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giovedì 21 settembre 2017

Chiaro di Venere di Claudio Demurtas


CHIARO DI VENERE 
di
CLAUDIO DEMURTAS
recensione a cura di Ferlisi Maria Lucia

Federico è un ragazzino impacciato, ricciolo, bruttino, con difficoltà a relazionarsi con i suoi coetanei. Come tutti i ragazzi sogna di avere una ragazzina al suo fianco, per ridere, scherzare o baciare, lui si limita solo a sognarle, le guarda da lontano e nell'attesa vana che lo sguardo possa incrociarsi e sbocciare il primo amore, le vede allontanarsi tutte al fianco di un altro.

"Possibile che uno debba innamorarsi di un’ombra vista da lontano? Tu devi imparare a frenare la fantasia. Scuotiti"

"Lui era il signor Confusione, parente stretto del sor Tentenna che, sempre titubante e nel bilico del dubbio, si prendeva regolarmente le fregature."


Passano gli anni, Federico adesso è una giovane matricola dell'università di legge, con poca voglia di studiare e sempre perso nei suoi sogni e nei suoi tormentati dubbi che lo portano ad una apatia verso il mondo. Forse la sua estrazione borghese, la mamma sempre pronta a scaldarlo con sciarpe e maglioni anche a maggio, non vive nell'attualità della società, è come un pesce chiuso nell'ampolla protettiva della famiglia, non sa che al di fuori di quell'ampolla c'è un oceano in attesa di essere attraversato.
Federico è solo. "Lui è nessuno."

"Scivolavano via i suoi giorni senza lasciare traccia e si sentiva già intaccato dai ricordi, una mela col baco e neppure un fiore di ligustro."

Gli amici si sposano, il cugino compagno di tante sue elucubrazioni mentali, si fidanza. Federico accetta malvolentieri una supplenza in un paesino sperduto dell'entroterra sardo. Comincia una nuova vita, i primi baci "lievi come farfalle", le prime conquiste, più subite, per la verità, da ragazze mature ed intraprendenti.


Comincia la sua crescita e il distacco dalla famiglia, ora  è autonomo economicamente e può comprarsi l'auto con la quale potrà fare colpo sulle ragazze, anche se è magrissimo, bruttino e con gli occhiali spessi..avrà qualche speranza.


Conosce Luisella universitaria come lui, "faziosa e partigiana", appartenente alla classe operaia con padre metalmeccanico e comunista. Una ragazza che lo mette di fronte a se stesso, e comprendere la diversità tra loro, non solo economica e sociale ma soprattutto storica e politica. Cominciano i primi baci "toccandosi le labbra, lievi come farfalle"

"Federico, possibile che non maturi mai? Che rimanga sempre un inguaribile sognatore?≫ Ma se la vita non fosse anche sogno che cosa ne rimarrebbe? Un correre monotono sempre sugli stessi binari.≫ Io invece credo che tu sia perennemente insoddisfatto perché non sai accontentarti. Può darsi che non abbia ancora trovato, e in questo caso avresti ragione; potrebbe essere, pero, che quello che cerchi non esista.≫ Purtroppo non posso farci niente se sono fatto cosi. E sono certo che in queste condizioni non ti sposeresti neppure tu.≫ Sicuro. Io sto bene con Letizia, sono convinto che sia la mia compagna, punto e basta.≫ Anch’io sto bene con Luisella e non significa niente. Non basta, secondo me.≫

Il romanzo di Claudio -Demurtas è un piccolo affresco degli anni sessanta e settanta, un libro che contiene un decennio di vita di Federico nel periodo, forse, migliore dell'Italia, quella della crescita economica sociale ma con essa anche esistenziale. Un racconto in bianco e nero come la TV degli anni passati.
E' il periodo della "nausea", sono gli anni delle contestazioni studentesche "del 68", è il decennio delle contestazioni operaie, sono gli anni delle prime libertà sessuali, dei primi approcci femministi.
L'autore ci conduce in questi anni con delicatezza, ma anche con punte di ironia. Sorridiamo ai suoi primi approcci sessuali, i primi turbamenti alla vista di uno ginocchio scoperto. Ci pervade la malinconia al suono dei giradischi con le canzoni spensierate nelle piccole balere. Partecipiamo alle sue discussioni politiche con Luisella, lui legge soltanto il Corriere dello sport,  e non possiamo che sorridere di fronte alla sua immaturità.
Ricordiamo l'acquisto della prima auto la vecchia seicento, a cui si era soliti dare un nome, come se fosse un familiare, da lavare ed accudire con amore.
Un romanzo che è un amarcord.
Chiaro di Venere ha un ritmo calmo e tranquillo come gli anni passati, dove si rideva, parlava e scherzava. 
L'autore con stile elegante, fluido e preciso ci conduce in un decennio con delicata ironia e nostalgia. Le scene descritte sono perfette, con un linguaggio semplice ed efficace, riesce a coniugare elementi di vita normale, quotidiana ad eventi importanti come il delitto delle giare o la morte di Allende.
Un romanzo da leggere e gustare riga dopo riga, con la certezza che non vi deluderà,  e come il protagonista aspetterete il chiaro di Venere anche voi!

Scheda libro


Titolo: Chiaro di Venere
Autore: Claudio Demurtas
Casa editrice: Eventualmente
Pagine: 192



lunedì 4 settembre 2017

Matteo Righetto: Dove porta la neve


Carlo ha 48 anni,
 "col suo montone grande, il colbacco in pelo di volpe, la tuta e le scarpe da ginnastica", 
da mesi, puntualmente, si reca in ospedale per visitare la madre che sta morendo. Stessi movimenti, stesso tragitto, stesso autobus, Carlo non è una persona metodica, Carlo è semplicemente down.
"Non si guarda mai allo specchio, Carlo, e non si pettina mai. Sa bene di avere i capelli brizzolati e lisci, così come sa di avere il volto paffuto, gli occhi a mandorla e la lingua grossa."
Nicola è un uomo anziano, ha 74 anni, da sempre chiuso nella sua solitudine, dopo un amore giovanile finito. Nicola è uno dei tanti pensionati, vive solo, con una pensione che gli permette di sopravvivere, per cui cerca sempre dei lavoretti da fare per sbarcare il lunario. Non sempre riesce a trovare lavoro, è troppo vecchio, ma alla vigilia di Natale, riesce a trovare un lavoro adatto a lui, indosserà il vestito di Babbo Natale per intrattenere i bambini in un centro commerciale.

Due persone come tante che il destino ha deciso di fare incontrare. Due solitudini che s'incontrano,
Nora, la madre morente racconta la sua storia ad Bianca, una volontaria che le tiene compagnia ed è affascinata dal suo racconto di vita. 
Una donna che è stata forte come la montagna in cui è nata e con la consapevolezza che morirà lasciando solo il figlio, "un bambinone per natura", per lei il figlio non è down, ma la stanchezza dei suoi 86 anni l'assale e con essa il dolore di lasciare il figlio solo.


Carlo vede, Nicola, durante il suo solito tragitto casa-ospedale, o meglio, vede Babbo Natale, felice come un bambino si avvicina ed esprime anche lui il suo desiderio, saltando la fila dei bambini, ma con una felicità maggiore. 
 Nicola rimane sorpreso, nella sua solitudine non ha mai incontrato tanta felicità, tanta tenerezza racchiusa in quegli occhi dolcissimi di un down anche se non più giovane.
Viene travolto da questa grande ingenuità e decide di realizzare il sogno di Carlo. Prepara la vecchia arrugginita auto, una Fiat 124 "questa macchina fa schifo!" forse, ma per andare in Lapponia va bene, le renne non si possono utilizzare, e nonostante la bufera di neve si accingono ad andare....



La neve scende lieve e delicata sui personaggi di questa tenera e delicata favola moderna.
L'autore ha delineato con delicatezza ogni personaggio, la penna scivola veloce e leggera e ci parla di personaggi minori, quelli dimenticati, quelli che non "fanno vendere", ma che esistono ed anche loro hanno emozioni e storie da raccontare.

In questa favola non ci sono re e nemmeno regine, ma vite umane, emozioni, speranze e amore, avvertiamo per tutto il libro l'amore dell'autore verso i suoi personaggi e arriva fino a noi lettori. Per scrivere una bella storia occorre parlare di sentimenti e personaggi veri.
Personaggi che troviamo in ogni città, di cui ignoriamo le vite, le vicissitudini, le paure ed i sogni; l'autore con una scrittura leggera, soffice come un fiocco di neve, penetra negli animi dei personaggi, porta in luce le loro storie e ci mette di fronte ad una realtà dura, come quelle della solitudine sempre più grande che circonda la vita odierna
Anziani e disabili, soli, abbandonati, preclusi al mondo reale.
Prigionieri nei condomini dove nessuna conosce il vicino della porta accanto. Qualche parola breve e ci si dimentica che nella vita occorre calore, quel calore caldo che Carlo, Nicola, Nora e Bianca conoscono e cercano.
"La gente dice sempre:"un abbraccio, ti abbraccio", ma poi nessuno si abbraccia per davvero...Io vorrei vivere abbracciato!"
Anche NOI.

Un libro che mi ha emozionata, incantata ma soprattutto : arricchita. 

Scheda libro
Autore: Righetto Matteo
Titolo: Dove porta la neve
Casa editrice: TEA
Pagine: 147

Sinossi


È la vigilia di Natale e Padova sta per essere coperta da una nevicata memorabile. Carlo, down di 48 anni, come ogni mattina, da mesi, va a trovare la madre in clinica, dove si sta lentamente spegnendo assediata dai ricordi e dal bisogno di raccontarli. Nicola, 74 anni colmi di solitudine, ha appena perso il lavoretto che si era procurato come Babbo Natale davanti a un centro commerciale. Per Carlo, però, questo non può essere un Natale come gli altri e quando vede Nicola vestito di rosso e con la lunga barba bianca sente che il sogno può finalmente avverarsi: un vero regalo per la madre. Il suo clamoroso entusiasmo risveglia Nicola, che organizza un breve viaggio per realizzare quel sogno, e per illuminare con un gesto gratuito d'amore l'oscurità che stringe d'attorno. Una vecchia Fiat 124 si allontana da Padova dentro la notte di Natale: al suo interno due uomini soli e un po' incoscienti riscoprono la forza dirompente di un abbraccio...

lunedì 3 luglio 2017

Strega 2017: Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé... di Lodovica San Guedoro.

Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé...
 di 
Lodovica San Guedoro.

Recensione a cura di
Maria Lucia Ferlisi

L'autrice Lodovica San Guedoro con questo romanzo ha varcato l'agognata selezione del Premio Strega, rientrando tra i fatidici 27, purtroppo non è andata avanti, ma Lodovica non demorde, visto che non è la prima volta che si ritrova tra i selezionati, ci riproverà il prossimo anno con il nuovo tanto atteso romanzo.


L'amore tra Kasim e Lodovica è nato in una malinconica giornata d'autunno, quasi come un presagio.
Sono attimi in cui tutto avviene e a cui nessuna forza può sottrarsi, e è questo ciò che accade tra loro. Lei è una scrittrice matura, dalla bellezza emotiva, tipicamente siciliana, lui  un giovane ragazzo bosniaco.

Nulla li accomuna, lei è una donna colta, lui no, lei è atea, lui è musulmano, lei crede nell'amore sublime, lui in quello carnale.
Due personaggi completamente diversi, le cui anime, inesorabilmente, si attraggono, forse proprio per la totale differenza tra le loro menti. L'amore non ha preconcetti, l'amore quello vero supera qualsiasi barriera per esplodere nei cuori dei due amanti. ed è quello che succede a Kasim e Lodovica.

Un amore che porta scompiglio nella vita di Lodovica che scorreva tranquilla, con un marito, Hans, al suo fianco, le letture e la scrittura.

Ma la vita è imprevedibile e riesce a regalarci momenti di tenerezza, dolcezza quando meno te lo aspetti, proprio nel momento in cui la vita letteraria ti regala qualche goccia di amara incomprensione da parte dei critici.

L'autrice, voce narrante del romanzo, ricostruisce attimo dopo attimo, con minuziosa dovizia di particolari, la storia di questo innamoramento anomalo, diverso da ogni stereotipo, eppure cosi vivo, sincero e reale.
"-Fu quello il momento in cui sentii accrescere, con un caldo fiotto, il suo fascino ai miei occhi."

L'approccio è stato banale, eppure i loro occhi hanno saputo subito riconoscersi, perché questo è l'amore, quello vero, quello puro, e non necessità di convivenza totale. In tre mesi si sono visti soltanto:
"16 volte, 6 a casa mia"

Eppure il legame è forte, nonostante Lodovica cercasse un rapporto più spirituale, più sentimentale, ma lui proviene da una nazione che non è ancora abituata all'emancipazione della donna; lui è un maschio e deve dimostrare la sua potenza attraverso l'atto fisico, come vero completamento dell'amore.
"Pensi sempre alla stessa cosa... è insano."
"Tanta volgarità, indecenza e bassezza maschilista eccedevano di molto le mie capacità di sopportazione."


Ma Lodovica lo ama, e sa che anche lui, a modo suo, l'ama. Lei lo desidera lo vuole, ma vuole anche cambiarlo, modificarlo perché così possa avvicinarsi di più al suo stile di vita.
"Vi avevo intuito l'allusione a un vissuto che non conoscevo e che, malgrado non lo conoscessi, accresceva ai miei occhi il suo spessore umano".
Lodovica è una donna matura e sa riconoscere le qualità di Kasim, e vorrebbe poterle fare riaffiorare, affinché lui possa trasformarsi, crescere è diventare l'uomo perfetto da amare totalmente.
"Perché mi ami? Per la tua bellezza, per il tuo corpo...Hai davvero un bel seno...Anche perché la tua compagnia è piacevole."


Lui l'ama per il suo corpo, perché così gli è stato insegnato, con Lodovica, adesso deve scoprire che esiste un altro modo d'amarsi che val al di là del corpo, l'amore della mente, dove i pensieri si toccano e il corpo sa rispondere in maniera ancor più esplosiva, perché totale.

Lei lo ama.

"Per la trasfigurazione del suo viso, il luminoso fluido dello sguardo splendente, il fervore dei suoi gesti, l'allegria, la gioia, la felicità spensierata e struggente del tornare bambino."
Ma questo amore rimane pur sempre clandestino, non può vivere spensierato, sono entrambi sposati e lui ha anche un bambino piccolo. E come tutti gli amori clandestini è destinato a finire, sepolto dai sensi di colpa e del dovere verso quel bimbo. 
Il loro amore era in un "saldo cerchio di solitudine", solo loro due avvolti nel "sortilegio" del loro amore.

Ma alla fine "il dolce fauno è tornato nella selva."






L'autrice in questo romanzo riesce a coniugare, con eleganza, il romanzo con la propria storia autobiografica, con toni delicati da sembrare in alcuni punti una favola.
Viviseziona questo amore folle e selvaggio, arrivato all'improvviso, che le riempie la vita. 

Lo analizza, lo vive, lo sogna e infine lo ricorda.

Lo stile è impeccabile, riesce a passare da forme stilistiche aristocratiche a forme più reali.

La sincerità della narrazione si fonde con la poeticità  in molti punti.
La narrazione procede leggera e veloce ed insieme con lei procediamo ad analizzare questo amore così diverso, così maschio, così anomalo in maniera quasi chirurgica.

Ma l'amore, quello sublime, non vede differenze, l'amore vero è l'incontro tra due anime e poco importa se una delle due non è colta o emancipata.

Forse è il tentativo di mutarlo che la fa ritrovare con le "ossa rotte e l'anima frollata".

In questa analisi, forse, l'autrice ne percepisce, insieme con noi, lo sbaglio. Non puoi modificare un "fauno" lo devi amare così com'è e farti amare nel modo che lui sa.


Scheda libro:

TITOLO:Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé...
AUTORE: Lodovica San Guedoro
CASA EDITRICE: FElix Krull
PAGINE: 522


Sinossi
"Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé..." racconta con un tono sommesso, delicato e poetico, di sorprendente sincerità, una storia d'amore del tutto non convenzionale, nata in autunno tra una scrittrice non più giovane e sposata e un conducente della U-Bahn, ancora giovane e sposato, fuggito, ragazzo, dalla Bosnia in guerra. Lei è atea, lui maomettano, lei è colta, lui non lo è, lei è emancipata, lui in bilico tra retaggio e modernità... Per quanto li accomunino freschezza di spirito, giocosità e trasgressività vitalistica, per quanto siano fortemente attratti l'una dall'altro, arrivare a una fusione delle anime, che consenta loro di raggiungere un'unione fisica, si rivela perciò un'avventura molto intricata, un'impresa piena di peripezie, di equivoci, di dolori, di felicità e di colpi di scena.


https://www.amazon.it/Pastor-notte-ombrosa-bosco-perd%C3%A9/dp/3939901202

mercoledì 14 giugno 2017

La gonna bruciata di Gabriella Labate Riefoli


Carissimi
oggi vi consiglio questo libro che sicuramente non avrei mai comprato, l'autrice è la moglie del cantante Raf, ed io sono "allergica" ai libri scritti da cantanti o attori. 

Devo ringraziare Francesca Ciani della libreria Piccoli Labirinti, di Parma,  ero andata per la presentazione del mio libro, chiacchierando mi ha consigliato questo romanzo. 
Comprato, ma poi ho aspettato a leggerlo ero già pentita della scelta, comunque ho deciso di prenderlo in mano ed ho iniziato la lettura, distrattamente. 
Mi sono ricreduta il romanzo merita davvero di essere letto!



La gonna bruciata di Gabriella Labate Riefoli

Il romanzo, scritto sotto forma di diario autobiografico, esplora le varie fasi di vita di Sara , la  protagonista del romanzo. L'autrice ci narra le varie tappe della vita della protagonista, e gli eventi  più tragici ed importanti, fino ad arrivare alla piena maturità ed alla consapevolezza di essere donna.

Sara ha cinque anni. 
Sara ha 54 anni. 
Sara è difettosa.

Sara ha vissuto una vita difficile di povertà e violenza. A cinque anni subisce abusi sessuali da parte dello zio. In casa vive un clima di perenne terrore con un padre violento ed ubriaco che non perde occasione per picchiare la moglie ed insultare tutti, Sara compresa, colpevole di essere nata con i capelli rossi e la cieca gelosia gli fa pensare che la moglie l'ha tradito.
Non respiro zio, mi fai male e mi sta cadendo anche il dentino. Il suo respiro, adesso, è ancora più veloce e rauco. Lo guardo e non capisco il suo strano sorriso. Un sorriso storto. Attaccata, bloccata dal suo corpo, mi incrocia le braccia sul petto  e me le blocca, mentre spinge forte col suo fianco. Con una mano tocca me e con l'altra non so. Ora ho il suo sedere che mi spinge fra la porta e il muro, e ho ancora più paura.



Sara è povera, per lei il pacco della Caritas con i vestiti è un momento di gioia.

Sarà soffre.
Sara ama. 
Ma anche l'amore per lei è sofferenza, si innamora di Miki ma è una storia difficile, lo scoprirà a sue spese. 
Sara sbaglia. 
Sara abortisce. 
Sara incontra ancora Miki. 
Sara soffre. 
Soffre perché è difficile vivere, difficile diventare adulti, sopratutto se hai già una famiglia difficile che non può tenerti per mano. Alla fine Sarà diventa adulta, a sue spese, imparerà ad accettarsi ed a amare ancora.



Un romanzo forte, che tratta argomenti duri, come la violenza e i maltrattamenti, ma l'autrice, al suo esordio, ha saputo gestire bene la trama, rendendola non troppo pesante e scorrevole.
Con un linguaggio nitido e attento ci mette di fronte alla realtà dei quartieri poveri della periferia, che possiamo ritrovare in ogni città, e, dove si consumano drammi che quando trapelano ci feriscono e ci annientano.

La vita è questa. La vita è dura e bisogna sempre lottare con i denti per ottenere un briciolo di serenità. L'autrice sa raccontare la vita e ci tiene sospesi nel suo romanzo con abilità.



SCHEDA LIBRO
Autore: Gabriella Labate Riefoli
Titolo: La gonna bruciata
Casa editrice: Historica
Pagine: 220


SINOSSI

Una bambina, una ragazza, una donna e il suo diario. Sara nasce a Roma in una famiglia umile. Una madre premurosa e un padre violento, ma che a modo suo tiene alla propria famiglia, animano la sua infanzia e la sua adolescenza. L'incontro con Miki, un ragazzo la cui spiccata forza d'animo cela un intimo segreto, porterà Sara a un punto di svolta: le consentirà di osservare il mondo con uno sguardo diverso. Episodi del passato ed esperienze del presente si alternano e si intrecciano in un vortice emozionale crescente, dove i drammi di un'intera esistenza culmineranno nel perseguimento di un ideale. Passione e desiderio di rivalsa pervadono la trama del romanzo, che evidenzia quanto le debolezze della società siano determinanti per le vicende umane. Gli ostacoli della vita metteranno a dura prova Sara, ma non le impediranno di raggiungere la serenità appagante della piena coscienza di sé.


BIOGRAFIA

Showgirl, attrice, autrice, romana, Gabriella Labate Riefoli (quest’ultimo il cognome del marito), dopo aver studiato Danza classica e moderna a Roma e in vari stage internazionali, nel 1987 debutta nel mondo dello spettacolo con la compagnia del Bagaglino, sotto la direzione di Pierfrancesco Pingitore, con il quale inizia un lungo percorso lavorativo in molte commedie teatrali e show televisivi di notevole successo. Dalla striscia quotidiana su Canale 5 – Il TG delle vacanze – alla prima edizione di Scherzi a parte, passa a Sky, come giurato nel talent show Celebrity, per passare poi anche sul grande schermo. Apre e dirige una scuola di danza e continua a esprimere la sua spiccata versatilità come direttore artistico di eventi teatrali, tour musicali e programmi televisivi. Sposata con il cantautore Raf, con il quale collabora come coautrice e direttore artistico, hanno due figli, Bianca e Samuele. 





martedì 30 maggio 2017

Il cuoco di Harry Kressing

Carissimi amici benvenuti nel mio blog.
Oggi vi presento la recensione di un bel libro letto qualche settimana fa: Il cuoco di Harry Kressing .
Buona lettura

Conrad, un omone alto due metri, vestito di nero, con un viso cadaverico, in compagnia soltanto di un affilatissimo coltello da cucina, arriva in un paese apparentemente tranquillo, scosso soltanto dall'inimicizia secolare fra le due famiglie più altolocate: Hill e Vale.

Conrad fa il cuoco ed è giunto in paese per cercare lavoro, di lui non si sa nulla, ma non importa, fa il giro del paese per farsi conoscere dai negozianti, "un'aquila nera affamata", così appare agli abitanti del paese.

Riesce a farsi assumere dalla famiglia Hill e subito delizia tutti con le sue squisite pietanze. Economico e ben oculato nelle spese conquista i padroni, l'incurante Harold ed anche la ritrosa e timida Ester e prepara amabili piatti per i suoi tre gatti, topolini ed uccellini elaborati con gli scarti, di cui i gatti si cibano voluttuosamente al pari dei familiari.


La cucina ben presto si riempie dei profumi degli arrosti, delle minestre e dei brodi.
Ormai sono affascinati da questo misterioso cuoco che ammalia tutti con i suoi piatti segreti che studia nei minimi particolari. Studia, legge, pesa, conta è ormai il vero padrone della casa, sono tutti soggiogati, al punto d'invertire anche le parti.

 Porcellane ed arrosti, cristalli e brodi, amori e confidenze...
Tutto accade nella cucina della casa degli Hill.

Le loro anime sono soggiogate da quest'uomo che ama bere e cibarsi di prelibatezze. Gli abitanti ne sono affascinati. Conrad con astuzia tiene i fili invisibili delle loro vite, e loro mangiano e ridono, bevono ed ingrassano, si cibano e dimagriscono. Oltre alle loro menti, manipola i loro corpi, che diventano nelle sue mani come un impasto e trasforma i corpi in grassi o emaciati .
Hill e Vale entrambe le famiglie soggiacciono al suo sottile ed infido potere. Qual è il suo fine? Fin dove vuole spingersi? Nessuno sa, nessuno capisce, il profumo dei brodi e degli arrosti è più forte dal percepire l'inganno e la sottile ragnatela si espande...fino a...

Un "quasi noir" lento, calmo e tranquillo come le verdi e lussureggianti campagne che circondano il castello di Prominence. 

Non aspettatevi ricette all'interno del romanzo, vi sono soltanto profumi, e i segreti culinari... meglio ignorarli, quasi intimoriscono.
La passione diabolica culinaria è la vera protagonista di questo romanzo scritto trent'anni fa, ma che riesce ancora ad affascinare attraverso il profumo delle pietanze che si avverte riga dopo riga. 

Cibo magico, pietanze demoniache, ricettari che sembrano rubati a qualche stregone, cibi che assottigliano, cibi che ingrassano, misteri, amori che s'intrecciano a passo di arrosti e minestre prelibate. Servi che si allontanano e padroni che si trasformano in servi. Tutti perdono la loro capacità intellettiva, sono solo dei manichini nelle sue sapienti mani di cuoco e manipolatore di persone, a cui sottrae volontà e intelletto per cibarsene metaforicamente.


Sinossi
Dalla notte in cui Conrad arriva a Cobb, niente sarà più lo stesso per gli abitanti della tranquilla cittadina ai piedi del misterioso castello di Prominence. Altissimo, cadaverico, tutto vestito di nero, di lui non si sa quasi nulla. Appena qualche accenno a un passato aristocratico cancellato da un tracollo economico, notizie di amici fra i maggiori notabili della lontana città, e infine la sua professione: cuoco. Appena arrivato prende subito servizio presso la ricca famiglia degli Hill, una delle più antiche del posto, portando con se le ricette migliori (e i coltelli più affilati) per conquistare la loro fiducia. Ma da dove viene? Qual è il suo piano? E perché non si separa mai dal suo coltello preferito? I suoi piatti soddisfano i gusti più esigenti, su questo niente da dire, ma c’è qualcosa di sinistro in lui, di sulfureo. Le sue pietanze non sono solo buone, sono irresistibili. Anzi, di più: sembrano in grado di piegare la volontà anche dei meno golosi. In breve l’intera cittadina verrà soggiogata dalle sue diaboliche arti culinarie, a partire dalle famiglie più importanti, gli Hill e i Vale, dalle cui sorti dipende il destino del maniero di Prominence e dell’intera vallata… Sta per succedere qualcosa nella cittadina di Cobb, qualcosa che i suoi abitanti ricorderanno per molto, molto tempo.

Biografia
Harry Kressing è lo pseudonimo di Harry Adam Ruber (New York, 1928 – Minnesota, 1990). Le notizie sulla sua vita sono poche e contraddittorie. Fra le sue opere ricordiamo il romanzo Il cuoco (1965) e i due racconti lunghi pubblicati sotto il titolo Married Lives (1974).
Scheda libro

Titolo: Il cuoco

Autore: Harry Kressing
Editore: E/O
Pagine : 254





martedì 18 aprile 2017

La signorina Else di Arthur Schnitzler



La signorina Else di Arthur Schnitzler

recensione a cura di 

Ferlisi Maria Lucia

Else, una bella, ironica, intelligente e giovane diciannovenne viennese, si trova in vacanza a San Martino di Castrozza, nota località di soggiorno in montagna per clienti benestanti, a spese della zia. La giovane ragazza, durante la vacanza, riceve una lettera dalla madre. Il padre, noto avvocato, ha il vizio del gioco ed è sempre pieno di debiti, ed in lotta con i creditori. 

La madre nella lettera le chiede di implorare i soldi, per estinguere il debito del padre, con il rischio della galera e la paura di un suicidio per lo scandalo che il suo arresto creerebbe, ad un amico del padre, signor von Dorsday, che sta soggiornando nel suo stesso albergo. La cifra da richiedere è di 30.000 fiorini che con una seconda missiva diventeranno 50.000.
Tale richiesta mette in subbuglio la ragazza, non le piace dover chiedere questi soldi, a causa del vizio del gioco del padre, ma al tempo stesso è consapevole che non vi è altra scelta. 


Lei non può contribuire, non lavora, non sa fare nulla, ha solo studiato, sa suonare il piano, sa come ci si comporta nella società, ma di produttivo non sa fare altro. Alle donne non è richiesta nessuna capacità se non quella di cercare marito, possibilmente un buon partito, sposarsi e mettere al mondo dei figli.
Questo è ciò che chiede la famiglia e la società borghese in cui vive.

L'amico del padre, quando riceve la richiesta di denaro da parte di Else, acconsente, ma la ragazza dovrà portarsi nella sua camera, o nel bosco, in un luogo appartato che conosce solo lui, e mostrarsi a lui, completamente nuda.
La scelta non è facile, la sua vita contro quella del padre. 
Per la libertà del padre vale la pena compromettere il suo onore? Quello che le chiede sua madre alla fine è una richiesta di prostituzione, alla quale lei deve assoggettarsi, una ricatto genitoriale, di cui è consapevole e la rende ancora più vulnerabile di fronte alla consapevolezza che sia la madre che il padre immaginavano quale potesse essere il debito da pagare in cambio del denaro...


Come può contrapporsi a queste duplice richiesta una della madre, l'altra dell'amico del padre.
E' amareggiata, delusa, triste e sola in questa scelta da cui dipende la vita di suo padre, contrapposta alla sua onorabilità.
Può esistere un metodo per sfuggire a questo vile e duplice ricatto? Sì esiste.

Ancora una volta un romanzo breve, riesce a scatenare una tempesta di emozioni, dimostrando che il numero delle pagine non determina la qualità di un romanzo. Una storia che si consuma nel giro di poche ore all'interno di un albergo. Questo romanzo breve è un vero capolavoro della letteratura del novecento.

Arthur Schnitzler, attraverso il monologo interiore, cioè la narrazione secondo il punto di vista della protagonista, mette in luce tutti i difetti della società viennese e della famiglia borghese, dove il dialogo è inesistente e dove la prostituzione della figlia è secondaria allo scandalo che creerebbe l'arresto del padre, di cui tutti sanno il vizio del gioco. La verità che si cerca di camuffare, ma che tutti conosco, nella società delle menzogne. 

Nel romanzo non vi sono dialoghi, Else parla a se stessa e riflette. Riflessioni amare, sulla condizione di donna nella società borghese, riflessioni sulla società e sulla sua famiglia così distante e vuota, dove i sentimenti non sembrano esistere. Else non riesce a comprendere questi giochi della società, le rifiuta, non vuole far parte di un mercimonio del suo corpo, perché sposarsi con un uomo ricco per "sistemarsi" non è poi ben diverso dal mostrarsi nuda ad un vecchio bavoso per salvare la famiglia. 


Si tratta sempre di una compravendita di se stessi, del proprio corpo e della propria dignità.

Un conflitto interiore condotto con abilità, tanto da faticare a comprendere che possa essere stato scritto da una mano maschile. Un romanzo sulla corruzione morale e sociale di questa società falsa ed ipocrita una storia moderna ed attuale ancora oggi, dove l'apparire conta più dell'essere, allora come oggi..
Un capolavoro che riesce ad emozionare da oltre un secolo.



Sinossi:

Nell’opera di Schnitzler, La signorina Else è un’aria mirabile, che continua a suonare nell’orecchio di chi l’ha sentita anche una sola volta. Fin dalle prime battute, e poi sempre più trascinati sino alla fine, avvertiamo il battito tumultuante del sangue e delle parole che circolano nella testa di Else, l’adolescente «altera», vivida e appassionata. Incombe su di lei, sulle sue nervose vacanze alpine, una catastrofe familiare. E la madre stessa, con il tono mellifluo e patetico che si conviene alla stregoneria familiare, la invita a vendersi per salvare la famiglia. Tutto il testo di Schnitzler è nella reazione di Else a questa richiesta, vissuta prima come premonizione, quando la lettera della madre non è ancora aperta, e poi come sfida, una sfida mortale. Mai forse un altro narratore moderno era riuscito a fondere il monologo interiore, la fantasticheria, l’azione e il dialogo (e perfino la musica, nella scena culminante) in una simile intimità, dove ogni elemento è il fremente rovescio dell’altro. Non meno di Molly Bloom, Else si offre a noi dall’interno nelle sue minime oscillazioni psichiche, che qui affiorano con quella velocità mentale che la prosa quasi mai riesce a catturare. Ma – e questo è il più azzardato, il più felice artificio di Schnitzler – al tempo stesso la contempliamo dall’esterno e la sua presenza si impone a noi come quella di un’antica eroina.

Scheda libro:

Titolo: La signorina else
Casa editrice: Feltrinelli

Pagine: 123


venerdì 7 aprile 2017

Il bambino che narrava storie

Il bambino che narrava storie di Zana Frailon
recensione a cura di 
Ferlisi Maria Lucia

Un bambino per crescere ha bisogno di ricevere stimoli e di osservare i luoghi dove vive.
Ha bisogno di punti di riferimento come i genitori, la scuola, i giardini per giocare, i giochi stessi. Tutte cose che diamo per scontate. Quale bambino non ha questo?
Subhi è un bambino invisibile e come lui ce ne sono migliaia. Subhi non conosce i genitori, ha solo un vago ricordo della madre che per sfuggire alla guerra si è imbarcata per un luogo dove potesse dare al figlio, appena nato, sicurezza e speranza di poter vivere, lontano da un paese seminato da odio e da guerre fratricide.

Subhi, non sa cosa sono i giocattoli, non sa cosa vuol dire calpestare un prato erboso, non conosce il mare, non sa cosa sia mangiare dei pasti veri, non conosce il sapore della cioccolata.

Il protagonista di questa commovente e tragica storia vive, da quando è nato, in un campo profughi. Vive circondato da ringhiere con filo spinato, dorme in una brandina militare malconcia e quando ha freddo si copre con delle coperte sporche e pungenti. Non sa come possa essere il mondo oltre quella innaturale barriera, lui vive al di qua, e deve stare molto attento, non può giocare o urlare con gli atri bambini, le loro risate infastidiscono i militari che li controllano.
Eppure questi bambini come tutti gli altri rifugiati, non hanno commesso dei reati, allora perché vivono come dei carcerati?

Una domando che rimane senza risposta, sospesa nell'incredulità dei loro piccoli cuori.

Vivono in tende e non hanno un nome, ma dei numeri, lui ad esempio è il numero...

Non hai identità.
Non hai voce.
Non hai nulla.
Sei un bambino invisibile. Una donna invisibile. Un uomo invisibile.

Tenuti come tante bestie nelle gabbie, raggruppati e numerati, senza alcuna identità.
Trattati come tali, non devono chiedere, non devono gridare, non devono protestare. Manca il cibo, arriverà, l'acqua deve essere razionata, la minestra non ha sapore, a volte è metallica,altre volte è gommosa, ma la fame è tanta ed allora ingoi tutto e gratti la ciotola nella speranza che possa essercene ancora. Ti ammali, ma puoi solo vomitare.
Ci sono tanti bambini nel campo di detenzione ed hanno cercato d'inserirli nelle scuole del paese, ma nessuno li vuole. Hanno assoldato un maestro, ma costa troppo ed è stato eliminato, tanto non serve che loro imparino, sono solo dei numeri, perché spendere dei soldi per loro?
Subhi riesce ancora a sognare, ed immagina il mare, ne sente il profumo, sente le onde che lambisco la terra di quel campo polveroso e infuocato d'estate, infangato e freddo d'inverno. I sogni nessuno li vede, non possono essere spezzati, e il bambino continua a farlo nell'indifferenza di tutti quei soldati, di cui solo uno riesce a sorridere incontrando i suoi occhi ed addirittura gli regala dei fogli e delle matite colorate ed anche della cioccolata che il bambino fa sciogliere lentamente in bocca, per apprezzarne il gusto fino in fondo.

Subhi vuole sopravvivere a quelle misere giornate dove la noia fa da padrona.
"solo che sto per cominciare ad annoiarmi, una noia che mi schiaccia. Sto seduto fuori a guardare le gocce di sudore che mi scorrono veloci lungo il gomito, per poi fermarle con un dito. Odio questa sensazione di non sapere cosa fare."

Subhi incontra una sera Jimmie, una bambina al di la della recinzione, lei ha perso la madre e le è rimasto soltanto un quaderno. I due bambini si incontrano tutte le sere, subhi per lei inventa storie e riesce ad incantarla. Sono storie che lo aiutano a superare non solo la noia di quel campo recintato, ma per avere una speranza di sopravvivere e di costruirsi una vita fuori da quella prigione a tutti gli effetti. Sono storie di speranza e libertà, di coraggio e di vita. Subhi e Jimmie sognano insieme un mondo diverso fatto di mare e di libertà, di sapori e di cioccolata, sognano la libertà ed un paese dove possano essere chiamati per nome.
Sognano e sperano che un giorno la loro vita possa cambiare, un domani, magari non tanto lontano.


Un libro forte, commovente e drammatico, raccontato con maestria dall'autrice che riesce a porci davanti alla verità dei campi di accoglienza, raccontandone le atrocità filtrate dagli occhi di un bambino.
Una libro di denuncia, pacata e sottile, ma non per questo meno efficace. Riga dopo riga, pagina dopo pagina non puoi che riflettere e porti delle domande. Un libro che urla le condizioni inumane di queste persone prigioniere pur essendo innocenti, privi di libertà e la cui dignità viene calpestata ogni giorno.
Un romanzo che descrive con precisione accurata la vita che si svolge all'interno dei campi, senza accuse ma con la necessità di narrare la verità quella spiacevole e nascosta. Un romanzo che è cronaca ma soprattutto è pervaso dal bisogno di libertà e di speranza.

Sinossi:

Subhi è un bambino. Nato in un campo di detenzione dopo che la madre è fuggita dalla guerra che stava distruggendo il suo paese. La sua vita è dietro una recinzione, ma il mondo della sua immaginazione è molto più grande di quello della sua realtà. La notte il mare gli porta dei doni, sente il canto delle balene, gli uccelli gli raccontano le loro storie. Ma il dono più bello è la piccola Jimmie, una ragazzina trascurata e vivace, che gli appare una sera dall’altra parte della recinzione. Fra le braccia stringe un quaderno che le ha lasciato la madre prima di morire, ma Jimmie non sa leggere. Subhi, che con la sua fantasia costruisce mondi meravigliosi, inventerà delle storie che incantano Jimmie e che costruiscono intorno a loro l’idea di un futuro e di una vita possibile, anche quando la realtà mostra solo la sua faccia peggiore. Perché è il nostro sguardo a determinare quello che vediamo ed è la nostra capacità di narrare la nostra vita a renderla degna di essere vissuta. E nessuno, più dei bambini, sa trasformare il presente attraverso il filtro dell'immaginazione. Intenso, commovente, «Il bambino che narrava storie» è una favola senza tempo di sopravvivenza e di coraggio che ricorda a tutti l’importanza della libertà, della speranza e il potere della fantasia per chiunque soffra


Scheda libro:

Autore: Zana Fraillon
Titolo: Il bambino che narrava storie
Casa Editrice: Corbaccio
Pagine: 252


https://www.amazon.it/bambino-che-narrava-storie/dp/8867002015







La lettrice di cartadiMaria LuciaDesign byIole