leggero caldo vento di scirocco di Maria Lucia Ferlisi

Carissime amiche ed amici del blog 

ripubblico questa recensione, straordinaria, del mio romanzo,  a cura di Elvira Rossi, recensora del sito Cultura al Femminile.

Un leggero caldo vento di scirocco 

di Maria Lucia Ferlisi 

Attraverso una storia di donne c’introduce nella Sicilia degli anni Trenta.

Le prime battute del libro disegnano presto l’atmosfera, in cui il lettore sarà immerso, spingendo il suo sguardo all’interno di una casa della piccola nobiltà di provincia.

È significativo che la prima immagine sia quella di una donna, che sbircia dalle persiane socchiuse.

Ad appartenere alla donna sono gli interni della propria dimora.
Il mondo esterno, che è di proprietà esclusiva degli uomini, dalle donne può essere solo osservato da lontano, scrutato, spiato, chiacchierato, ma non vissuto con una partecipazione attiva.
Maria Lucia Ferlisi racconta la storia di un’epoca, prospettando la condizione femminile nei primi decenni del Novecento in Sicilia.
Tutti gli elementi della narrazione, personaggi e ambiente, assumono una forte caratterizzazione regionale.
E la scrittrice, pur scegliendo la forma del romanzo breve, non cede mai alla vaghezza e alla genericità, regalandoci una storia di costume.

Nell’epoca, a cui ci si riferisce, la Sicilia si presenta immobile e impenetrabile ai primi fermenti dei movimenti femministi, che incominciano a nascere altrove, nelle città del Nord Italia e più ancora in certi Paesi europei.

 La mentalità, che discrimina la donna, appare più resistente all’estremo Sud dell’Italia e in particolare nei piccoli centri che, isolati e privati di un confronto, restano fermi nella propria stagnazione.
Il culto della verginità femminile.
Il dovere di procreazione della donna.
Matrimoni riparatori o combinati dalle famiglie.
Differenza tra figli legittimi e “bastardi”.
Una morale femminile, rigida e severa e una morale maschile, estremamente permissiva.
Donne ritenute vecchie a trent’anni.
Donne, che passano dall’autorità paterna a quella del marito.
L’istruzione minima, garantita alle donne dei ceti abbienti e mai finalizzata allo svolgimento di un’attività fuori casa.
La morale ipocrita dell’apparire.
Un malinteso senso dell’onore e del disonore.

Sono tutti temi presenti nel romanzo della Ferlisi e indicativi di un dispotismo maschile, che pone la donna in una posizione di grave subalternità.


Sebbene gli indicatori temporali ci conducano agli anni Trenta, i personaggi rappresentati, per il modo di pensare e di agire, potrebbero essere collocati indifferentemente anche nell’Ottocento come negli anni Cinquanta.
La Sicilia, difatti, solo in tempi recenti si è libera dalle scorie di antichi preconcetti.
Del resto nel nostro Paese la soggezione delle donne non è stata solo consacrata da convinzioni intransigenti e retrive, ma per lungo tempo ha trovato anche il consenso di una dottrina giuridica lenta e ottusa.
Basti pensare che il delitto d’onore è stato cancellato solo nel 1981.
Nel romanzo ad avere un rilievo sono soprattutto i personaggi femminili che, pur subendo torti e umiliazioni, stentano a prendere coscienza del proprio stato.
La doppia morale, assimilata dalle donne, non risparmia i loro giudizi, inducendole a essere tolleranti nei confronti dell’uomo, a cui si perdonano infedeltà e soprusi.
Peraltro l’universo femminile tratteggiato dalla Ferlisi è diviso pesantemente dalle differenze sociali.
Se la donna è un oggetto, la donna ricca e di buona famiglia è un oggetto di valore e gode di un minimo di tutela.
La donna povera e di bassa condizione è una cosa di poco valore, che si compra facilmente.
Oggetto di scarto, che si può prendere e lasciare a proprio piacimento, si può usare e violentare senza scrupolo.

La donna povera è molto più debole, ricattabile e vulnerabile.

E qualora sia priva di una presenza maschile, che la protegga, è alla mercé di tutti e soprattutto del padrone,  come accade in questo romanzo ad Annina.

Che il padrone abusi della contadina o della serva è solo una naturale manifestazione di esuberanza virile, considerata con occhi indulgenti da entrambi i sessi.
In questo romanzo Consiglia e Annita appartengono a classi sociali molto distanti, una gode di notevole agiatezza e l’altra, povera e vedova, vive lavando e stirando panni nelle famiglie benestanti.
Le donne non hanno scoperto ancora la forza eversiva della solidarietà, indispensabile per smuovere privilegi e ingiustizie.

E appaiono vittime e complici nello stesso tempo.

Segmenti aggiuntivi di una geometria maschile, cementata dalla consuetudine.
Si muovono in un ambiente asfissiante e ostile, che sembra fissare ciascuno al proprio ruolo e alla propria condizione, non concedendo spazio ai sogni e alla loro realizzazione.

Le protagoniste di questo racconto sono prive di difesa e nella lotta quotidiana annaspano come guerrieri disarmati.


Se l’ignoranza rallenta la consapevolezza degli abusi, la povertà rende improbabile una reazione.
E l’inerzia, alla fine, favorisce le angherie degli oppositori, proiettando su di loro una luce opaca di legittimazione.
Le donne sono bloccate da un sistema cristallizzato di regole, dalle quali è difficile allontanarsi e le più povere hanno una difficoltà maggiore a sottrarsi all’impronta di una fatalità già scritta.

Il personaggio più dinamico, suscettibile di evoluzione, non a caso è Consiglia, più istruita e ricca.

Prima fragile, contraddittoria, poi combattiva, è l’unica donna, che saprà opporsi a un’esistenza grigia, anticipando un barlume di ribellione in una società restia al cambiamento.
Lei, che non esprimeva mai sentimenti né di comprensione né di pietà per le altre donne e ricorreva facilmente ai termini “buttana” e “bastardo”, con la stessa logica maschile, alla fine, e non a caso, dopo la morte del marito, saprà essere artefice della propria rinascita.
In una solitudine pensierosa esamina la propria vita.
Ripercorre con angoscia un passato triste  di prepotenze, sepolte nella memoria.
L’oltraggio più devastante le era stato inflitto dalla madre, che aveva deciso per lei, pregiudicando in maniera irrimediabile il suo futuro di donna.
La madre si era preoccupata unicamente di salvaguardare la reputazione della famiglia, sacrificando la figlia al senso dell’onore.
I sentimenti e la volontà di Consiglia erano stati trattati come dettagli irrilevanti, che non meritavano né attenzione né dubbi.
E, dopo molti anni, Consiglia matura una nuova coscienza e scopre di provare un risentimento profondo per la sopraffazione della madre.
Inoltre, per la prima volta, con un atteggiamento lucido e impietoso, riconosce anche i propri errori.
Questo percorso interiore, pur tormentato, la condurrà alla riappropriazione del proprio essere.
Da questa fase uscirà sollevata e rigenerata, sorprendendo tutti per la determinazione, con cui inseguirà un’esistenza rinnovata.

Il risveglio di Consiglia sarà accompagnato dalla disapprovazione generale, ma questa volta lei anteporrà a tutto la propria felicità e nel suo progetto di vita non ci sarà spazio per il  giudizio altrui.

Si libera dai vincoli familiari e sociali.
Il dissenso, anche quello dell’amata sorella, la lascia indifferente, non sente il bisogno di spiegarsi e non chiede di essere compresa
La donna con la sua voglia di riscatto compie un gesto di coraggio e di amore e si fa il regalo più desiderato, cercando di riprendersi quello che la vita le aveva negato.
Esprime la massima sfiducia nei confronti dell’ambiente, in cui vive, e lo scopre incompatibile con la propria realizzazione.
Desidera salvaguardare l’immunità conquistata e, per sfuggire all’oscurantismo, che come una malattia virulenta sembra aver contagiato uomini e cose, decide di lasciare definitivamente Marsala.

Non vuole perdere tempo, sente di recuperare il tempo perso e si prepara a partire, ma non sarà sola.

E in quella presenza straordinaria, che le sarà accanto, c’è la speranza di un nuovo futuro.
Due creature che si allontanano, mano nella mano, lasciandosi alle spalle ciascuna la propria infelicità.
“Lentamente si avviarono lungo la strada, un leggero caldo vento di scirocco accarezzava quei due corpi che lentamente rimpicciolivano alla fine della via, sempre di più fino a scomparire”.

Annita, un altro personaggio di rilievo, tende invece ad accettare supinamente gli eventi, e fino all’ultima pagina non riserverà molte sorprese al lettore.
Aderisce alla realtà e non osa insorgere.
In lei prevalgono l’assuefazione e la rassegnazione, caratteristiche tipiche dei vinti.
L’esistenza travagliata l’ha domata, rendendola arrendevole e fiaccando la fermezza del carattere.
Questa povera donna sprigiona la forza fisica nel lavoro.
Lava e strizza i panni delle signore e  passa  tante ore in piedi a stirare accuratamente capi fini di abbigliamento.
Deve manovrare con cautela il ferro, pieno di braci, sopra i tessuti delicati e teme di danneggiarli.
In questo caso non solo non guadagnerebbe nulla, ma dovrebbe risarcire il danno.
La vita dura ha strappato ad Annita la potenziale resistenza, offuscando pure la sua sensibilità.

Con perfetta simmetria, nelle parole e nei gesti della donna, i suoi comportamenti stupiscono per l’asprezza.

In lei vive una concezione dualistica dello spirito materno.

Madre responsabile per i figli legittimi e madre disamorata per il figlio bastardo, come lei stessa lo definisce.

Rispecchia la morale schizofrenica di una società, che con cieca crudeltà incomincia a discriminare i bambini sin dalla nascita, per poi continuare a perseguitarli come diversi.
Annina sente ripugnanza per l’aborto e sceglie la vita per il figlio della vergogna.
È l’unico atto d’amore, che saprà compiere per l’innocente creatura.
Annina non dubita, non s’interroga, si abbandona all’esistenza, assecondando il proprio istinto, che si muove tra la ragione e il cuore, assopiti dall’estenuante lotta quotidiana.
La sua sensibilità a poco a poco è stata come prosciugata dal caldo vento di scirocco della sua Terra, fino a dissolversi nell’aria, tanto da lasciare solo tracce impercettibili.

In questa storia, come nella vita reale, le donne sembrano fatalmente destinate a dover fare i conti con i sentimenti negativi o positivi, legati alla procreazione.

Essere madre un dovere, un desiderio, una fatalità, una vergogna.
Maternità più o meno felice, maternità desiderata e negata, maternità nascosta: un evento sempre al centro della riflessione femminile.
Nessuna donna riesce totalmente a sfuggire, almeno sul piano delle emozioni e dell’immaginazione, all’idea di maternità, che segna l’appartenenza al genere.
E oggi l’evoluzione, che ha illuminato anche i paesini del Sud Italia, non ha ancora liberato totalmente le donne dal dovere di essere madre.
Il dovere di essere madre è profondamente diverso dal desiderio di essere madre.
Tale differenza può essere colta solo dall’animo femminile. E a tale proposito vengono in mente le parole di Virginia Woolf:
“Sarebbe mille volte un peccato se le donne scrivessero come gli uomini, o vivessero come gli uomini, o assumessero l’aspetto degli uomini”.

Un altro dato interessante: in questa vicenda le figure maschili, a parte i bambini, sono tutte negative.

Antonio Nicosia,  Giovanni “u professuri”, ovvero il marito di Caterina, Sergio Tributi l’anziano pittore.
Tutti galantuomini, rispettabili protagonisti di una vita di provincia, che nasconde mediocrità e squallore dietro un perbenismo di facciata.
Sara, Carlo, Domenico, bambini poco amati o rifiutati, intervengono nella storia con una capacità di accoglienza, che a tanti adulti resta sconosciuta.

Il piccolo Domenico, che per la madre è solo “un inutile fardello”, per Sara e Carlo è semplicemente un fratello.
“…Sara e Carlo amavano quel fratellino, lo coccolavano in tutti i modi, facendolo giocare, portandolo in giro, dandogli da mangiare e raccontandogli delle storie per farlo addormentare…”

Qui con evidenza appare una frattura insanabile, che separa il mondo dei bambini da quello degli adulti.

Piccoli e grandi sono corpi tristemente separati, che non possono comunicare, perché s’ispirano a codici discordanti.
I bambini ascoltano con naturalezza la voce, che viene da dentro, mentre gli adulti, incapaci di coglierla, si lasciano catturare dal coro monotono di voci esterne.
Le sequenze più intense del racconto sono proprio quelle che vedono la partecipazione dei bambini, ma la scrittrice sfugge al rischio del sentimentalismo.

La Ferlisi, per tutta la narrazione, resta fedele a un atteggiamento misurato e distaccato, escludendo ogni giudizio morale.

L’autrice si confronta con il passato, rendendolo accessibile ai giovani di oggi.
Le nuove generazioni potrebbero non sapere, non capire che tante libertà, di cui godono, non sono sempre esistite.
Con un linguaggio limpido e del tutto privo di regionalismi racconta coraggiosamente la Sicilia di ieri, ponendosi in congiunzione tra presente e passato.
Le forme espressive sono uniformate alla contemporaneità, mentre personaggi e ambientazione sono ispirati alla tradizione.
Nel romanzo sentiamo sia l’eco non ancora spenta di storie, impresse nella memoria di una vita di provincia, e sia certe suggestioni della grande letteratura meridionale.
E’ l’esordiente, che intrattiene un dialogo con il passato.
Tuttavia nelle sue pagine non si percepisce la presunzione di emulare i grandi, ma piuttosto l’amore per quella cultura, di cui la scrittrice si è nutrita.
Maria Lucia Ferlisi, una siciliana che vive al Nord, ritorna alle origini con la mente e con lo spirito, confermando l’inscindibilità di un legame.
Gli autori isolani, o che appartengano al passato o che siano scrittori emergenti, non si distaccano mai totalmente dalle proprie radici.
Possono guardare al passato o al presente, possono sentirsi in sintonia o in conflitto, possono dare un’immagine vera o deformata, ma non recidono mai completamente il cordone ombelicale, che li lega alla Terra Madre.
E Maria Lucia Ferlisi con questo romanzo ha fatto ritorno nella sua Regione, lasciando i lettori di fronte a un affascinante quesito: “
Può esistere ancora una letteratura meridionale o, in senso esteso, una letteratura regionale?”.


Titolo: Un leggero caldo vento di scirocco
Autore: Maria Lucia Ferlisi
Edizione: Leucotea, 2016
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La lettrice di cartadiMaria LuciaDesign byIole