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lunedì 17 settembre 2018

Ambrose di Fabio Carta


            

Ambrose

di
Fabio Carta

recensione di
Maria Lucia Ferlisi








CA, controllore Ausiliario, è uno spazionoide, discendente della razza umana, durante la preparazione terapeutica per affrontare nuove missioni, rimane vittima egli stesso, qualcosa è andato storto all'interno della sua corteccia. Il suo corpo è attaccato da un tumore e le metastasi invadono il suo corpo, è costretto quindi a vivere in una speciale tuta. Non potrà partecipare alla missione Nexus che doveva riportare la pace, e salvare il futuro del mondo, visto i dieci anni di guerra totale, nucleare e apocalittica che ha dimezzato l'umanità.

CA-209 è avvilito, lui che ha sempre combattuto in primo piano, adesso è chiuso in questa tuta che gli permettere soltanto di intrecciare guerre virtuali, si sente un fantoccio virtuale , un simulacro cibernetico, un clone.

Adesso si ritrova solo in questa galassia vuota, inavvicinabile in preda a allucinazioni e farmaci psicotropi. Il tumore non ha devastato solo il corpo, ma la sua coscienza, ha scoperto di averne una, non è più il mercenario di prima sempre in guerra, adesso avverte il gelo della morte.
Le cisti spugnose devastano il corpo, adesso sa di averlo. Tutto il tempo passato a venerare il sistema e le lotte intraprese per ristabilire un ordine nel mondo, adesso avverte tutto come fasullo. Il patto atlantico, i Jihadaisti e il libero mercato Orbitale..un alleanza tra  ladri.

Ca si sente come se avesse un gemello, una personalità sdoppiata, non può gestire il suo corpo è diretto virtualmente e percepisce l'inutilità della sua vita da eroe stanco.
Comincia a parlare con un'allucinazione, un suo alter ego con un nome: Ambrose, una rosa stillante ambra e  con lei riflette sul passato, le scelte fatte e sul futuro di questo mondo parallelo che non si arrende mai, sempre coinvolto in nuove guerre, in nuove alleanze in nuove armi di distruzione.

CA -209 è faccia a faccia con Ambrose, lo specchio della sua vita, colei che gli fa comprendere che il patriottismo è soltanto il rifugio delle canaglie.
Ca continua a controllare le armi automatiche dell'esotuta, attraverso l'intelligenza artificiale dell'esoscheletro, ma si sente come un mostro:
"mostro nero con gli occhi piccoli e maligni, lampeggianti d'azzurro"

Il romanzo fantascientifico di Fabio Carta non è di facile lettura, anche per gli amanti del genere.
Bisogna leggerlo con calma, avvolti dal silenzio, e lasciandoci trascinare dalla fantasia ed immaginare questo mostro spaziale con un corpo robotico, che ci ricorda tanto i robot giapponesi, ed una coscienza che avvolge Ca e noi lettori.


È una storia raffinata, per il genere che affronta, è anche un lungo viaggio non solo nel mondo galattico, ma  dentro noi stessi, alla ricerca di noi stessi. Un romanzo che ci sbatte in faccia l'incomunicabilità attraverso questo eroe stanco che rimane vittima delle intelligenze artificiali. Lui non è più nessuno, è solo un robot.

 Fabio Carta ci pone davanti ad una realtà che dei giorni nostri, prospettandolo in un futuro lontano dove si può vivere nel sistema solare, ma è come se ci dicesse, non lasciatevi ingannare, parlate, comunicate, ascoltate il vostro io e non lasciatevi manipolare:è la voce di Ambrose che parla a CA, ma il messaggio è rivolto a noi lettori. 

Il romanzo è composto da nove capitoli o episodi autoconclusivi, dove la magia e l'estrosa fantasia dell'autore si rivelano nella totalità. La scrittura elegante, raffinata, forbita ed elevata di Fabio Carta inserisce l'autore in un livello alto dei romanzi di fantascienza, sono certa che rimarrà nel tempo la sua scrittura, che definirei anche visiva, riesce a far volare la fantasia del lettore grazie all'aspetto descrittivo che usa e a trasmettere un senso di realtà a questo cosmo fantascientifico che ci racconta

La trama difficile, complicata, necessita di una rilettura per apprezzarla in pieno, ma non toglie nulla all'affascinante scrittura dell'autore ed alla trama.
Lo stile melanconico si adatta perfettamente al personaggio e ci conduce ad un finale inaspettato.
Un romanzo che riesce a risultare vero, nonostante il genere, e riesce a catturare anche chi non è abituato a leggere romanzi di fantascienza come me.

Scheda Libro
Titolo: Ambrose
Autore: Fabio Carta
Pagine: 212
Editore: Scatole Parlanti


Sinossi

Controllore Ausiliario – CA – è uno dei pionieri ad aver sposato la causa della missione Nexus, la frontiera virtuale dove scrivere un nuovo e pacifico capitolo della storia umana. Ma durante la preparazione terapeutica, il suo corpo rimane vittima di danni irreparabili. Logorato dalle metastasi, è costretto a vivere in una speciale tuta eterodiretta da pazzi esaltati, che combattono una guerra in bilico tra realtà e spettacolo.
Il suo destino è la morte, mentre un suo gemello elettronico continuerà a simulare la sua esistenza nel ciberspazio.
L’infelicità di CA – figlio delle stelle, alieno agli usi terrestri – subisce uno stravolgimento con la comparsa di Ambrose. Un’entità che si presenta come una rosa stillante ambra, una irriverente voce che lo guida verso sviluppi imprevedibili. Come ribellarsi al proprio destino e scoprire cosa si cela realmente dietro i grandi cambiamenti ai quali l’umanità dovrà far fronte.

Biografia

Fabio Carta, classe 1975, è appassionato di fantascienza e dei classici della letteratura. Laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico, ha al suo attivo la saga fantascientifica Arma Infero, una serie che a oggi conta due romanzi (Il mastro di forgia, 2015 e I cieli di Muareb, 2016) e il racconto lungo Megalomachia (Delos Books, 2016), scritto unitamente alla finalista del premio “Urania 2016”, Emanuela Valentini. Ha inoltre partecipato con importanti firme della fantascienza italiana all’iniziativa benefica “Penny Steampunk” (2016), da cui è nato un volume di racconti fantastico-weird a cura di Roberto Cera.

mercoledì 29 agosto 2018

La memoria rende liberi di Liliana Segre e Enrico Mentana

La memoria rende liberi
di Liliana Segre e Enrico Mentana

recensione di
Maria Lucia Ferlisi

Ci sono testi difficili da recensire, perché sei consapevole che non sono storie romanzate, ma realtà atroci  e difficili da comprendere, ma sono esistite. Il libro di Liliana Segre parla della sua vita, ci apre la porta del cuore e della sua sofferenza, quella che aveva sepolto perché faceva troppo male ricordare. 

Per molti anni Lilianan è stata combattuta da questo segreto, di una parte della sua vita che non poteva ricordare, perché ogni volta è come rivivere quel passato di umiliazioni, stenti, privazioni e fame, tanta fame.

La sua infanzia è passata dalle leggi razziali e discriminanti contro gli ebrei, e lei ragazzina senza un perché si è vista negata la scuola, lei, a otto anni, non ha diritto a imparare a sapere. Non comprende, è troppo piccola per poterlo fare, pensa di aver sbagliato qualcosa di essere stata "cattiva". Dalle leggi razziali alle persecuzioni è stato un soffio..deve nascondersi, lei non esiste più, deve fuggire, ma viene arresta e portata ad Auschwitz. Separata dal padre, tanto amato,  che non vedrà più. 
in quel lager imparai a convivere con ratti e con tutti gli insetti di cui la baracca brulicava. cos'era un ratto o uno scarafaggio davanti all'orrore della ciminiera? 
Dietro i cancelli di quella città, che per anni resterà sconosciuta, Liliana conosce il male. Il male più atroce e banale che nessun essere umano può immaginare. Ma è stato così. In quei cancelli è stato commesso un crimine contro l'umanità. La banalità del male così ben spiegata nel  saggio di Hannah Arendt, è nata in questi cancelli. I sopravvissuti, per anni, sono rimasti in silenzio, per il dolore di quello che hanno visto.

 Liliana stessa non è stata capace subito di aprire il suo cuore e raccontare, come far capire il dolore, la fame,  il non sentirsi un essere umano ma un numero.
..Non dimenticherò mai quel tragitto perché passando in quel blocco vidi una serie di gabbie in cui erano rinchiuse donne usate come cavie per esperimenti scientifici. Come allo zoo. C'era di tutto: donne pelose come scimmie, scheletriche che urlavano come bestie Anche in quell'occasione, quando capii a cosa ero di fronte , mi dissi: "non posso guardare. Io non guardo! tanto non ci posso fare niente."... Primo levi scrisse che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa la demolizione di un uomo, e io per tutto l'anno che trascorsi a Auschwitz, non ne trovai nessuna che desse voce ai sentimenti di pena e di orrore che provavo.
Il terrore che ti rende cieco e inerme. La fame che divora le tue budella. La paura che ti assale in ogni istante della tua vita. La perdita della cognizione del tempo. Non sai più chi sei, dove sei, con chi sei. Non sei più nulla, nessuno, niente. Un numero che cammina nel nulla. Devi solo lottare per sopravvivere. Liliana è una sopravvissuta, per caso.
Io non sono affatto un'eroina, io sono sopravvissuta per caso, non ho mai fatto nessun gesto di essere orgogliosa, nessun atto di ribellione..anzi. ho sempre subito passivamente ciò che mi succedeva intorno. Mi sentivo annullata.

 Come casuale era la scelta di chi doveva morire, di chi era scelto per gli esperimenti, di chi doveva lavorare all'aperto o dentro. 
Lavorare all'aperto era un vero inferno: caricare le pietre, scaricare le pietre, a febbraio, in quel gelo.
Un libro che racconta il male nella sua bestialità con un tono leggero, pacato, composto. Un tono che permettere di comprendere e vedere con occhi e mente lucidi, perché così dobbiamo analizzare la storia. 

Il libro di Liliana Segre è una testimonianza, un documento storico. Un romanzo che deve entrare nelle scuole per insegnare che le discriminazioni nascondono solo la non conoscenza dell'altro. Lo scopo della testimonianza dell'autrice è questo: imparare a conoscere e vedere. Vedere sempre, prima che la storia faccia un passo indietro.

Scheda libro  Autore: Lilianan Segre, Enrico Mentana
titolo: La memoria rende liberi
casa editrice: Bur Rizzoli
Pagine: 227
Sinossi
Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere." Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come "alunna di razza ebraica", viene espulsa da scuola e il suo mondo si sgretola: diventa "invisibile" agli occhi delle amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e a suo padre i cancelli di Auschwitz. 
Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di un Paese appena uscito dalla guerra. Enrico Mentana raccoglie le memorie di una testimone d'eccezione in un libro crudo e commovente, ripercorrendo la sua infanzia, il legame con l'adorato papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera, il contrastato rapporto con l'identità ebraica, la depressione e la gioia ritrovata grazie all'amore del marito Alfredo e ai tre figli. 
Un racconto emozionante su uno dei periodi più tragici del nostro secolo che invita a non chiudere gli occhi davanti agli orrori di ieri e di oggi, perché "la chiave per comprendere le ragioni del male è l'indifferenza: quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all'orrore".



martedì 21 agosto 2018

Orfani bianchi di Antonio Manzini



Orfani bianchi
di 
Antonio Manzini
recensione di 
Maria Lucia Ferlisi



Mirta, moldava, lavora in Italia come badante a Roma.
Ha lasciato la sua terra, la povertà e la miseria in cui viveva. Ha lasciato anche il figlio adolescente Ilie che vive con la nonna materna, il padre non sa nemmeno dove sia.
Una vita dura, nonostante la giovane età è già stanca della vita. Il suo lavoro è prendersi cura di tutte quelle persone che pesano alle famiglie,  lei li assiste fino alla loro morte. Poi ancora in cerca di un altra persona da prendere in cura, nell'indifferenza dei familiari, come la signora Mazzanti, morta il giorno di Natale, ma la famiglia non ha rinunciato al pranzo di Natale.

Mirta vive nella miseria degli animi, nell'indifferenza verso gli anziani. Sentimenti sterili circondano la sua vita. Vive con altre donne straniere, in un piccolo appartamento, si ritrovano la sera, ma sono tutte stanche, non si parlano,  la maggior parte di loro lavora per una cooperativa, pochi soldi e tanto lavoro massacrante.

Ha soltanto un amico Pavel, innamorato di lei che sogna di darle una casa e l'amore.
I suoi contatti con il figlio undicenne sono fatti di mail piene d'amore e speranza, di un futuro migliore, anche quando è costretta a metterlo in un orfanotrofio, perché sua madre è morta per lo scoppio della caldaia. 
L'internat è un luogo che raccoglie orfani e figli di madri che lavorano all'estero, non è un bel luogo, ma almeno può mangiare e stare al caldo  e giocare con la play station con i giochi che gli manda.Lei gli scrive tante mail accorate, Ilie non risponde.
La notte dopo, il maglione di Mirta aveva già perso l'odore di Ilie. E lei era a Roma, in una stanza di merda, condivisa con una donna che non avrebbe mai conosciuto....

Con un gesto poco nobile, riesce ad ottenere un lavoro per seguire un'anziana la cui famiglia deve andare in vacanza, la paga è davvero alta. Lei si abbandona ai sogni di una vita migliore..ma....

Un romanzo commovente  sull'esistenza di queste badanti che arrivano nella nostra terra per seguire i familiari e condurli alla certa morte. La loro non è una vita facile, devono lavorare con persone con la demenza senile. Devono pulire sederi, togliere pipì ed escrementi. Devono stare attenti perché la loro pelle è delicata. Guadagnano poco e con quelli devono mantenere i loro  familiari rimasti in paese.

Un odore acre, amaro, avvolgeva tutta la stanza. La vecchia teneva gli occhi spalancati sul soffitto. Le mani lungo il corpo. "no". Mirta si avvicinò. L'odore era sempre più forte. Un misto di muffa, marcio e uova sode. Dovette chiudersi il naso. Corse in bagno mentre la lasagna risaliva l'esofago. Ebbe un conato, ma non rovesciò niente.....

Una vita triste, circondata da sporco e morte, devono combattere contro l'indifferenza dei familiari che sembrano aver dimenticato che quei familiari sono stati il loro padre o la loro madre.

Una storia d'abbandoni, le badanti lasciano gli affetti nei loro paesi d'origine, gli anziani che accudiscono sono stati abbandonati dai loro familiari. Un triste scambio.
L'autore senza falsi pietismi ci conduce in questo mondo poco conosciuto. Pensiamo che il lavoro di queste donne sia facile, senza problemi, ma non è così. 

Un romanzo che non solo punta il dito contro la mancanza di affetti, ma mette in risalto quanto la nostra comunicazione stia diventando sempre più debole, affidiamo le parole ad un asettico computer, la mail è veloce, e non implica nessun sentimento. Fredda, senza calore arriva dall'etere, ma non è abbastanza per rassicurare. 

Un romanzo che ci conduce nel mondo dei tanti orfani bianchi che popolano la Moldavia, bambini e adolescenti che crescono senza amore, senza affetti, soli, abbandonati per anni in un luogo lontano e sperduto del loro territorio, simile ad un carcere.
Un romanzo che fa riflettere attraverso la veritiera penna dello scrittore Antonio Manzini.



Scheda libro
Autore: Antonio Manzini
Titolo: Orfani Bianchi
Casa editrice: Chiarelettere
Pagine: 204

Sinossi
Mirta è una giovane donna moldava trapiantata a Roma in cerca di lavoro. Alle spalle si è lasciata un mondo di miseria e sofferenza, e soprattutto Ilie, il suo bambino, tutto quello che ha di bello e le dà sostegno in questa vita di nuovi sacrifici e umiliazioni. Per primo Nunzio, poi la signora Mazzanti, “che si era spenta una notte di dicembre, sotto Natale, ma la famiglia non aveva rinunciato all’albero ai regali e al panettone”, poi Olivia e adesso Eleonora. Tutte persone vinte dall’esistenza e dagli anni, spesso abbandonate dai loro stessi familiari. Ad accudirle c’è lei, Mirta, che non le conosce ma le accompagna alla morte condividendo con loro un’intimità fatta di cure e piccole attenzioni quotidiane.

Ecco quello che siamo, sembra dirci Manzini in questo romanzo sorprendente e rivelatore con al centro un personaggio femminile di grande forza e bellezza, in lotta contro un destino spietato, il suo, che non le dà tregua, e quello delle persone che deve accudire, sole e votate alla fine. “Nella disperazione siamo uguali” dice Eleonora, ricca e con alle spalle una vita di bellezza, a Mirta, protesa con tutte le energie di cui dispone a costruirsi un futuro di serenità per sé e per il figlio, nell'ultimo, intenso e contraddittorio rapporto fra due donne che, sole e in fondo al barile, finiscono per somigliarsi.
Dagli occhi e dalle parole di Mirta il ritratto di una società che sembra non conoscere più la tenerezza. Una storia contemporanea, commovente e vera, comune a tante famiglie italiane raccontata da Manzini con sapienza narrativa non senza una vena di grottesco e di ironia, quella che già conosciamo, e che riesce a strapparci, anche questa volta, il sorriso.

venerdì 10 agosto 2018

Clone di Paolo Negro


Clone
 di
 Paolo Negro

 recensione di 
Maria Lucia Ferlisi







Siamo a Torino. Si verificano due tentativi di furto eclatanti: La sacra Sindone e l'autoritratto di Leonardo da Vinci e due omicidi efferati.

Il primo si verifica all'interno dell'ascensore del Palazzo reale, dove è custodito l'autoritratto di Leonardo, e apre anche la trama del romanzo con un urlo agghiacciante che terrorizza da subito il lettore, proiettandolo nel libro con  forza e magnetismo, mostrandogli subito l'ignota mano assassina che ha utilizzato la tecnica cara al diavolo durante il Medioevo: yo-yo.
Fu un urlo. Uno soltanto. Agghiacciante e giunto dal nulla.
Senza un volto.
Senza un apparente perché.
Si levò pochi istanti dopo che l’ascensore della Biblioteca Reale di Torino aveva lasciato il piano uffici diretto al seminterrato che portava al caveau in cui era conservato l’Autoritratto di Leonardo, e si dissolse lasciando a terra solo cocci di silenzio ormai definitivamente andato in frantumi.
Come era venuto, così era svanito.
 Il lettore si trova all'interno della trama, inebetito, come i protagonisti, di fronte a questo urlo di un dolore viscerale, profondo e per questo universale.

Il secondo si verifica nella torre campanaria della Cattedrale di Torino, dove si custodisce la sacra tela
Due tentativi di furto con tante, troppe analogie tra loro.


 Ecco lo scenario su cui dovrà indagare il vice questore Barbieri, uomo antipatico e scorbutico, della Questura di Torino.

Nell'indagine è supportato dal Monsignore Perotto che gli spiega le analogie tra il passato ed il presente che torna con tutta la forza della mao del diavolo. Le morti avvenute si ispirano ai supplizi operati durante il medioevo dalla Santa Inquisizione.

Barbieri non ama lavorare con altre persone, ma sa che l'aiuto del religioso è indispensabile, per capire l'importanza delle varie teorie sulla Sacra Sindone e il collegamento che potrebbe avere con il ritratto di Leonardo. Sigillano un patto, uno scambio alla pari. Una sorta di aiuto tra loro due, segretamente, per scoprire chi vuole rubare la Sacra Sindone, il cui ritrovamento e custodia, nei secoli, era sempre stata tramandata e affidata ai Templari. Importante tenere alla larga i cip e ciop dei giornalisti, perché
Non tutte le verità sono per tutte le orecchie.
"In nomine domine" si deve arrivare alla verità ed in questa ricerca è di valido aiuto la Sovrintendente  della Biblioteca Greta Desantis, esperta in testi sacri e diventerà una valida collaboratrice in questa indagine religiosa, dove nulla è scontato.
«non devo studiare la storia della Chiesa e, a essere sincero, manco m’interessa. Ho un uomo morto, anzi adesso sono due uomini morti, equamente suddivisi: il primo stamane, il secondo scoperto poco fa… E di entrambi non so praticamente nulla. Così come due sono i tentati furti che scateneranno una ridda di ipotesi, voci, teorie… Primal’Autoritratto di Leonardo e poi la Sindone… Insomma, un putiferio. Ecco» disse inclinando un po’ la testa su un fianco, «io sto cercando risposte a queste piccole cose di oggi… Certo, comprendo che non sono importanti come le norme per l’elezione del papa, ma, senza offesa alcuna» aggiunse prima di virare su un’espressione dura» per me sono importanti! Anzi, che dico?Sono F O N D A M E N T A L I…» sillabò con enfasi. «Lei invece come collabora? Quale contributo fornisce? Mi dice che ha trovato la chiave per comprendere il tutto e poi mi offre una bolla di papa Niccolò II? Mi sta prendendo in giro? Allora, mi dica monsignore: perché ha trascurato Adamo? E Noè, se lo è dimenticato?

E se la Sindone fosse una delle tante abili opere d'arte di Leonardo da Vinci? Allora è un clone?
È un'altra nuova teoria.

Bisogna investigare, indagare, ma prima di tutto comprendere i legami religiosi che da secoli si susseguono, custoditi dai religiosi. Non è facile, ma scavare nel presente e nel passato è il suo lavoro e sa come condurlo per arrivare alla verità.

Un'indagine difficile ma il vice questore Barbieri sa come condurla, senza fretta, con calma, cercando di formare il puzzle dei vari indizi, da quelli più banali a quelli più significativi.

Come quello della spora ritrovata sul Sacro Telo e la dottoressa Greta, ansiosa e fibromialgica donna,  contribuirà....

Un thriller psicologico e religioso di grande effetto. Un'indagine condotta alla perfezione dall'abile mano dello scrittore Paolo Negro che nel romanzo Clone affronta una nuova teoria con perizia di particolari.
 Clone è un romanzo che si colloca perfettamente al fianco dei romanzi di Dan Brown.

Il ritmo è incalzante, lo stile fluido e dinamico e rendono la trama del thriller avvincente. 

Ottima la scelta dell'intervento nelle indagini sia della figura religiosa Monsignor Perotto che della bibliotecaria Greta che rende la trama più leggera e addolcisce la figura scorbutica del vice questore, personaggio ben delineato.

Ottima la preparazione storica, l'autore si muove con precisione ed accuratezza di particolari per tutto il romanzo, sa unire le fasi della trama passando dalla realtà alla fantasia con bravura e naturalezza.

Un romanzo da leggere in questo periodo afoso perché come tutti i thriller vi gelerà il sangue con i personaggi e con il finale sorprendente.

Scheda libro
Autore:
Paolo Negro
Titolo: Clone
Casa editrice: Imprimatur
Pagine:256


Sinossi
Due omicidi efferati a poche ore l’uno dall’altro, a qualche centinaio di metri l’uno dall’altro.
Il primo nella tromba dell’ascensore che porta al caveau, all’interno del Palazzo Reale di Torino, dove è conservato il famoso autoritratto di Leonardo da Vinci. Il secondo nella Torre campanaria della Cattedrale, dove è custodita la reliquia della Santa Sindone.  

In entrambi i casi i sistemi di allarme sono stati disattivati da professionisti, ma né l’Autoritratto né la Sindone sono stati rubati.
Toccherà all’ispettore Barberi scoprire il movente di quelle due morti, legate tra loro da una trama che affonda le sue radici nelle torture della Santa Inquisizione, in un’antica battaglia che mescola fede e potere.
Tra colpi di scena e doppiogiochisti, in un’indagine continua nei segreti secolari della cappella del Guarini e nelle congiure sotterranee dei corridoi pontifici, lentamente appare un piano agghiacciante: da un campione di tessuto prelevato dalla Sindone, prima è stato isolato il gruppo sanguigno, poi la catena completa del Dna. Siamo davvero in presenza del clone di Cristo? La battaglia per stabilire se il nuovo Dio è arrivato è ormai allo scontro finale.

Biografia autore
Paolo Negro, torinese, giornalista, ha lavorato nei principali quotidiani italiani («La Stampa», «la Repubblica», «Il Giornale»). È stato responsabile mass media del Medals Plaza olimpico delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 e quindi responsabile mass media della cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi Invernali di Torino 2006. Dal 2008 ha pubblicato numerosi romanzi: L’ultimo dei templari, La Leggenda, Il segreto dell’arca. Nel 2011 ha pubblicato Filmgate, libro-intervista al produttore cinematografico Silvio Sardi. Nel 2014 ha pubblicato il thriller storico Spiritus Templi tradotto poi per il mercato spagnolo e sudamericano. Per Imprimatur ha pubblicato nel 2017 Il nemico che gioca con i nomi.

venerdì 27 luglio 2018

Clara Sereni - Via Ripetta 155

Carissimi amici ed amiche, come sapete ieri, all'età di 72 anni, è venuta a mancare Clara Sereni, un'autrice impegnata nella vita sociale e pubblica. Una scrittrice che ha pubblicato diversi romanzi come: Casalinghitudine, Passami il sale, Le meredanze, Il gioco dei regni..e altri, dove le storie sono forti, con protagoniste donne e persone fragili. 
Ripubblico questa recensione . 


Via Ripetta 155 di Clara Sereni
di
Ferlisi Maria Lucia
Via Ripetta 155 è la storia autobiografica di Clara Sereni, una donna che ha vissuto il 68 e gli anni 70, quasi in prima linea, sempre presente, ma senza mai farsi coinvolgere completamente.


E' anche la storia di una ragazza che ha voluto sottrarsi a un difficile rapporto paterno e alla difficoltà di portare un cognome troppo pesante, essendo il padre un parlamentare comunista di cui lei ne sentiva tutto il peso ingombrante per l'affermazione della propria autonomia.

Il libro pur essendo autobiografico, non risulta tale, grazie alla sapiente, scorrevole ed appassionata scrittura dell'autrice, che ci lascia un romanzo vero e proprio dedicato agli anni 70, anni di lotta, di libero amore, di speranza, di libertà, ma che bene presto si trasforma in disillusione, in amarezza per quello che c'è stato.

La lotta per la propria libertà si affianca alle continue ricerche di lavoro che le possano garantire la tanto sognata autonomia e quindi distacco dalla famiglia, come la creazione di un ponte tra padri e figli; il tutto è accompagnato dai canti popolari con epicentro la sua casa.

Questa casa di via Ripetta scelta in pieno centro a Roma perché lei comunque rimane "un po' snob", una casa che diventa il centro delle riunioni tra amici, il centro di raccolta e incontro di tutti i suoi amici, dove lei lotta sempre per mangiare, per portare oggetti per riempire quella casa vuota, la casa che vede i suoi tanti amori di cui non ricorda il nome, ma solo il calore nei momenti di solitudine, la casa dove lei deve fare i conti con l'irrequietezza dell'anima, la casa dove tenta anche il suicidio.

Nel racconto emerge la passione, ma anche la nostalgia e la disillusione, come se l'autrice rivedesse le immagini del suo passato, alcune le accarezza, altre le bagna con le lacrime, con altre riesce a sorridere, ma tutte sempre con dolce nostalgia.

Gli anni della quasi emancipazione, della quasi rivoluzione, del quasi golpe, della quasi liberazione sessuale...termina lasciando la triste consapevolezza della disillusione e della sconfitta delle proprie idee. 

Un libro che ci porta indietro nel passato con delicatezza, senza critiche, denunce o altro, solo esponendo i fatti come sono avvenuti, lasciando a noi il compito di capire che il tentativo di scardinare la famiglia, forse non ne valeva la pena, alla fine abbiamo il bisogno di avere stabilità e certezze attraverso anche un amore sicuro ed una famiglia "tradizionale".
Libro che consiglio vivamente.

TITOLO:Via Ripetta 155
AUTORE: Clara Sereni
EDITORE: Giunti
Prezzo: 14,00


pagine: 197

giovedì 26 luglio 2018

L'arcano degli Angeli di Brunella Giovannini

L'arcano degli Angeli

di
Brunella Giovannini

recensione di 
Ferlisi Maria Lucia

Alberta Ferretti è una stimata psicologa presso il tribunale dei minori, una vita tranquilla che viene squarciata dal dolore della malattia della figlia Gloria, una forma leucemica molto grave.

 Alberta dopo il parto complicato del primogenito, non aveva più potuto affrontare altre gravidanze,  sognava una famiglia numerosa, ma aveva dovuto accettare la realtà, per questo aveva adottato Gloria.  Si erano sottoposti ugualmente ai test per la compatibilità del midollo, ma sapevano che era impossibile. 

La vita continua, Alberta lavora, deve seguire anche il caso di una ragazzina che era stata trovata in una casa d' appuntamenti.

Cerca di distrarsi facendo delle passeggiate e durante una di queste, in una stradina,  che non era solita fare, trova in mezzo a dei rifiuti abbandonati un candelabro.

 Lo porta a casa e nel ripulirlo, trova una vecchia targhetta con scritta la provenienza di quell'oggetto sacro che raffigura un angelo. La Chiesa da dove proviene il candelabro si trova a Positano,  così tutta la famiglia decide di trascorrere le vacanze in quel paese tappezzato dei vestiti alla moda positanese e dove il mare tranquillo e luccicante nasconde segreti e amori del passato.
Rosario Iorio, per tutti Rosy, voleva un gran bene a quella ragazzina, in fondo non aveva nessun altro a cui riversare affetto. La madre, rimasta inferma per molto tempo, era morta diversi anni prima e subito dopo si erano interrotti i rapporti con Nunzia, la sorella di otto anni più grande. 

Alberta entra in uno dei tanti negozi di souvenir, si sofferma a  parlare con la proprietaria Rosy, incuriosita dal fatto di alcuni sassi dipinti a mano che ritraggono il castello da dove proviene lei. 

Anche Rosy rimane senza parole quando nel negozio entra la figlia di quella turista con la quale sta piacevolmente parlando. Quella ragazzina le ricorda la sua unica nipote, morta appena diciottenne..
Il mistero s'infittisce...
Il loro primo incontro risaliva a due anni prima, era avvenuto per caso Pamela era stata mandata alla villa dal padre per consegnare delle spigole ordinate telefonicamente dal cuoco....
Ma per sapere come continua la storia dovete leggere il libro. 

Posso dirvi che in questo romanzo Brunella ha dato prova di maturità letteraria.
Lo stile dell'autrice, diretto e chiaro, ci racconta una storia dai tanti risvolti, ci conduce per i vicoli di Positano, tra quelle casette dove si respira il profumo dei limoni e della salsedine, ma anche di baci amari.

Storie di vite che si intersecano come quella di Rosy, quella di Pamela, quella di Alberta di Nunzia, di Giacinta.. Ma non vi sono solo donne, vi sono anche le vite di Mario, di Diomede, di Raffaele, di Michele  o di Giovanni.

Tutte intrecciate bene tra loro. Un romanzo dallo stile cadenzato e brillante. L'autrice descrive luoghi e oggetti alla perfezione, nulla è lasciato al caso, si percepisce che dietro ha eseguito un ottimo lavoro di ricerca per regalare ai lettori una piacevole lettura.

Con freschezza ed eleganza la trama cattura il lettore, in alcuni passaggi assume anche qualche caratteristica noir, vi sono anche elementi attuali, come fa spesso l'autrice nelle sue narrazioni.

Lo stile del romanzo rispecchia Brunella, una donna elegante che preferisce essere autentica e vera, senza troppe parole inutili.
Sono certa che apprezzerete il suo nuovo romanzo, ben costruito ed avvincente.
Un abbraccio Brunella, aspetto la prossima storia.


Scheda libro
Autore: Brunella Giovannini
Titolo: L'Arcano degli Angeli
Casa editrice: Leucotea
Pagine: 170

Sinossi
Si dice che ogni oggetto ha un'anima che racconta una storia su chi l'ha creato, e quando destinato in un luogo, se spostato, farà di tutto per ritornarci. Di questo ne è fermamente convinta Alberta Ferretti, stimata psicologa emiliana che collabora con le scuole e con il Tribunale dei Minori. Preoccupata dall'aggravarsi delle condizioni di salute della figlia adottiva, un giorno trova casualmente un antico candelabro abbandonato tra i rifiuti. Appurato che si tratta di un oggetto trafugato da una chiesa, organizza insieme alla famiglia una breve vacanza a Positano per riportare il maltolto nella sua sede originaria. Sarà un viaggio di conoscenza e di scoperta e attraverso l'incontro con la positanese Rosy, verranno alla luce inaspettate verità e risulterà che il candelabro degli angeli, custodisce al suo interno un misterioso se-greto. Nel momento in cui la malattia della ragazza sembra avere il sopravvento sulle cure, una rivelazione accenderà una piccola speranza.

lunedì 23 luglio 2018

Di Profumata carne di Cinzia Lacalamita e Igor Damilano



Di Profumata carne
di
Cinzia Lacalamita e Igor Damilano

recensione a cura di
Maria Lucia Ferlisi

Lilith, il significato del suo nome è "portatore di malattie e dispiaceri, nome imposto con la consapevolezza del suo significato dal padre. La sua nascita ha portato la sventura nel micro mondo di Michael e Judith. Una figlia non desiderata dall'inizio e con la sua nascita le ha portato via il suo unico e grande amore. Se ne prende cura fino ai sette mesi di vita, poi l'abbandona, lasciandola sola in casa, affamata e disidrata.

Lilith è cresciuta in una casa famiglia fino a 18 anni. La sua vita non è stata facile, a scuola veniva derisa e beffeggiata, aver raggiunto la maggiore età è per lei un simbolo di libertà finalmente raggiunta. Adesso può essere veramente se stessa, una donna che ama il male, e fare il mestiere che le è più consono per la natura che è dentro di lei: il sicario. Uccide su ordinazione e a volte anche per piacere.

Ama uccidere, ama guardare negli occhi le sue vittime, ama assistere alla loro lenta agonia. Non uccide le prede subito, le sceglie con cura, le segue, s'informa delle loro abitudini e infine le porta nel suo regno, per torturarle senza alcuna pietà, senza tregua, grazie anche al suo superpotere: l'insonnia congenita, la fa sentire potente e immortale.

Ma anche lei cede all'amore. Si innamora di una vittima, Lucas. Per la prima volta la sue sete di sangue subisce un arresto e cede alle lusinghe di lui che la vuole rivedere. Sa che non può farlo, alla fine lei è solo una pedina nelle mani del Giusto che manovra il sistema.

Il Giusto è stato il suo mentore, la sua guida, il suo padrone, imponendole chi doveva uccidere e chi no. Il Giusto sa cosa è bene per lei e non riesce a immaginare il suo innamoramento perché
"tutti possono cambiare tranne te".

Ed accade, si rivedono, la sua anima è calma rilassata riesce anche a dormire. Adesso è lui a dettare ordini Lucas che le da 47 giorni di tempo, come i petali della rosa che le ha regalato, per sapere cosa scegliere l'amore o la sua sete di sangue. Ma dietro le spalle c'è il Giusto che manovra Lilith, ma non solo... Perché anche Lucas è...

L'amore per Lucas riuscirà a farle cambiare vita?
"io sono la morte e ti amo di Vita profonda".

Un romanzo fuori dagli stereotipi questo, scritto a quattro mani da Cinzia e Igor.
Di profumata carne, dal sapore noir, affronta temi importanti come ad esempio il bullismo.


 Una trama che lascia perplesso il lettore, scombussola le sue certezze o previsioni.

Una storia sorprendete, dai risvolti drammatici, ma scritta con disinvoltura, rendendo la trama più leggera e piacevole.
Una scrittura brillante, vivace che conduce il lettore dentro la trama, quasi come in un gioco, lo trascina e lo confonde. La lettura viene rimessa in gioco, come se il Giusto si divertisse a giocare con la vita del lettore e non solo con quella di Lucas e Lilith.

Ma chi è allora il Giusto?

Scheda Libro
Autore: Cinzia Lacalamita e Igor Damilano
Titolo: Di profumata carne
Casa Editrice: Imprimatur
Pagine: 160

Sinossi
Il cammino di Lilith, orfana di madre – morta nel darla alla luce – e figlia di un padre fuggiasco, è un elogio alla crudeltà. Lilith è sposata a un’esistenza programmata per nuocere al prossimo, calcolatrice infallibile nel porre termine alle vite altrui. Uccidere per mestiere coincide con il suo passatempo preferito e di miglior riuscita, tanto è vero che lo fa anche quando non commissionata, ma, in fondo, vivere di morte è sfiancante persino per una come lei, che la morte la ama e la obbligherà a fare i conti con Lucas: «Amo creare dipendenza nel prossimo e dipendenza voglio essere per te, al limite dell’ossessione, se possibile, anche oltre. Sono un uomo che concede molto e si prende tutto. Pacato, gentile nei modi, così mi mostro e così in parte sono. In parte. Poi c’è il resto, tutto il Resto».

A guidare le fila, Il Giusto, freddo calcolatore ossessionato dalla puntualità e dalla smania di mantenere in equilibrio il Sistema. Ma cos’è il Sistema? E chi sono davvero Lilith, Lucas e Il Giusto stesso? Forse nessuno è come sembra, di sicuro ognuno ha un segreto inconfessabile. Solo scoprendolo, si arriverà a una soluzione definitiva. Quarantasette i giorni a disposizione per tentare di rimanere vivi: l’ordine è la chiave.

Biografie

Igor Damilano, nato a Gorizia, è scrittore, speaker radiofonico e consulente del Sistema
What’s Up per il benessere giovanile. Insegna scrittura creativa emozionale. Già autore
per Imprimatur di Margherita Hack. La stella infinita (2013), Solo per i miei occhi (2014),
Kintsugi. Terra di mezzo (2015) e Chiamami Anam (2016).

Cinzia Lacalamita, nata a Trieste, è scrittrice, editorialista e consulente editoriale. Insegna
scrittura creativa emozionale. Autrice di Daniele. Storia di un bambino che spera (Aliberti,
2009), L’uomo nero esiste (Aliberti, 2010), Volevo un marito (Aliberti, 2012), Margherita
Hack. La stella infinita (2013), Solo per i miei occhi (2014), Kintsugi. Terra di mezzo (2015)

e Chiamami Anam (2016).

giovedì 19 luglio 2018

Gocce di Emilie di Elena Coppi


Gocce di Emilie
 di
 Elena Coppi

recensione di
 Maria Lucia Ferlisi

Gocce di Emilie è il primo libro scritto da una autrice Elena Coppi che ho avuto il piacere di conoscere durante le presentazioni dei libri.
Il libro è una raccolta di quattro racconti, diversi tra loro, ma uniti dal filo sottile dell'eleganza della scrittura. 

Fascio di sangue
Il primo racconto, quello che l'emoziona sempre nelle presentazioni, narra di suo nonno, una personalità di spicco durante il fascismo e dopo nella ricostruzione del paese.  Presentato quasi come una favola, magico. 
A lui va la prima goccia di Emilie.

Il grande giorno
Il secondo racconto narra del giorno di Natale, giorno di festa, ma non per tutti, vi è anche chi muore nel giorno più bello dell'anno. La penna di Elena mostra il sangue, ma nella sua scrittura assume contorni delicati e silenziosi.
Al Natale va la seconda goccia di Emilie

Mani di violino
Un breve giallo dove s'intreccia la storia di un senzatetto con un serial killer, narrate sempre nello stile dell'autrice classe e delicatezza ed il sangue diventa morbido, fluttuante....

Non fu fuoco di paglia
Il quarto racconto è dedicato ad Emilia, la sua terra, del faticoso lavoro della paglia, un quadretto contadino di anni fa ci riporta nel passato delle tradizioni contadine emiliane.

Gocce di Emilie, il profumo preferito di Elena, che sa di gelsomino e violetta, ma sa anche di terra, di tradizioni antiche, di affetti e ricordi.
Gocce di profumo.
Gocce dell'Emilia Romagna.

Parole raffinate, leggere, evocative, garbate e delicate. 
Parole che rispecchiano Elena Coppi..



Scheda libro





Autore: Elena Coppi
Titolo: Gocce di Emilie
Casa Editrice: Eclypsed World
Pagine: 143

Sinossi

I racconti di Elena Coppi sono gocce di vita, distillati al momento, che fanno bene allo spirito. C'è dentro tanta luce: la luce che rischiara l'alba dopo una notte di incubi, la luce di una lampadina che accende un'idea, la luce tiepida di una candela profumata quando fai un bagno rigenerante. La scrittura è per Elena un elemento naturale. Forse ancora aspra, acerba a tratti. Ma in lei anche l'incertezza ha un guizzo. Come la sorpresa negli occhi di un bambino che muove i primi passi, come il sorriso di un adolescente innamorato. Non c'è ferita che non possa guarire, ci dice Elena nella sue storie. Non c'è lettore che non possa, con la fantasia, viaggiare in un mondo migliore.

venerdì 6 luglio 2018

Appunti per un naufragio di Davide Enia

Appunti per un naufragio
di
Davide Enia
recensione di
Maria Lucia Ferlisi

In Sicilia i rapporti tra padre e figlio non sono semplici, sono basati soprattutto sul silenzio, un atteggiamento da maschio, il dialogo è cose da fimmina.

Davie Enia, vuole rompere questo tabù ed è per questo motivo che invita suo padre a unirsi al suo viaggio a Lampedusa.

Il padre dell'autore è un medico cardiologo in pensione, anche con il fratello, medico anche lui, mantiene lo stesso tipo di rapporto: una parola è poca, due sono assaie.

Questo silenzio perdura anche quando suo fratello si ammala di cancro. Fatica non solo ad andarlo a trovare, ma a sentirlo per telefono.

Eppure sono sempre stati uniti,  suo padre sa bene il motivo per cui non riesce ad affrontare il fratello e presto lo scoprirà anche il figlio, che invece sente lo zio quotidianamente.

Una storia intima sul rapporto genitoriale, e sull'approccio con i familiari malati di cancro.

Un dolore privato che s'intreccia con il dolore collettivo dei migranti.

Lampedusa è un luogo dimenticato da tutti, lontano dalla Sicilia e dal resto d'Italia. Improvvisamente i suoi abitanti sono stati travolti dalla tragicità degli eventi.
A Lampedusa, un pescatore mi aveva detto:
 Sai che pesce è tornato? Le spigole
E sai perché le spigole sono tornate in mare? Sai di cosa si nutrono? Ecco

In una giornata con il mare azzurro e tranquillo,  è diventato a chiazze, tante chiazze scure,  tante sagome, piccole e grandi galleggiavano nel mare, vicinissime alle rive. 
Tanti corpi senza vita. 368 corpi galleggiavano inanimate in quel limpido mare azzurro e cristallino.
Il silenzio dei morti ha invaso l'isola. Ma è stato solo un attimo di giusto e dovuto smarrimento.

Poi il senso di umanità è scattato in tutti gli abitanti, in pochi attimi la frenesia di salvare vite ha preso il sopravvento, c'era chi formava catene umane per aiutare i sopravvissuti, chi raccoglieva i morti e li allineava nel molo, chi correva a prendere in casa coperte, acqua...

L'isola si è animata senza alcuna conoscenza di soccorso, ma solo dettata da quel senso di umanità che cerca di salvare vite umane. Quante più è possibile.
Il corpo è un diario in cui è possibile leggere cosa è accaduto negli ultimi giorni di vita. La rigidità di alcuni muscoli racconta una forzata privazione dell'acqua, La presenza di poca carne nella gabbia toracica testimonia la mancata alimentazione per lunghi periodi. Nelle lesioni riportate ci sono segni visibili di una violenza inaudita, patita o prima di salpare, nei carceri libici, o sul barcone stesso...

C'è anche il vecchio custode del cimitero che da degna sepoltura ai morti, e cerca un posto più intimo per le donne, piantando oleandri per dare ombra e riservatezza, perché la pietas per i morti esiste ancora e Lampedusa ne è la prova certa.

Un racconto straziante quello di Davide Enia, a parlare sono gli operatori, gli abitanti, la guardia costiera, i sanitari.. e tutti vivono come in uno stato di guerra.


Un romanzo che vi farà luce sulle verità non dette dei salvataggi, un libro che vi farà piangere e riflettere.

Questo libro contiene verità, non parla per sentito dire, sono parole vere di chi per primo ha prestato soccorso, prima dell'avvento dei giornalisti e dei riflettori che ha portato in primo piano la morte dei trecento disperati che cercavano soltanto una possibilità di vita migliore.

Un resoconto dettagliato e tristemente reale che ci mette di fronte alla morte di tante persone.

Un'emorragia che non ha fine. Che si ripete da prima che i media si accorgessero che i migranti muoiono e che continua, nell'indifferenza, ma solo di chi vive nei luoghi dove avvengono le morti.

Se soltanto si fermassero ad ascoltare le testimonianze di chi vive lì, ed affronta giorno dopo giorno la solidarietà, senza ricevere gloria, ma soltanto perché è la cosa giusta da fare.

L'autore ci mette di fronte a questa realtà senza pietismo, senza enfasi, senza polemiche, ma con un ritmo da cronaca giornalistica.


Ci narra di un dolore, difficile da dimostrare, perché è il dolore dei migranti, il nostro lo è di riflesso, ma sono loro i protagonisti e finora nessuno di loro è stato intervistato, nessuno di loro ha rielaborato il lutto. Ognuno di loro nasconde la propria tragedia nel cuore. A noi spetta il compito di ascoltare il loro dolore e comprenderlo.

Questa è la realtà che vi piaccia o no, se volete vederla o no. I migranti morivano, muoiono e moriranno ancora, finché ci saranno persone che alzano muri e chiudono confini.
Scheda libro
Autor: Davide Enia
Titolo: Appunti per un naufragio
Casa Editrice: Sellerio
Pagine: 211

Sinossi
Lampedusa, da lepas, lo scoglio eroso dalla furia degli elementi, che resiste nella vastità del mare aperto. Oppure Lampedusa da lampas, la fiaccola che risplende nel buio, che sconfigge l’oscurità. Su questa isola protesa a sud, tra Africa e Europa, Davide Enia guarda in faccia chi arriva e chi attende, e narra la storia di un naufragio individuale e collettivo.

Da un lato una moltitudine in movimento, che attraversa intere nazioni e poi il Mar Mediterraneo, in condizioni al di là di ogni immaginazione. Dall’altro, a cercare di accoglierla, un pugno di uomini e donne sul confine di un’epoca e di un continente. Nel mezzo si è posto l’autore stesso, per raccontare la scoperta di ciò che accade davvero in mare e in terra, e il fallimento delle parole che si inabissano nel tentativo di comprendere i paradossi del presente.

A partire da una forte esperienza, dal toccare con mano la disumana tragedia degli sbarchi, Enia dà voce ai volontari, agli amici d’infanzia, alle testimonianze dei ragazzi che approdano miracolosamente sull’isola. E mette a nudo le conseguenze emotive di questa realtà toccante e sconcertante, soprattutto nel rapporto con il padre, medico da poco in pensione, che accetta di recarsi con lui a Lampedusa.

Ritrovarsi assieme a testimoniare il dolore pubblico di quelli che approdano e di coloro che li salvano dalla morte, accanto a quello privato della malattia dello zio, li spinge a reinventare un rapporto, a forgiare un nuovo e inedito dialogo che si sostituisce ai silenzi del passato.

«Ho frequentato Lampedusa per anni. Ho visto sbarcarvi qualche migliaio di persone, ho incontrato il personale medico e gli uomini della Guardia Costiera, ho mangiato a casa dei residenti, sono uscito in barca con i pescatori, ho ascoltato ragazzi sopravvissuti alla traversata e ho dialogato con i testimoni diretti».


In Appunti per un naufragio emerge la vera storia di persone accomunate dall’esperienza della fragilità della vita, che come una rivelazione spinge ognuno verso un nuovo approdo, verso l’ascolto e la scoperta dell’altro.
La lettrice di cartadiMaria LuciaDesign byIole