Il trionfo della morte
di
Marco Abbagnara
SCHEDA LIBRO
Autore: Marco Abbagnara
Titolo: IL trionfo della morte
Casa Editrice: PatHos Edizioni
Pagine: 318
TRAMA
La contessa Lucrezia Montecadì è l’ossessione del detective Carlos Diabo, che lo attrae e lo respinge, che lo incita a voler scoprire che fine ha fatto Alejandro suo marito e che ruolo ha la bellissima Adama?
Omicidi, tradimenti e una profonda fede nel disegno di Dio Lucrezia riuscirà a districarsi dall' intrigo internazionale tessuto dalla veggente guru ecologista Manto? E chi la segue come un'ombra mortale?
Quali sono i confini entro cui si muove la potente imprenditrice italiana che abita a
Manhattan, aristocratica Contessa e titolare della casa farmaceutica Radesa che dirige un impero della farmaceutica.
Lucrezia fonda una Onlus che agisce contro la violenza sulle donne, finalizzata a rendere ogni donna economicamente indipendente.
Un container giallo sbuca dal profondo delle viscere della terra, cosa si cela davvero dentro i suoi spazi?
A New York spariscono nel nulla degli uomini che non ritorneranno mai più nelle loro case.
Chi li ha sequestrati?
Che fine hanno fatto?
Il desiderio non è uno stato mentale,
è l’esistenza umana stessa
Purificare i loro cuori
per la gravita’ delle loro azioni impure,
divorare i loro peccati
affinché la loro anima
ritrovi la pace eterna»
Contessa Lucrezia Montecadi
INCIPIT
“Una giornata così calda a Londra non si vedeva da tempo.”
Esclamò un giovane ragazzo con un marcato slang pachistano,
avvicinandosi a una giovane donna dalla carnagione scura
intenta a sventolarsi un ventaglio nero sul viso. La guardava
con la coda dell’occhio. Era tarda mattina e stranamente la
città soffocava su sé stessa nel torrido calore tra gas di scarico
e sudici mielosi odori di catrame, tra sudore e squilli di cellulari.
Città dissoluta e aperta, vorace e mai sazia di conoscersi e farsi
conoscere nel suo mondo cosmopolita, mentre sagome di
auto, come fantasmi, si rispecchiavano riflettendosi sulle
grandi vetrate dei pub e dei negozi alla moda. In quel
momento un vento particolarmente gonfio di umidità soffiò
attorno a dei silenti edifici adiacenti accarezzandoli con forza,
cercando disperatamente buchi e anfratti di finestre aperte
dove poter penetrare. Un lungo sospiro solare li colpì in pieno
volto, facendo strizzare gli occhi di entrambi, lasciandoli senza
parole.
L’uomo, dalla corporatura tarchiata, indossava un pantalone
cachi e una camicia celeste inzuppata in più parti, madida di
sudore, si posizionò a pochi centimetri dalla giovane e bella
ragazza all’apparenza incinta, visto il suo ventre prominente.
Lei non si mosse, il caldo era insopportabile. Lui, allora, non
si prese d’animo e con discrezione e un sorriso di convenienza
riuscì, con un susseguirsi di piccoli, lenti scatti, a entrare sotto
la poca ombra che la pensilina della fermata dell’autobus
poteva offrire. Fu un attimo di piacere e un sospiro di sollievo
venne espulso dalla sua bocca ormai asciutta.
Il refrigerio offerto da quei pochi centimetri di riparo erano
per entrambi vitali in quel momento.