venerdì 10 gennaio 2025

Il tenero narratore di Olga Tokarczuk


Il tenero narratore 

di

Olga Tokarczuk

Impressioni di Maria Lucia


La prima lettura di quest'anno è stata questo meraviglioso e tenero saggio di una delle più grandi voci europee della letteratura: Olga Tokarczuk
Il filo conduttore della sua analisi sull'attualità della letteratura è già svelato nel titolo: la tenerezza, infatti il suo sguardo si posa in modo delicato e tenero sui vari argomenti che ha affrontato durante la premiazione per il conseguimento del Premio Nobel nel 2018.
Le sue parole sono lievi, dolci e fremano sulle parole come le ali delle farfalle sui fiori, le articola con saggezza e le rende chiare e limpide senza usare un linguaggio astruso lontano dai lettori. La madre è stata la prima persona ad avvicinarla alla lettura e ne rimane il ricordo tenero che continuerà negli anni.

In questo modo una giovane donna non religiosa, mia madre, mi dava qualcosa che una volta si chiamava anima, e quindi mi riforniva del miglior tenero narratore al mondo.

Da questo sentimento l'autrice ha iniziato a guardare la realtà attorno a sè per poi trasferirla nei personaggi descritti nei vari libri.
Parla anche dell'utilizzo dell'IO nella narrazione  e pensa che sia un legame stretto e importante che si stabilisce tra lettore e scrittore. Continua riferendo dell'importanza della scrittura e del suo forte impatto nel lettore e nel periodo storico che viviamo, nelle parole trasferiamo il mondo che viviamo o le informazioni storiche che abbiamo ricercato. Nelle parole dello scrittore c'è tutta la potenza delle parole, ma in questi ultimi anni la forza  è come sospesa, la società liquida in cui viviamo ne ha ucciso la forza ed ecco che le parole dello scrittore restano mute...

... per i cambiamenti ultra veloci del mondo di oggi. Ci manca la lingua, ci mancano punti di vista, metafore, miti e nuove fiabe. In compenso siamo testimoni di come si cerchi di adattare queste inadeguate, arrugginite e anacronistiche vecchie narrazioni alla visione del futuro, forse partendo dal principio che “il vecchio qualcosa è meglio del nuovo nulla” oppure provando in questo modo a venire a patti con la limitatezza dei propri orizzonti. In una parola: ci mancano nuovi modi di raccontare il mondo.

Parla anche di lettura e quanto questa sia meravigliosa, ci permette di utilizzare tutti i sensi che abbiamo, quando leggiamo non è solo un comprendere le parole, ma è rivivere, un ricordo, ascoltare le voci dei personaggi, sentire il profumo...

Fa un elenco della motivazioni che spingono oggi a scrivere e dei vari generi di scrittura che vuole dividere il genere letterario in fiction o non fiction. Descrive la commercializzazione dei libri e in cui lo scrittore a volte è legato per il denaro che le case editrici investono e cercano in tutti i modi che venga ripagato la più presto.

La letteratura è una delle poche discipline che provano a tenerci ancorati alla concretezza del mondo, perché di sua stessa natura è sempre “psicologica”, dato che si concentra sulle ragioni e motivazioni interne dei personaggi, ne svela le esperienze altrimenti inaccessibili a un’altra persona, invoglia il lettore a interpretare psicologicamente i loro comportamenti. Solo la letteratura è in gradi di farci entrare tanto in profondità nella vita di un’altra persona, capire le sue ragioni, condividere i suoi sentimenti, vivere il suo destino.

 Nel saggio,  Olga Tokarczuk affronta tanti temi e scrive le sue interpretazioni del mondo attuale, non solo legate al tema principale della scrittura/lettura, le sue parole mettono chiarezza e rendono semplice il pensiero anche quando parla di agorà,  di pansofia o di  katharsis.

Un saggio che consiglio a tutti lettori e scrittori.

VALUTAZIONE: 💛💛💛💛💛


SCHEDA LIBRO

Autore: Olga Tokarczuk
Titolo: Il tenero narratore
Casa Editrice: Saggi Bompiani
Pagine: 272

Trama

La complessità del mondo contemporaneo e la crescente interconnessione dell'umanità richiedono oggi un nuovo modo di raccontare la realtà. Olga Tokarczuk ci propone in questo libro quasi un manifesto della sua poetica innovativa. Una straordinaria testimonianza dell'attività di scrittrice, che le è valsa il premio Nobel, e dell'anima di attivista impegnata su numerosi temi sociali e ambientali.

Il tenero narratore è un inno al ruolo cruciale della letteratura. Scrittori e scrittrici occupano una posizione privilegiata: sono esploratori e artigiani che lavorano con frammenti della realtà, impegnati a svelarne una portata più ampia e aperta.


Tokarczuk invita a liberarsi dai vincoli del proprio io narrante per abbracciare una voce nuova, che combini l'impersonalità con una dolce tenerezza. Già, la tenerezza, che è la forma più modesta di amore eppure la più potente, perché ci fa rivolgere lo sguardo oltre noi stessi, verso gli altri esseri umani, gli animali e la natura, nella consapevolezza di un destino comune.

Completano questa raccolta di scritti una riflessione sull'importanza dei traduttori, che nel nostro mondo interconnesso svolgono il compito vitale di far circolare idee e conoscenza, e un resoconto molto intimo sul periodo dei lockdown dovuti al Covid, in cui l'autrice condivide paure e speranze per il futuro.


 BIOGRAFIA

Olga Tokarczuk è nata nel 1962 e ha studiato psicologia a Varsavia. Scrittrice e poetessa tra le più acclamate della Polonia, la sua opera è stata tradotta in trenta paesi e in cinquanta lingue. Ha vinto il Premio Nobel per la letteratura. Il romanzo I vagabondi (Bompiani, 2019) le è valso il Man Booker International Prize 2018 ed è stato finalista al National Book Award. Sempre per Bompiani sono stati ripubblicati Guida il tuo carro sulle ossa dei morti (2020, finalista al Man Booker International Prize nel 2019), Nella quiete del tempo (2020) e Casa di giorno, casa di notte (2021).

 

LIBRI








 

 

 

 


 


 




 

 


 


mercoledì 8 gennaio 2025

I punkinari di Alessandro Pagani e Massimiliano Zatini

 

I punkinari 
di
 Alessandro Pagani e Massimiliano Zatini

I Punkinari, fumetto umoristico di Alessandro Pagani con i disegni di Massimiliano Zatini, dà il via alla nuova collana (di perle) Chicche di riso della casa editrice di Firenze Nepturanus.

Tra le sue pagine scoprirete l’ironia di due uomini con la cresta costretti a sedere in panchina in tutte le loro partite, mai un minuto giocato e la speranza di entrare sul terreno verde che non svanisce mai. Eppure la “panca” insegna che si può comunque vivere nell’attesa di qualcosa pur godendosi il passare delle stagioni, sempre con una risata pronta all’uso.

Gag, battute, giochi di parole che si possono sentire in un bar, dal panettiere, in ufficio, dentro la casa di una famiglia che non perde mai l’umorismo. Ecco cosa si può trovare all’interno di queste pagine, da leggere con pigrizia e senza stancarsi troppo, in pieno stile Punkinari: due ragazzi sui generis, amici sul campo e nella vita, che non aspettano altro che la loro occasione per brillare.

E se non ci fanno giocare? Giochiamo lo stesso.

Con la prefazione di Stefano Manca di Pino & Gli Anticorpi

https://linktr.ee/puahpiccolaunitaantihifi

SCHEDA LIBRO

AUTORE: ALESSANDRO PAGANI

DISEGNI: MASSIMILIANO ZATINI

TITOLO: I PUNKINARI

CASA EDITRICE: NEPTURANUS

PAGINE: 128

TRAMA

C’è chi aspetta il tram e chi il weekend, chi attende un segnale e chi l’happy end, chi aspetta un secondo e chi il caffè, chi attende il ventisette e chi l’amore, chi aspetta il prossimo e chi l’ascensore, chi attende un grazie e chi un perdono, chi aspetta l’alba e chi un dono; perché in fin dei conti chi aspetta attende, come i punkinari che hanno messo le tende.

 Questo piccolo manuale di sopravvivenza racconta del tempo non perduto di due anonimi calciatori punk, sei-sei-sei e tre-tre-tre, accomunati dallo stesso male di vivere: non entrare mai in campo. Così seduti su una panchina ai bordi di un campo di calcio, si scambiano freddure quando fa caldo e caldarroste quando fa freddo, esorcizzando il malessere che da sempre attanaglia chi, seduto in riserva per “anomalia”, trasforma i silenzi in nuova energia.

PREFAZIONE

Perché perdi tempo a leggere questa inutile prefazione? Quando puoi andare direttamente alle pagine successive, iniziare a leggere “I Punkinari” e a farti subito due sane risate?

A meno che, naturalmente, tu di tempo a disposizione non ne abbia molto, anzi troppo.

Un po’ come succede quando dobbiamo aspettare qualcosa che ancora deve arrivare, tipo che la nostra fidanzata finisca di trucarsi e sia finalmente pronta a uscire con te, per andare a cena in un ristorante elegante, oppure che il Mister si decida finalmente a farci entrare in campo, durante una partita. O anche,più banalmente, nella vita.

Perché questa sensazione che il nostro momento non sia ancora arrivato, che qualcuno o qualcosa ci stia tenendo in panchina, nella lunga partita della vita, l’abbiamo avuta in tanti e tanti di noi la hanno ancora.

Io, personalmente, l’ho avuta eccome. Nei lunghi anni iniziali di una carriera nel mondo dello spettacolo, quando con mio fratello ci siamo affacciati sulla scena della comicità e ci si esibiva

dove si poteva. Nel frattempo si frequentavano laboratori, stage, provini e si doveva sempre aspettare una risposta: la chiamata.


“Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti”

Arrigo Sacchi



giovedì 2 gennaio 2025

Caffè Letterario Moak – XXII edizione Concorso nazionale di narrativa

 

Caffè Letterario Moak – XXII edizione

Concorso nazionale di narrativa

scadenza 18/02/2025

Regolamento


ART. 1 – APERTURA DEL BANDO DI SELEZIONE 2025
La Caffè Moak S.p.a., in collaborazione con Archinet srl, indice la XXII edizione di Caffè Letterario Moak, concorso nazionale di narrativa.

ART. 2 – MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE
Si concorre inviando un solo racconto inedito in lingua italiana sul caffè (tema da intendere nella sua accezione più ampia: come luogo di incontro, bevanda, chicco, pianta, ecc.).
La lunghezza dello scritto dovrà essere compresa tra le 9.000 e le 36.000 battute, spazi inclusi.
Il file del racconto va inviato entro la mezzanotte del 18 Febbraio 2025, allegandolo al form di iscrizione presente sul sito www.caffe-letterario.it (formato ammessi: .doc, .docx, .odt, .rtf).
Oltre al racconto, va caricato un file con una breve biografia di massimo 1000 battute spazi inclusi.
Verrà data conferma della corretta iscrizione al concorso entro 72 ore dall’avvenuto invio del modulo. All’interno del file contenente il racconto dovrà essere indicato solo il titolo dell’opera e mai il nome dell’autore.

L’impaginato dovrà avere le seguenti caratteristiche:
– carattere Times New Roman corpo 12, interlinea 1,5; – sillabazione automatica;
– numero di pagine;
– evitare doppi spazi e doppi invii.

Sul sito ufficiale è possibile effettuare il download del file modello da utilizzare per l’invio del racconto in modo da facilitare una corretta impaginazione.
L’autore autorizza inoltre il comitato organizzatore del concorso Caffè Letterario Moak al trattamento dei propri dati personali, ai sensi del D.L.196/2003 e successive modifiche e integrazioni, limitatamente agli scopi del concorso in oggetto. L’organizzazione si impegna a non trasmettere i dati personali dei concorrenti a terzi e di trattarli in ottemperanza al regolamento Europeo sulla Privacy “GDPR” (art. 13 del regolamento UE 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e della normativa nazionale vigente) e a non diffondere il contenuto delle opere non premiate o selezionate.

ART. 3 – QUOTA DI PARTECIPAZIONE
La quota di partecipazione al concorso è fissata in euro 18,00;
il pagamento dovrà essere effettuato direttamente sul sito ufficiale al momento della registrazione attraverso i principali circuiti di pagamento elettronico.

ART. 4 – ESCLUSIONE
Dalla competizione sono esclusi i racconti risultati finalisti in altre edizioni del Concorso. In questo caso la quota di partecipazione non verrà restituita. È invece possibile per un autore inviare un racconto già iscritto ad altre edizioni di Caffè Letterario Moak purché ancora inedito e non selezionato dalla giuria di quella edizione del Concorso tra i cinque finalisti.

ART. 5 – GIURIA
Il nome del presidente e dei componenti la giuria della XXII edizione di Caffè Letterario Moak saranno comunicati entro la scadenza del presente bando.
Un comitato di lettura selezionerà tra tutti i racconti pervenuti quelli da inviare alla giuria che, secondo giudizio insindacabile, indicherà tra gli elaborati ricevuti:

– I racconti segnalati (racconti più meritevoli che saranno pubblicati nell’antologia “I Racconti del caffè”); – I racconti finalisti (primi cinque racconti tra quelli segnalati);
– I racconti vincitori (primi tre classificati).

ART. 6 – PREMI
I primi tre racconti saranno così premiati:
– 1° classificato: € 1.500,00;
– 2° classificato: € 1.000,00;
– 3° classificato: € 500,00.

La serata di premiazione si svolgerà a S. Leonardello – Giarre (C/o Radicepura) il 6 Giugno 2025.
Gli autori selezionati sono tenuti a presenziare alla serata di premiazione e a ritirare personalmente l’eventuale premio. Le spese di viaggio, vitto e alloggio dei finalisti sono a carico dell’Organizzazione.
Luogo e orario saranno pubblicizzati sul sito ufficiale del concorso www.caffe-letterario.it e potranno essere cambiati dall’Organizzazione, senza limite di preavviso, salvo comunicazione agli interessati. I racconti selezionati saranno pubblicati nel volume “I racconti sul caffè” di cui una copia cartacea sarà inviata agli autori selezionati e l’altra sarà disponibile come e-book sul sito www.caffemoak.com e sui principali store online.

ART. 7 INFORMATIVA SUL PRESENTE BANDO DI SELEZIONE
Per informazioni o ulteriori chiarimenti sul presente bando è possibile rivolgersi alla segreteria organizzativa:

Archinet S.r.l.
Via Calogero, 22
97013 Comiso (RG)
cell. +39 346 8624970
info@caffe-letterario.it
www.caffe-letterario.it
www.facebook.com/letterariomoak

lunedì 30 dicembre 2024

LA FAMIGLIA DI SARA MESA


LA FAMIGLIA DI SARA MESA 


 Impressioni di Maria Lucia Ferlisi

 Padre e Madre hanno quattro  figli Rosa, Damian, Aquino e Martina ,  la nipote adottata. 

Quando Padre e Madre si sono conosciuti e sposati,  hanno stipulato un contratto: formare una famiglia come loro desideravano.

 Così è stato, Padre ha imposto a Madre il suo stile di vita, niente sprechi, niente elettrodomestici, niente di tutto ciò che poteva essere alla moda. Con la nascita dei figli nulla cambia, Padre impone la sua educazione, niente giochi inutili, niente smack o merendine, niente televisione, uscite sotto la sua stretta  sorveglianza e solo intorno al loro isolato. 

Tutta la loro vita si svolge in quella casa con obblighi assurdi, come stare insieme per due ore o andare a letto alle 23 anche se  i figli hanno sonno prima. I figli devono solo obbedire senza provare nemmeno a chiedere spiegazioni. Lui è il Padre, lui detiene il potere di dettare legge in casa.

L'autrice Sara Mesa, con una scrittura attenta e precisa, ci immerge in questo controllo ossessivo e soffocante che Padre detta in quella famiglia, dove non ci sono segreti, ma dove leggeremo mancate verità.

Il ritmo a zig zag nel tempo, fra ricordi presenti e passati,  aumenta il senso soffocante che si vive o viveva in quelle mura.

 Un controllo persecutorio che denuncia quanto il clima in quella famiglia  fosse di una devastante violenza psicologica sottile,  ma in grado di spezzare gli animi di tutti coloro che vivono in quella casa .

Padre non urla mia, non litiga,  ma la violenza e le costrizioni si percepiscono tutte,  e fa male leggerle e vedere la sofferenza dei figli quando si immergono nella vita reale che non conoscono.

 Perchè hanno vissuto tutti come reclusi.

Ho apprezzato molto la mancanza dei nomi dei genitori, rafforza la generalità dei tanti Padri e Madri che soffocano i figli o stanno muti e non affrontano il partner.

Un romanzo la cui scrittura  si fa largo in maniera limpida e tagliente e impone di guardare dentro quella casa dove il potere è esercitato in modo ossessivo e soggiacente.

Un romanzo straordinario che vi catturerà e vi farà percepire quel clima soffocante di controllo spietato  e silenziosamente violento.

VALUTAZIONE: 💛💛💛💛💛

Scheda Libro

Autore: Sara Mesa

Titolo: La famiglia

Casa Editrice: La nuova frontiera

Pagine: 224

Trama

“In questa famiglia non ci sono segreti”, proclama all’inizio del libro Damián, il padre, un uomo di idee e ideali granitici, ossessionato dalla rettitudine e che considera la sua famiglia “Il Progetto”. Ma questa casa senza segreti è in realtà piena di crepe, e l’atmosfera oppressiva che aleggia tra le sue mura creerà, alla lunga, ipocrisie, inganni, menzogne e, alla fine, un irrefrenabile desiderio di fuga.

 Composta da due bambine, due bambini, una madre e un padre, questa famiglia apparentemente normale, di classe media e piena di buone intenzioni, è la protagonista di un formidabile romanzo corale che abbraccia diversi decenni. Nel seguire le sue storie, da molteplici angolature, sentiamo battere forte il desiderio di libertà e la critica ai pilastri che tradizionalmente hanno sostenuto, e ancora oggi in parte sostengono, l’istituzione familiare: autoritarismo e obbedienza, vergogna e silenzio.

Biografia


Sara Mesa, nata a Madrid nel 1976, è una pluripremiata autrice di racconti e romanzi. Ha pubblicato Cuatro por cuatro, finalista del premio Herralde, Cicatrice (Bompiani, 2017), Un incendio invisibleCara de pan, la raccolta di racconti Mala letra e la novella Silencio administrativo. Il suo romanzo Un amore (La Nuova Frontiera, 2021), libro dell’anno per i maggiori supplementi letterari spagnoli, è stato finalista al Premio Strega Europeo ed è stato tradotto in numerose
 lingue.

venerdì 27 dicembre 2024

FUA' FUSINATO, ERMINIA (1834 - 1876) Ancora una poetessa dimenticata

FUA' FUSINATO, ERMINIA (1834 - 1876)

Ancora una poetessa dimenticata

Erminia Fuà nacque a Rovigo il 5 ottobre 1834 da Marco, medico, e Geltrude Bianchi, entrambi di religione ebraica. Ben presto la famiglia si trasferisce a Padova e la sua educazione e cultura viene affidata allo zio Benedetto che la conduce all’amore per i versi. Ama leggere e studiare ma tutto si svolge a casa, non conseguì mai un titolo di studio, il destino delle donne non prevedeva il loro inserimento in ambito scolastico, inoltre la madre e una sorella erano ammalate di tubercolosi e lei doveva prendersi cura di loro.

Relegata in casa, come tutte le donne coetanee del tempo, inizia a scrivere i primi versi.

Nella sua famiglia si seguono le idee liberali e si intrattengono diversi poeti e patrioti italiani, durante uno di questi incontri, in cui anche lei delizia gli ospiti con i suoi scritti, conosce Arnaldo Fusinato, poeta e patriota italiano che lotta per l’indipendenza dell’Italia dalla dominazione austriaca.

Lei non ha ancora diciotto anni e si innamora di questo uomo, più anziano di lei, vedovo e cattolico.

Sfida la sua famiglia ebrea per sposarlo, si rifugia a Venezia dallo zio Benedetto per sfuggire ai tentativi del padre a dissuaderla, dimostrando quanto fosse emancipata e determinata non solo per   la forza dell’amore, ma per la sua idea di donna libera da costrizioni e dall’accettare passivamente un diniego.

Per sposare il suo amato, si convertì al cattolicesimo e lo sposò nel 1856, durante il viaggio di nozze furono ospiti di Ippolito Nievo.

Inizia per lei una vita diversa, più attiva e impegnata politicamente, ne sposa la causa e sostiene il marito nelle battaglie risorgimentali, rivelando il suo spirito battagliero e patriottico non solo nei versi ma nelle battaglie. Prende parte in modo attivo ai comitati antiaustriaci, al movimento risorgimentale senza paura ma con coraggio, da spirito libero e si guadagna il soprannome di giardiniera o quarantotto.

Quando la situazione precipita e il marito deve scappare per nascondersi, per lei la vita diventa più difficile che inizialmente affronta da sola. Lo raggiunge e per sfuggire agli austriaci scappano a Firenze, nella città di Dante Erminia conosce altri patrioti e poeti di spicco, tra cui ricordiamo Tommaseo e Capponi.

Successivamente Erminia e Arnaldo si rifugiano a Roma.

Nel 1874 pubblica il suo primo libro di poesie.

La nascita di tre figli, Giovanni Guido e Teresita non le impedirono di occuparsi di politica accanto al marito, né di continuare scrivere versi. Non si stancò mai di approfondire la sua cultura ampliando le conoscenze in ambito letterario e storico e fino agli ultimi attimi di vita continuò a scrivere pensieri e poesie in cui spiccava in primo piano il suo amore per gli ideali della patria dell’Italia unita che sognava e che aveva lottato per raggiungere l’obiettivo risorgimentale di cui nel veneto fu l’anima ispiratrice. Non possiamo definirla una femminista, o pre-femminista. Erminia era uno spirito libero e indipendente che lottava per la Patria  e per l’istruzione a tutti, anche per le donne.

Morì a Roma il 30 settembre del 1876 a soli 41 anni ma da tempo il suo fisico era minato dalla tubercolosi.

Maria Lucia Ferlisi


 Fuà Fusinato 1873 poesia dedicata al fratello.

Al mio nascer, bambino io ti trovai

Sorridente alla mia culla d’appresso,

E al crescer nostro il nostro amor, lo sai,

Cresceva anch’esso.

Teco io vissi l’infanzia, e teco i primi

Giochi e studî ho divisi, e i nostri petti

Si aprîr concordemente ai più sublimi

E santi affetti [...]

Ma fanciul più non sei! ti chiama adesso

A nuove cure il tuo nuovo destino,

E ti dischiude a più severo incesso

Altro cammino.

CARMEN SARI nel suo elaborato definisce la poetessa  in modo superlativo:

Erminia Fuà, “poetessa di vocazione e non di elezione”

Erminia Fuà Fusinato, poetessa, divulgatrice delle nieviane Confessioni d’un Italiano, educatrice, socia corrispondente dell’Ateneo Veneto dal 1872 al 1876, anno della sua morte, nel volume intitolato Versi, che può definirsi un’autobiografia poetica, offre al lettore molteplici scenari, privati e pubblici, della società ottocentesca italiana. «Senza avere neppure appreso le leggi del metro» – come dichiara a Tabarrini nel 1873 – Erminia racconta, con forma schietta e semplice, il Risorgimento italiano, le disavventure familiari, le bellezze della natura, il ruolo e la condizione della donna, i dolori e le gioie di un’esistenza travagliata, condizionata, emancipata. Dio, patria, famiglia sono tre concetti fondanti la vita e la produzione poetica della scrittrice rodigina. L’animo di Fuà, che si espande nel celebrare la patria libera, gloriosa, unita, indipendente, si eleva ancora di più, se possibile, quando evoca immagini del suo ‘santuario domestico’. La poetessa ha dato prova della spontaneità, della grazia e della bellezza artistica. La forma stessa appare conforme a quell’estetica del bello che si cela nel vero e il pensiero fluisce così come nacque nella sua mente. Ciò conferisce alla poesia quel carattere di ingenuità, verità e purezza che si ammira nei rimatori antichi e che Leopardi ritrovò nell’imitazione dei Greci.

Il titolo del presente contributo, che riprende un'espressione utilizzata da Marco Tabarrini nella prefazione al volume Versi di Erminia Fuà, trova conferma nella poesia che la poetessa rodigina dedica al marito Arnaldo Fusinato, di cui riporto, qui, alcuni versi significativi:

Sì, non appena la mia giovin mente

Comprese il gaudio,

La speranza e il pianto,

Un affetto mi vinse alto e potente

Per questa ispiratrice arte del canto;

E una voce secreta:

Canta, mi disse, tua sarai poeta.

Nella testimonianza di Pompeo Gherardo Molmenti: la poesia era nata con lei; sarebbe diventata una grande improvvisatrice, ma fortunatamente non la tentò il plauso lusinghiero. La sua casa era il ritrovo di colte ed egregie persone, che ammiravano il suo ingegno precoce, e nel cui frequente conversare si sviluppò, forse inavvertitamente, quell'innato sentimento del bello e del buono, che fu l'ispiratore costante dei suoi scritti e delle sue azioni.

OPERE

Versi (1874)

Scritti educativi (1873)

Scritti letterari (1882, postumo)

Ricordi e lettere ai figli (1887, postumo)


Grazie a questi siti che ne conservano la memoria

https://www.iismarchesi.edu.it/pagine/erminia-fu-fusinato-la-dimenticata-patriota-italiana-e-poetessa-di-vocazione

https://it.wikipedia.org/wiki/Erminia_Fu%C3%A0_Fusinato

https://www.italianisti.it/pubblicazioni/atti-di-congresso/i-cantieri-dellitalianistica-ricerca-didattica-e-organizzazione-agli-inizi-del-xxi-secolo-2016/Sari.pdf

 

 

   





mercoledì 18 dicembre 2024

Le rondini di Kabul di Yasmina Khadra (Mohamed Moulessehoul)

 Le rondini di Kabul 

di Yasmina Khadra

 (Mohamed Moulessehoul)

Impressioni di Maria Lucia Ferlisi

Rileggere Le rondini di Kabul dopo vent'anni riempie il cuore di tristezza, speravo che le rondini fossero tornare a fare festa, invece ancora una volta sono state costrette ad allontanarsi, a scappare da quella città dove il sole si è piegato  e regna il buio della mente.

Il romanzo diventa ancora una volta attuale e sembra scritto dopo qualche mese dalla consegna  di Kabul ai talebani e al ritorno dell'oscurantismo.

Ancora una volta le donne tornato ad eliminare i loro sorrisi e le loro speranze per scomparire dentro un burqa che le rende tutte uguali e sottomesse al volere degli uomini, non hanno un volto né un corpo, non hanno voce ne sorrisi. 

Anche la vita degli uomini è cambiata, non si ride in pubblico, non si può avere una propria opinione e una parola può essere trasformata nella tua prigionia, devi solo pregare e uniformarti al pensiero dei talebani che controllano ogni tuo passo,  pronti a consegnarti alla prigione se non osservi le loro regole.

L'autore sotto un pseudonimo femminile ci fa comprendere questo soffocamento dei diritti, dell'umanità, della libertà di pensiero e di essere attraverso le storie di due famiglie: Mohsen e Zunaira, una famiglia benestante che che sognava, quando Kabul era una città libera, lui d'intraprendere la carriera diplomatica, lei quella della magistratura, adesso sono due due relitti di quello che erano, ridotti in povertà, solo Zunaira continua a sperare...

L'altra coppia è composta da Atiq e Mussarat, lui relegato nel ruolo di carceriere e la moglie afflitta da un male incurabile, l'uomo di fronte ai quotidiani massacri avverte un cambiamento che può essere rischioso, parla da solo ed è sempre più insofferente a queste atrocità. 
Attraverso le parole dei personaggi avvertiamo tutto il dolore di questa città dove le persone vengono annullate, dove regna il dolore e la paura, dove la miseria e la brutalità convivono con il fanatismo religioso e consegnano la città, un tempo libera e moderna, all'oscurantismo più bieco.

Le storie dei quattro personaggi s'intrecciano in un crescendo di paura e ti senti soffocare mentre assisti alla lapidazione di una donna, colpevole di aver tradito il marito.

Una storia drammatica e maledettamente attuale, un romanzo che avresti voluto non leggere, una testimonianza che ti rende impotente, come loro, di fronte all'orrore e rischi di rimanerne invischiato come Moshen.

Una storia che vi farà comprendere cosa significa vivere in Afghanistan, dal punto di vista di chi vive ogni giorno questi soprusi. Ma la speranza non può abbandonare chi ancora crede che ci si può rialzare e sognare che le rondini possano fare ritorno a Kabul.

Scheda libro

Autore: Yasmina Khadra

Titolo: Le rondini di Kabul

Casa Editrice: Sellerio

Pagine: 248

Sinossi

«Dopo vent’anni – è il rimpianto di Yasmina Khadra –, in cui il semplice ritorno alle cose naturali della vita ci sembrava una specie di miracolo, ma noi ci avevamo creduto, ecco che tutto è sparito in una voluta di fumo, eccoci rispediti alla casella di partenza».
Questo romanzo dello scrittore algerino Mohamed Moulessehoul, che ha cominciato a scrivere con lo pseudonimo femminile di Yasmina Khadra – e dopo il successo ottenuto, lo ha mantenuto –, è stato pubblicato nel 2002, poco dopo l’intervento americano in Afghanistan. Attraverso le storie dei protagonisti, parla della vita quotidiana a Kabul sotto i talebani trionfanti, come sono trionfanti oggi vent’anni dopo. Il quadro di un’agghiacciante realtà pubblica, attraverso le scene private di due matrimoni. Mohsen e Zunaira, una coppia borghese ridotta in povertà: «Si erano conosciuti all’università. Lui studiava scienze politiche e aspirava alla carriera diplomatica; lei ambiva a diventare magistrato»; e Atiq e Mussarat, lui un carceriere, quindi un personaggio di un certo privilegio in mezzo a un popolo di prigionieri, lei una malata terminale, quindi ancor più emarginata nella sua condizione inferiore di donna. Tra queste due unioni, vive una colpa immensa e da nascondere assolutamente: l’amore. La bella Zunaira è per Mohsen l’amore di gioventù; Atiq è legato alla sofferente Mussarat di devozione e gratitudine per quello che lei aveva fatto anni prima. Che ne farà di loro «la città dannata», dove «la gioia viene annoverata fra i peccati capitali», e «le esecuzioni pubbliche tendono a diventare routine»? Oggi, «dopo vent’anni di guerra e di speranza», Kabul è ritornata la stessa città dannata.
Nel libro c’è una frase che è un’espressione di ottimismo: «I talebani hanno approfittato di un attimo di confusione – dice Mohsen a Zunaira – per assestare un colpo terribile ai vinti. Ma non è il colpo di grazia». Rileggere questo romanzo e confrontarlo con quanto è successo significa prendere atto del colpo di grazia. «Le rondini di Kabul non torneranno ad annunciare la primavera» scrive Khadra nell’Introduzione.

Biografia

Yasmina Khadra, pseudonimo di Mohamed Moulessehoul, è uno scrittore stimato e apprezzato nel mondo intero. Nato in Algeria nel 1956, reclutato alla scuola dei cadetti a nove anni, è stato ufficiale dell’esercito algerino. Dopo aver suscitato la disapprovazione dei superiori con i suoi primi libri, ha continuato usando come pseudonimo il nome della moglie. Nel 1999 ha lasciato l’esercito svelando così la sua vera identità e ha scelto di vivere in Francia. In Italia sono pubblicati molti dei suoi romanzi, tra cui i due noir Morituri (1998) e Doppio bianco (1999), e Quel che il giorno deve alla notte (2009), miglior libro del 2008 per la rivista letteraria «Lire» (adattato a film nel 2012). Con Sellerio: Gli angeli muoiono delle nostre ferite (2014), Cosa aspettano le scimmie a diventare uomini (2015), L'ultima notte del Rais (2015), L'attentato (2016), dal quale è stato tratto il film di Ziad Doueirie, Khalil (2018), L'affronto (2021) e Le rondini di Kabul (2021). 

venerdì 13 dicembre 2024

Premio letterario “Carlo Ulcigrai” XXVI edizione 2025

 

Premio letterario “Carlo Ulcigrai” 

 XXVI edizione 2025

scade il 28/02/2025

Regolamento/

1. Il GENERALI – Circolo Aziendale – TRIESTE (di seguito Circolo), in collaborazione con l’Associazione Seniores d’Azienda del Gruppo Generali – Trieste, bandisce la ventiseiesima edizione del premio letterario “Carlo Ulcigrai”.

2. Il concorso prevede due sezioni per opere inedite in lingua italiana:

· primo premio di 600 euro, secondo di 400 euro e terzo di 300 euro per racconti da 6 a 20 cartelle editoriali;

· primo premio di 300 euro e secondo premio di 200 euro per racconti fino a 5 cartelle editoriali.

(Cartella editoriale: foglio di 1800 caratteri circa, per 30 righe di 60 battute ciascuna).

I suddetti premi non possono essere assegnati a chi nelle cinque precedenti edizioni si sia classificato al primo posto nella medesima sezione.

Altri racconti significativi potranno ottenere una menzione speciale.

Agli autori dei racconti premiati ed eventualmente segnalati verrà assegnata una targa-ricordo e le rispettive opere saranno pubblicate in un volume edito dal Circolo.

3. Il Consiglio Direttivo del Circolo nominerà una commissione giudicatrice di cinque membri, così composta:

· tre rappresentanti del mondo delle lettere;

· due soci del Circolo designati dal Consiglio Direttivo.

La commissione designerà tra i suoi membri il presidente.

Le decisioni della commissione sono inappellabili.

4. Gli elaborati potranno essere inviati:

· via mail, indicando su un foglio a parte le generalità del partecipante e la sezione scelta a:

premioulcigrai@generali.com

· per posta, in formato cartaceo, con le stesse modalità, a:

GENERALI – Circolo Aziendale – TRIESTE

Premio Letterario “Carlo Ulcigrai”

Via Machiavelli 4 – 34132 TRIESTE

Il termine ultimo per la presentazione dei lavori sarà il 28 febbraio 2025.

I lavori presentati non verranno restituiti.

5. La Giuria sceglierà i racconti vincenti entro il 30 aprile 2025, informandone gli autori e pubblicando i risultati sul sito del Circolo: www.circologeneralitrieste.com.

Tempi e modi della premiazione saranno comunicati in seguito.

6. Per ulteriori informazioni gli interessati possono rivolgersi alla segreteria del Circolo all’indirizzo e-mail:

CONSULENTI.Miot@Consulenti.GeneraliGroup.com


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Lettrice accanita, scrittrice irregolare, gestisco un blog, una pagina ed un gruppo sempre con lo stesso nome: La Lettrice di carta. Amo i personaggi femminili e maschili tormentati, quelli che hanno un passato duro da raccontare, ma da buona lettrice non disdegno altri generi letterari. Non credo che possa esserci un libro brutto, ogni romanzo troverà sempre il suo lettore a cui la storia piacerà. Il mio romanzo preferito: Storia di una capinera di G. Verga.